Un paio di anni fa, su queste stesse pagine, vi scrivevamo di un siracusano, ex arbitro, che stava riuscendo a scalare le vette più alte della Procura Federale della FIGC, svolgendo l’attività di inquirente e i controlli nei campi di serie A, B e C. Stiamo parlando di Tony Cavallaro, 54 anni, laureato in giurisprudenza e Ispettore di Polizia.
Tony ha iniziato giovanissimo l’attività arbitrale che – dopo gli inizi nel 1984 con la gavetta sui campi polverosi della provincia siciliana, come associato alla sezione AIA di Siracusa – ha continuato in campi importanti in tutta Italia, facendo cinque anni di Can D. Successivamente è stato tesserato AIA sino al 2010, con la soddisfazione di arbitrare fino in serie C, col debutto in Coppa Italia nel derby Ragusa – Catania del 1997. E dal 2012 è inserito nell’organico della Procura Federale FIGC.
In questi tempi di post Covid, che giocoforza e in tutti i settori ci ha costretto a un periodo di forzato stand-by, ci è arrivata però in soccorso una notizia che – da siracusani – ci ridà una boccata d’aria fresca: con un comunicato ufficiale nello scorso luglio, il Consiglio federale della FIGC ha prorogato e confermato per altri quattro anni il suo incarico di garante per la sicurezza e la regolarità delle gare durante il loro svolgimento.
Noi della Civetta quindi lo abbiamo reincontrato, per farci spiegare le sue sensazioni riguardo a quest’altra importante conferma che altro non fa che garantire un rapporto di continuità con un uomo che, grazie al suo impegno e alla sua professionalità sempre impeccabili, adesso raccoglie i frutti del proprio lavoro.
Buongiorno Tony, e complimenti vivissimi per la tua riconferma nel delicato compito di Commissario di campo per la Procura della FIGC
Grazie. Apprezzo molto questi complimenti, soprattutto perché sono dovuti alla serietà del mio operato e all’impegno che metto in tutto ciò che faccio.
E questo non lo metto in dubbio, visto che ho anche la fortuna di conoscerti abbastanza bene. Tu sei in Procura dal 2012. Ti aspettavi questa notizia? O la cosa ti ha sorpreso, oltre che inorgoglirti, come supponiamo?
Hai ragione, la cosa mi inorgoglisce molto, perché fa sempre molto piacere essere riconfermati, soprattutto perché mi piace l’ambiente e quello che faccio. E poi quest’ultima conferma è stata un’enorme soddisfazione per me, perché si tratta del terzo mandato.
E mi permetto di aggiungere che tu lo meriti perché hai sempre fatto della professionalità e della posatezza nei comportamenti la tua bandiera; anche da giovane eri posato, responsabile e mai sopra le righe. Parlaci dell’emozione e degli stati d’animo che vivi calcando certe platee prestigiose, come quelle della serie A
Intanto grazie per le belle parole. Diciamo che, causa Covid, le nostre attività sono state molto ridotte, ma io sono riuscito ugualmente a fare una gara di serie A, Venezia –Lazio, qualcuna di B e molte di C, tra cui il derby Messina – Catania, insieme al collega avolese Francesco Sampirisi.
Certo, lo conosco benissimo. E quindi il tuo ruolo è fondamentalmente quello di “trovarsi lì” nel malaugurato caso che si dovessero creare situazioni di tensione, che nei contesti calcistici a volte purtroppo si presentano, per tentare di scongiurare il peggio.
Esatto, il nostro ruolo è esclusivamente di controllo e possiamo ( e dobbiamo) solo garantire la regolarità delle partite.
Ma che cosa ti lascia un’esperienza del genere? Da Ispettore di Polizia credi che anche un’attività complementare come questa possa arricchire il tuo bagaglio personale?
Sicuramente. Fare la serie A certamente ti dà la possibilità di stare a contatto con grandi campioni, ma soprattutto migliora il bagaglio di conoscenze nel settore. Però ti posso anche dire che le gare più difficili e complicate sono nelle serie minori, in serie C, dove il livello tecnico è inferiore ma il tasso agonistico spesso è più elevato. Il pubblico è più vicino agli spalti e le tifoserie sono molto più accese, rendendoti il compito più complicato.
Certo, immagino. Parlaci dei tuoi obiettivi personali. Sei soddisfatto dei risultati sin qui ottenuti?
Si, molto. Non mi pongo nessun altro obiettivo, se non di dedicarmi alla carriera forense e soprattutto al diritto sportivo.
E per chiudere dacci un tuo parere su questo ambiente, di come potrebbe migliorare il movimento calcio in Italia, soprattutto in questo frangente, che si trova ad affrontare un delicato percorso di ripartenza, dopo l’uragano Covid.
Il calcio, come tutti i settori, sta attraversando una grossa crisi economica, soprattutto per quel che riguarda i club minori, quelli cioè della Lega Pro e Dilettanti. E naturalmente questa terribile pandemia non ha fatto altro che peggiorare la situazione, andando a piovere sul bagnato. Ora, quando sembra che l’emergenza sanitaria ce la stiamo finalmente mettendo alle spalle, si spera che tutto ritorni alla normalità, come in precedenza. Ma non è facile. A mio avviso, per riorganizzare tutto il movimento Calcio in Italia bisogna prima partire cogli aiuti alle società minori, perché è tutto da lì che parte il movimento. Se muoiono le società minori, i vivai, i settori giovanili, crolla tutta la baracca. E’ da lì che bisogna ripartire. Senza il calcio nelle zone periferiche, il fenomeno in generale non può esistere. Quindi bisogna cercare di investire nei giovani, seguendo l’esempio di società virtuose come l’Atalanta o il Sassuolo.
Grazie Tony, e complimenti ancora!
Grazie a voi.

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