La Politica per passione. Intervista a Marika Cirone Di Marco

Ci siamo rivisti alla manifestazione in Piazza Archimede, insieme per chiedere la pace. E così è nata l’idea di questa intervista: per un’antica conoscenza e per la stima nei suoi confronti. Lei comunque,

Marika Cirone Di Marco, non ha bisogno di presentazioni, anche per la sua costante presenza sulla scena politica dove ha ricoperto vari ruoli di rilievo.

Una vita in politica la tua! Una passione nata presto?

La politica ha iniziato a interessarmi sin dal 1968 quando all’Università di Palermo partecipavo alle assemblee e occupazioni organizzate dal movimento studentesco, poi l’insegnamento a Lecco mi ha messo in contatto con il sindacato Cgil scuola e con la componente socialista che ne aveva la direzione. Al rientro in Sicilia, mi sono naturalmente ritrovata nelle file del PSI di cui apprezzavo e avrei continuato ad apprezzare le posizioni nette sui diritti civili e la laicità dello Stato. La mia militanza nel PSI è durata finché è rimasto il gruppo dirigente residuo, decimato e ingiustamente denigrato, impegnato a tenere accesa la fiammella del socialismo, oltre Craxi, nonostante Craxi. Quando ho lasciato, non ho avuto rimpianti. Ho chiuso quella pagina cruciale della mia vita con serenità.

Sei stata all’assemblea regionale siciliana, cosa ha significato per te questa esperienza?

Quel quinquennio 2012/17 è stato molto difficile soprattutto per la situazione finanziaria e la maggioranza risicata, sempre in bilico. Quando mi sono insediata, alcuni commentatori parlavano della Sicilia a rischio Grecia e avanzavano ipotesi di “commissariamento” della Regione. Per la prima volta dal 1947 la provincia di Siracusa era rappresentata da una deputata regionale. Come tanti Siciliani, nutrivo perplessità e persino riluttanza nei confronti di una Istituzione, il cui funzionamento, il numero dei dipendenti, l’incastellatura di società partecipate, gli scandali, i cambi di casacca di deputati non favorivano credito e fiducia. Sono stati anni difficili e faticosi. La riforma dello Statuto, che avrebbe potuto imprimere una svolta di valore all’autonomia siciliana e caratterizzare fortemente la legislatura, fu ancora una volta accantonata. Oggi, a vedere i fallimenti e le contorsioni del governo Musumeci, sono sempre più convinta dell’urgenza della riforma e di una fase costituente capace di rileggere e ridefinire l’Autonomia siciliana. Sono state molte le iniziative prese sotto forma di proposte di legge, mozioni, interrogazioni: ambiente, sanità, scuola, beni culturali, migranti, costi della politica sono stati al centro della mia attività politica. Ricordo con particolare emozione i risultati raggiunti con la valorizzazione del patrimonio documentale della Biblioteca e Archivio Storico dell’Ars e l’approvazione della legge sulla doppia preferenza di genere negli enti locali.

A proposito di ente locale, quale giudizio dai sull’amministrazione di Siracusa?

Siracusa è stata amministrata senza potersi avvalere dell’azione di proposta e controllo del Consiglio Comunale e ha registrato lo scollamento tra i suoi amministratori e la comunità. Una condizione a cui, anche a seguito dell’abbandono di PD, Italia Viva, Lealtà e Condivisione e liste civiche, suoi alleati della vittoria del 2018, il Sindaco avrebbe dovuto porre rimedio o dimettendosi e portando la città a nuove elezioni, o azzerando la giunta e ridiscutendo il progetto politico programmatico di fine mandato. Così non è stato. Quale sia la cifra politica di questa amministrazione è difficile dire: nata con il profilo di una coalizione di civici e centrosinistra, oggi se ne è allontanata fino a rendersi irriconoscibile all’elettorato che le aveva consegnato consenso e a una vasta parte di opinione pubblica. È una frattura che non sarà facile ricomporre anche perché si accompagna a un astensionismo crescente, ma è la prima condizione per quanti tra liste civiche e centro sinistra pensano di assicurare per la prossima amministrazione al governo cittadino una navigazione sicura.

Sei parte importante nel Pd provinciale, da convinta socialista come vedi le posizioni degli schieramenti interni, anche in posizioni diametralmente opposte?

Abbiamo scelto un segretario di una certa caratura. Un segretario con un profilo professionale universitario. Lui è il connotato di un partito che vuole parlare ai ceti popolari offrendo figure di rappresentanza che mai li tradiranno, non vecchi modi di fare. Grazie all’ascolto e all’apporto di competenze politiche e professionali, di cui il PD è ricco, il Partito a guida Adorno ha formulato un Manifesto per Siracusa che ne tratteggia le direttrici di sviluppo e offre una visione alta e di prospettiva alla città, all’hinterland, alla comunità. Si tratta di un documento nel quale si danno risposte alle tante criticità di cui con evidenza soffre la città e che ci relegano agli ultimi posti in molte classifiche nazionali. I dati più disarmanti riguardano la dispersione scolastica, la povertà educativa, l’emigrazione dei/ delle giovani: ferite che segano le gambe al futuro della nostra comunità e che, se non affrontate con metodo e lavoro di lunga lena, la condannano al decremento demografico e all’impoverimento. Il Partito Democratico deve dare il meglio che può alla comunità. Mi possono venire a dire che sono un’idealista, che ho la testa fra le nuvole e io rispondo che è meglio essere così, lo preferisco perché avrò una funzione pedagogica verso la mia città. Qualcuno mi potrà dire che ho perso la battaglia. Non è vero. La perde chi non comprende quello che gli viene offerto. Nel partito affermo che non ci dobbiamo lamentare delle inevitabili conseguenze se sugli scranni di rappresentanza inviamo persone poco legate alla società civile: la prima è quella dell’astensionismo, perfino alle amministrative. C’è una grande differenza rispetto alla prima Repubblica. Allora, al di là dei tanti grandi errori commessi, i gruppi dirigenti venivano prima selezionati, formati. Io nel Partito Socialista ho iniziato da semplice iscritta, poi sono andata avanti grado per grado: il gruppo dirigente vedeva la tua passione politica e ti metteva nelle condizioni di crescere, ma con i paletti. Quando sono giunta a determinati incarichi, ero già stata preparata dal partito, sapevo cosa fare. Oggi non è così, si mette in moto la macchinina del consenso e si parte. Vedi i 302 parlamentari che hanno cambiato casacca in quest’ultimo periodo legislativo non ancora terminato? Di fronte a questi problemi bisogna dividersi all’interno del partito, perché sono problemi di fondo. A costo di essere più lenti nel muoverci come partito l’importante è non tradire gli ideali di base.

Alle prossime elezioni comunali di Siracusa vedi una svolta più che politica, di mentalità, una sterzata anche epocale per la città nel giungere a ottenere una sindaca? La città esprime donne potenzialmente capaci per esperienza, formazione e conoscenza della macchina amministrativa atte a tale scopo e anche per un consiglio comunale più rosa? Avresti qualche proposta in tal senso?

È possibile che questo accada: il capoluogo è ricco di figure femminili di primo piano nei partiti, nelle associazioni, nelle professioni. In sempre più numerosi test elettorali si vedono fiorire candidature femminili, merito dell’introduzione della doppia preferenza nel voto per i comuni oltre che di un maggiore consapevole protagonismo delle donne. E tuttavia mentre nei Consigli Comunali si è consolidata la presenza media del 30% di consigliere, sono ancora solo 29 le sindache su 390 comuni siciliani, di cui 4 nella nostra provincia. Se fossi richiesta di un consiglio, e questo vale anche per gli uomini, suggerirei di mettersi in campo se si hanno competenze politiche e amministrative e relazioni con il mondo dei corpi intermedi. Ma nomi no, non me li chiedere.

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