Pnrr, caro bollette, transizione energetica, AdSP, concessioni balneari nell’intervista a Paolo Ficara del M5S

Abbiamo rilevanti decisioni in questi mesi per il Paese e la provincia, cosa ne pensa l’on. Paolo Ficara del M5S? Una prima domanda è sulla privatizzazione dellacqua inserita nel Pnrr.

Si riferisce al decreto contenente misure d’attuazione del PNRR di novembre 2021. Inizialmente il testo intendeva escludere la possibilità per alcuni Comuni di gestire in proprio il servizio idrico, possibilità sancita per legge dal Testo Unico ambientale. L’interlocuzione con il governo e la successiva riformulazione del testo sono servite a far comprendere che la strada è quella di proporre una riforma coerente, che metta in condizione i territori di spendere efficacemente le risorse europee in arrivo. Con le riforme collegate al PNRR non si vuole privatizzare l’acqua, vendendola per esempio ai francesi o togliendo la gestione a quei Comuni che la gestiscono correttamente in proprio. Semmai l’obiettivo è quello di spingere le realtà locali ad agire per superare le infrazioni europee e per fare in modo che tutti i territori accedano ai fondi del Pnrr e ai fondi specifici come il piano idrico nazionale. Oggi abbiamo una situazione uguale a quella di dieci anni fa. Nessun passo avanti se non la creazione negli ultimi due anni di appena due società consortili. La nostra provincia, intesa come ATI, non è tra quelle. Pensate che solo nello scorso mese di novembre ha approvato lo statuto e il piano d’ambito, che adesso deve passare al vaglio di ogni singolo consiglio comunale che costituisce l’ATI. Rischiamo di non potere neanche partecipare ai bandi Pnrr sulle reti idriche, semplicemente perché siamo in ritardo di dieci anni. Il primo bando, quello che metteva a disposizione delle regioni del Mezzogiorno più di 300 milioni di euro, lo abbiamo già perso perché Siracusa non aveva le carte in regola per partecipare. Ne usciranno altri due nelle prossime settimane, mi auguro questa volta si riesca a muoverle queste acque.

Il caro bollette è giunto a livelli assurdi con provvedimenti del Governo giudicati da tutti poco efficaci

Gli strumenti messi in campo sembreranno poco efficaci, ma il governo ha stanziato circa 10 miliardi nel 2021 e poco meno nel 2022, tutti per compensare l’aumento vertiginoso. Sono consapevole che cittadini e imprese stanno vivendo un vero e proprio dramma, ovunque. Siamo stati la prima forza politica a chiedere, a dicembre dello scorso anno, un nuovo scostamento di bilancio per stanziare aiuti economici importanti. Ad oggi il premier Draghi ha utilizzato risorse già presenti in bilancio, come con l’ultimo decreto. Ma oltre a tamponare l’emergenza, difendendo cittadini, artigiani e imprese, dobbiamo lavorare a scelte programmatiche per rafforzare le ecoenergie, così da lasciarci alle spalle l’eccessiva dipendenza dalle fonti fossili, vera causa dei rincari che ci stanno colpendo. Non credo serva indicazione più netta di quella di questi ultimi mesi per convincere anche gli scettici che non c’è alternativa agli investimenti su efficienza energetica, reti intelligenti e resilienti e rinnovabili. Manca ancora un’operazione importante sugli extraprofitti: come Movimento 5 Stelle restiamo convinti che in questa emergenza, chi ha guadagnato enormemente sia chiamato a compartecipare, rinunciando a qualche utile per aiutare cittadini ed imprese.

Esiste il problema del pacchetto di norme per sbloccare le trivelle tanto contestate dal M5s mentre contemporaneamente lUe chiede la transizione ecologica. Ce ne può chiarire i termini?

Non parlerei di norme sblocca-trivelle, si rischia di fare confusione. Esiste un piano, il cosiddetto PITESAI, cioè il Piano delle aree idonee alle trivellazioni. Grazie al M5S, nel 2019, fu introdotta una moratoria alle richieste di autorizzazione in corso e alle nuove domande, in attesa di un aggiornamento dello stesso PITESAI. Aggiornamento concluso proprio nei giorni scorsi, dopo un lungo lavoro del Ministero con le singole Regioni mirato ad individuare le aree idonee. Questo ha permesso di ridurre notevolmente le zone che oggi possono essere oggetto di autorizzazione. Ora, il nostro auspicio sarebbe stato ridurle a zero. Ma le sensibilità politiche erano diverse e le regioni hanno fatto le loro valutazioni. Adesso ci saranno ulteriori osservazioni delle regioni per un primo aggiornamento fra tre mesi. Cosa mi auguro? Che le aree giudicate idonee per le trivellazioni, in Sicilia, possano ulteriormente ridursi.

C’è la problematica del polo industriale davanti a scelte epocali, richieste dalla transizione energetica. Qual è la sua valutazione?

La pandemia e gli investimenti del PNRR hanno accelerato una serie di processi che, in condizioni normali, avrebbero richiesto più tempo. Tra questi, i cambiamenti che dovrà affrontare anche la nostra zona industriale. Il polo petrolchimico siracusano, il più grande d’Europa, dovrà fare i conti, da un lato, con il processo di decarbonizzazione e abbandono delle fonti fossili ma, dall’altro, con la sempre crescente “fame” di energia necessaria alla popolazione. Il momento è complesso. Ci sono produzioni da cambiare, mercati da rieducare, costi da affrontare. Il saldo, alla fine, deve essere sostenibile dal punto di vista economico e sociale. Serve innovare, investire e, ripeto, cambiare prospettive. Servono scelte anche coraggiose. La Transizione ecologica è una strada obbligata, ma va costruita con attenzione, tutelando i posti di lavoro, le conoscenze e le capacità cresciute negli anni, specie in una terra difficile del Mezzogiorno come la nostra. Non possiamo ora permettere che una transizione ecologica rapida e disordinata ci lasci sul terreno anche un disastro sociale. Nei giorni scorsi, alla Camera, abbiamo approvato una mozione riguardante l’impatto della transizione ecologica sul settore dell’industria pesante, con particolare riferimento al settore della raffinazione, petrolchimico e bioraffinazione. Lo Stato deve sostenere anche economicamente la transizione di queste grandi aziende, a patto che la strada sia quella della vera transizione. Stiamo lavorando anche per attivare un tavolo tecnico-operativo al Mise, dove definire le linee di intervento per la zona industriale di Siracusa.

Sembra sia stata decisa la costruzione del deposito costiero di GNL della Restart descrivendo il Gpl come nuova frontiera di sviluppo per lefficientamento energetico dei traffici mercantili. Condivide?

Tolti i combustibili di origine fossile, ad oggi si può pensare all’elettrico. Ma lo puoi fare con le auto e il trasporto privato, a corto e medio raggio. Applicarlo al trasporto marittimo, aereo o allo stesso autotrasporto su lunghe distanze non è possibile. Tecnologie come l’idrogeno sono ancora in fase embrionale. Per il trasporto marittimo, ancora oggi come combustibile si utilizzano scarti di raffinazione tra i più inquinanti al mondo. Ecco perché, facendo una valutazione costi/benefici, la scelta attualmente migliore è il GNL. Attrezzare i nostri porti con depositi di GNL è una decisione europea a cui l’Italia ha pienamente aderito. Nei prossimi anni sempre più navi che solcano i nostri mari utilizzeranno il GNL: le più moderne navi da crociera, i mercantili o anche le petroliere. Avere o no un deposito di GNL può rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo per una realtà portuale. Ma è certo che una sua eventuale realizzazione deve essere studiata attentamente sotto i vari aspetti ambientali, sanitari e di sicurezza. Senza dimenticare che già oggi la nostra area industriale è interessata da gasiere, depositi di idrogeno e altre sostanze “potenzialmente” pericolose. Mi auguro che per rispondere alle paure e ai dubbi di cittadini, associazioni e gruppi politici, si avvii un confronto chiaro e aperto, che permetta di dare le giuste risposte e mantenere alta l’attenzione. Dall’altro lato, spero non si rimanga arroccati sulle posizioni del no aprioristico, senza voler provare a capire ed ascoltare. Ambiente e salute oggi vanno messe in primo piano. E di fronte a precise garanzie non è detto che non possano andare di pari passo con lo sviluppo economico del territorio.

Ci dia un aggiornamento sull’AdSP e il percorso delle ZES: ci sono novità?

Questa settimana inizia nelle commissioni competenti Camera/Senato l’iter di nomina del Presidente dell’AdSP Sicilia Orientale (Augusta-Catania). Il nome proposto dal ministro è quello di Francesco Di Sarcina, siciliano su cui il presidente Musumeci ha firmato l’intesa. Da un anno assistiamo ad uno stillicidio di polemiche e veti su diversi nomi proposti, compreso quest’ultimo, al punto da non capire davvero il senso. I nomi del M5S erano altri, ma alla fine la nostra unica intenzione era di chiudere la gestione commissariale, alla quale va comunque il nostro apprezzamento, convergendo sul nome proposto dal ministro tra una rosa di professionisti con ottimi curricula, con competenze ed esperienza nel settore della portualità. Le confido che ho trovato stantio questo ricorso ostinato al veto strumentale, che alla fine rischia solamente di ritardare e allontanare il porto di Augusta dalla possibilità di agganciare quelle grandi opportunità che il mondo della portualità ha davanti a sé nei prossimi anni, anche grazie al Pnrr. Senza una governance in grado di agire a medio e lungo termine, impossibile ragionare del futuro prossimo, nonostante i buoni risultati ottenuti negli ultimi anni. Le vecchie “logiche” partitocratiche hanno già bloccato lo sviluppo portuale per decenni. Ora e adesso servono più che mai manager che conoscano le dinamiche portuali internazionali, che sappiano sviluppare i nostri porti in concorrenza con il resto del Mediterraneo e non difendere interessi locali e di bottega, come purtroppo la vecchia politica ha fatto per anni. E come non vuol rassegnarsi neanche oggi, con la scusa del territorio di provenienza. Come se competenza e capacità in materia di porti e mercati dipendessero dalla nascita in questo o quel Comune. Sulle ZES nelle scorse settimane è arrivata la nomina formale dei due commissari, quello per la Sicilia occidentale e Sicilia orientale. Mi auguro che adesso, con una Autorità portuale pienamente operativa, si possa iniziare a correre anche su questo fronte.

Un’ultima domanda sulla questione relativa alle concessioni balneari: qual è il suo punto di vista?

Dopo anni in cui un intero settore ha vissuto in una sorta di limbo, di proroga in proroga, è giusto che si regolamenti il settore così come è sancito dalla direttiva Bolkestein e da una sentenza del Consiglio di Stato. Dobbiamo intervenire con gare pubbliche e trasparenti, tenendo conto degli interessi degli attuali imprenditori che devono vedere tutelato il proprio investimento e la certezza d’impresa. D’altro lato, è interesse dei cittadini usufruire del servizio e riceverlo a un prezzo accessibile. Fino ad oggi il mercato delle concessioni balneari è l’esempio perfetto di come non si sia saputo garantire opportunità di impresa a chi non proviene da famiglie già inserite nel settore. Con il regime precedente era praticamente impossibile, con il regime attuale ci sarà una valutazione basata nel merito che creerà valore per tutta la comunità nazionale. Questo dipenderà ovviamente dalla capacità di Governo e Parlamento di tracciare una linea chiara e seguirla, evitando ad esempio lo spauracchio delle grandi aziende straniere alla conquista delle nostre coste. Ricordo che l’Italia è stata già oggetto di infrazione e vorremmo evitare ulteriori problemi. Tutte le forze politiche lavorino con noi per trovare soluzioni concrete e realizzabili.

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