La notizia che Siracusa è stata esclusa dai finanziamenti messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili per l’ammodernamento della rete idrica è rimbalzata nella cronaca cittadina quasi si trattasse di una mera casualità, di un’irrilevante possibilità da mettere in conto, neanche si trattasse di una fatalità. Dal canto suo, invece, il rappresentante della Lega Vincenzo Vinciullo ha immediatamente chiesto di individuare e punire i responsabili di progetti dichiarati inammissibili. “Chiediamo le dimissioni dei responsabili di questo ennesimo saccheggio che avviene sulla pelle dei siracusani. Sarebbe il caso di capire perché questi progetti sono stati bocciati” ha scritto nel suo comunicato.
Eppure la risposta è facile facile, chiara per chiunque voglia documentarsi.
Molto semplicemente il progetto di “Riqualificazione infrastrutturale, digitalizzazione integrata e miglioramento degli standard qualitativi del sistema idro-potabile della città di Siracusa e frazioni” da 30 mln di euro è stato presentato da chi non era legittimato a farlo, come ben sapeva l’ufficio preposto che, a questo punto, si deve pensare abbia voluto solo pro forma “forzare la mano”, quasi fosse sufficiente una “manifestazione di interesse” per autoassolversi. Una lezione che dovrebbe insegnare, finalmente, che con le risorse del PNRR non si può scherzare, non valgono gli escamotage, che occorre essere scrupolosi nel rispetto delle regole. Viceversa, il rischio sarebbe restare solo a guardare il treno che passa con le sue tante opportunità e “accontentarsi” di altri canali di finanziamento, come quelli comunicati il mese scorso per 3 mln (vedremo!) dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027.
C’è, a nostro avviso, un nodo da sciogliere. E questo potrebbe essere insito nel rapporto, “insano” da un punto di vista amministrativo, che i comuni del siracusano (come crediamo accada anche in altre realtà) hanno con chi sta gestendo il servizio idrico locale a cui sembra si voglia prolungare quanto più possibile la concessione.
Legami che evidentemente non si vogliono spezzare, o che si cerca di tutelare in ogni modo; matrimoni anche celebrati da poco, come quello a Siracusa con la Siam che si è nuovamente aggiudicata la gestione solo pochi mesi fa, nel settembre 2021. Un appalto da 57 milioni di euro per due anni ma rinnovabile per un anno, e ancora per 6 mesi.
Una gara “ponte”, resa “inevitabile” sia dalla scadenza ormai vicina dei termini del bando precedente, con annesse infinite proroghe (per un rapporto iniziato, in un modo o nell’altro, sin dal 2014), sia perché, come si è detto, “in attesa” dell’approvazione del Piano d’ambito dell’ATI e dell’individuazione del gestore unico.
Ovviamente è facile comprendere come l’ “inevitabilità” sia data dalla volontà di non accelerare, anzi di non aver dato inizio, al momento debito, a un processo a cui il Codice dell’Ambiente poneva, quale termine “perentorio” (ma si sa, siamo in Italia!), il 30 settembre 2015, data entro la quale era fatto obbligo (!) alle Assemblee territoriali idriche di provvedere alla redazione del Piano d’Ambito, di scegliere la forma di gestione e di avviare (e quindi concludere) la procedura di affidamento del servizio al gestore unico “con la conseguente decadenza degli affidamenti non conformi alla disciplina pro tempore vigente”. E poiché la norma prescrive che tale gestore unico debba subentrare, “alla data di entrata in vigore della presente disposizione, agli ulteriori soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale” e che “qualora detti soggetti gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege, il gestore del servizio idrico integrato subentra alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto”, far trovare il cappello sulla sedia non è male; è pur sempre una garanzia.
Tre sono stati gli obiettivi posti dal legislatore sin dal 2006: la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali (ATO), la costituzione dei relativi enti di governo previa adesione degli enti locali, l’affidamento del servizio idrico integrato a un solo gestore.
In relazione al primo traguardo, progressivamente, a livello nazionale, si è andati o verso la creazione di Ato coincidenti con i confini regionali (12) o con quelli provinciali (la Sicilia ne ha definiti nove).
Più complessa la situazione relativa agli EGA, cioè gli enti di governo d’ambito, con situazioni di criticità in alcune regioni tra cui, neanche a dirlo, la Sicilia. Qui, dopo alterne vicende che non ripercorriamo (con anche un intervento della Corte Costituzionale nel 2017), si sono costituite le assemblea territoriali ma alcune (così per la nostra provincia), dato l’inattivismo, sono state “commissariate” per un certo periodo. Ed è certo che alla difficoltà oggettiva di procedure complesse si sia affiancata quella insipienza amministrativa che costituisce il più profondo gap del meridione rispetto al nord, tanto quanto ormai anche rispetto al centro, laddove l’intero sistema di governo (dall’attività legislativa regionale ai meccanismi decisori degli enti di governo insieme alle capacità gestionali e di carattere industriale degli operatori) consente di raggiungere i più elevati obiettivi dei diversi settori relativi ai servizi.
Continua dunque a rimanere al palo, con le sue criticità, il meridione con, maestra, la Regione Sicilia sempre sul punto di rimischiare le carte e vanificare quanto faticosamente raggiunto a livello provinciale (il tentativo per esempio di creare un’unica gestione regionale) e colpevole di flop continui, proprio come l’ultimo: anch’essa esclusa da un finanziamento di 32mln di euro per un progetto di “controllo e riduzione delle perdite nella rete di adduzione delle acque potabili a scala sovrambito comprese la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti” dichiarato inammissibile dal Gruppo di Valutazione del Ministero. “L’ambito progettuale di riferimento risulta attinente ai sistemi di adduzione non ricollegabili alla Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti ” ha rilevato il GdV. Questo sì un qui pro quo progettuale.
Ma tornando alle responsabilità, inconfutabili, dell’ATI Siracusa, la domanda è: dopo il gran battage propagandistico del raggiunto traguardo dell’approvazione da parte dell’Ati stessa del Piano d’ambito e benanco dello statuto dell’Azienda consortile, quali sono stati i passi successivi (visto che non c’è modo di saperlo dal sito web che resta una scatola vuota)? Quanti e quali sono i Comuni che ancora non hanno formalizzato la loro approvazione? Cosa impedisce ad alcuni di farlo a danno di tutti gli altri?
Fino a quando non sarà stato completato, a termini di legge, l’iter procedurale non un euro dei finanziamenti che verranno via via stanziati dal PNRR verrà percepito, e questo deve essere chiaro a tutti. I cittadini intanto potranno verificare quante delle opere previste contrattualmente con la Siam verranno effettivamente realizzate. Il pessimismo è d’obbligo dopo le esperienze maturate nel settore.

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