Augusta è una cittadina che coltiva tante storie che sembrano non volersi concludere mai. Non mi riferisco all’ex convento di San Domenico il cui recupero è iniziato da un decennio e lì resta incompiuto; né al Castello Svevo, oggetto dell’attenzione(?) della Soprintendenza e seppur destinatario di ingenti risorse continua a sgretolarsi verso il mare; né all’ex tribunale, già sede dell’ospedale in tempi remoti, oggi vuoto esempio di trascuratezza e degrado; né all’ex macello, oggetto di tante chiacchiere e immutato nel suo destino, neppure all’area adiacente piazza Unità d’Italia che forse per questo suo nome, omen nomen, resta incompleta nonostante da tempo progetti di riqualificazione giacciono inevasi alla Regione; tantomeno mi riferisco agli sbocchi a mare o alla sistemazione della zona faro e all’allargamento della strada che vi conduce; oppure ai forti Garsia e Vittoria o al parco del Mulinello o dell’Hangar dei dirigibili (monumenti e aree inutilizzate e condannate al degrado dalla mediocrità delle classi dirigenti del territorio incapaci di dare corpo ad iniziative concludenti) nè alle tante piccole e grandi storie che segnano il patrimonio pubblico consegnato all’abbandono e al degrado di cui non dico per evitare di essere prolisso.
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Mi riferisco a due storie infinite che riguardano il Comune e una la Provincia. Cominciamo da quest’ultima. Tempo fa in occasione dei lavori di risanamento e adeguamento antisismico della Cittadella degli Studi i due licei furono allocati provvisoriamente in un palazzo di via Dessiè che venne all’uopo risistemato per accogliere i due licei. Finiti i lavori nelle sedi originarie i due licei rientrarono a casa propria e il palazzo, che sarebbe dovuto essere restituito ai locatari sembra sia ancora in carico alla Provincia. Infatti la società locataria , forte di un contratto, evidentemente poco accorto, pretese un accertamento sullo stato dell’arte per riprendersi l’edificio. A quanto sembra la situazione è ferma ad una lite che grazie o a causa dei tempi biblici che caratterizzano i contenziosi legali mantiene lo statu quo e, in assenza di decisioni risolutive, risulta ora transennato per evitare l’alloggio a barboni, spacciatori e simili ed ancora in carico alla Provincia. Intanto il tempo passa, l’affitto scorre e lentamente concorrerà a costituire un bel danno per le casse pubbliche quando si arriverà alla fine (ma quando?) della vertenza.
Identica situazione per quel palazzone blu latistante il distributore Agip di viale Italia, anch’esso inutilizzato, ma che sembra in carico al Comune per allocarvi la sede staccata del tribunale di Siracusa. Anch’esso fu rimodellato per le future esigenze e fatto il contratto d’affitto consegnato al Comune che doveva passarlo al tribunale ma poi non se ne fece niente. Intanto l’affitto scorreva e in seguito alle notevoli piogge di qualche anno fa si allagò e quindi alla beffa della mancata utilizzazione si sommò il danno per la disattenzione nel preservarne l’integrità. Anche in questo caso la ditta affittuaria non accettò la restituzione dell’immobile poiché pretendeva prima una definizione dei danni subiti e, specularmente alla situazione con la Provincia, l’edificio per la parte affittata resta al Comune con un carico di contenzioso che sicuramente costerà alle casse comunali fior di denari….e intanto tutto è fermo, tutto tace e l’affitto scorre?
Terza storia quella relativa alle aree espropriate dal Comune per favorire alcune cooperative al monte mai pagate (?) da chi ne ha usufruito e oggetto di contenziosi col Comune che essendo il protagonista dell’esproprio è risultato soccombente nelle cause intentate dai proprietari delle aree mentre sembra poco attento al recupero delle somme pagate o in via di pagamento in seguito al pronunciamento del Tribunale. Ciò vedrà il suo bilancio sempre aggredito da creditori a cui si aggiungeranno gli evasori dei tributi comunali sempre meno inclini a mettersi in regola in assenza di politiche di recupero … poi ci si come si arriva al dissesto …
A questo punto sorge spontanea una domanda: è normale che Pantalone paghi per l’incapacità degli amministratori a tutelare gli interessi degli Enti che governano? Eppure i magistrati della Corte dei Conti lamentano spesso dell’incuria della gestione del pubblico denaro. Ma chi deve tutelare l’interesse pubblico quando viene così macroscopicamente violentato? Gli attori delle vicende narrate scaricano ciascuno sull’altro responsabilità e croci, i tempi dei contenziosi civili diventano biblici e i debiti aumentano. Poi ci chiediamo perché i comuni con i soldi dei bilanci non riescono nemmeno a tappare le buche delle strade e passano gli anni, si susseguono le amministrazioni e le storie infinite restano tali, perpetue, a segnalare la nostra mediocrità e l’immutabilità del nostro destino di chiacchieroni lamentosi e inconcludenti protagonisti rumorosi di una commedia Martogliana che si ripete all’infinito con “Civitoti” sempre diversi ma sempre uguali nella rappresentazione scenica.

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