Porto Marina di Siracusa, per il Tar Catania: “inammissibile” il ricorso della Spero contro il Comune di Siracusa

E fallisce (al momento), per la Spero, il tentativo di riavvolgere il nastro della storia e annullare dieci anni di guerra amministrativa ingaggiata per far approvare il suo progetto di un approdo turistico nel Porto Grande di Siracusa: quello più invasivo. Quello del 2008. Un’isola artificiale di 24.000 m² per costruirvi ben tre edifici per servizi urbani e alloggi, un parcheggio, i moli, e in più 32.000 m² circa di aree “di colmata”, ricavate facendo arretrare il mare. Più ovviamente gli edifici della vecchia fabbrica di via Elorina da recuperare.

Nel mirino la conferenza dei servizi del 30 gennaio 2012, quella che avrebbe dovuto, negli auspici della società, approvare il progetto definitivo dopo che era stato dato il via libera a quello preliminare (sic!) e che invece ha rimesso in ballo tutto. Ma il gioco dell’oca non ha fatto tornare le pedine alla casella di partenza. Ha giocato da “imprevisto” (ma neanche tanto) la terza sezione del Tar di Catania che, con la sentenza n. 03946 del 15 dicembre 2021, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato, per conto della Spero, dagli avvocati Attilio Luigi Maria Toscano e Bonaventura Lo Duca (legale di fiducia anche del Marina di Archimede), nomi ricorrenti nelle vicende siracusane, per ottenere l’annullamento di alcune richieste avanzate dall’Amministrazione Comunale proprio nel corso di quella fatidica conferenza dei servizi.

Dopo quasi dieci anni la Spero, il 13 novembre 2021, ha ancora cercato di opporsi a tali richieste; rilievi irrilevanti, a quanto si legge nella sentenza: solo alcune verifiche relative alla tipologia di opere che si intendeva realizzare e l’adeguamento del progetto entro sessanta giorni.

Nell’ultima memoria presentata nel procedimento la società, da una parte, “ha ribadito la richiesta di rinvio della decisione già in precedenza formulata” (“inaccoglibile” secondo i giudici amministrativi perché nessun “caso eccezionale”, come prescritto dalla norma, si sarebbe verificato né sarebbe stato possibile ipotizzare una composizione della controversia “nella sede amministrativa, anche tenuto conto, tra l’altro, che la presente decisione in alcun modo pregiudica tale eventualità”, sottolineano i magistrati); dall’altra, in subordine, ha insistito per l’accoglimento del ricorso (ritenuto “inammissibile” perché di fatto, in relazione ai rilievi del Comune, “la ricorrente (la Spero, ndr) non era tenuta a integrare o chiarire alcunché, posto che tale Amministrazione (il Comune di Siracusa, ndr) aveva semplicemente sollevato questioni che spettava alla stessa approfondire e definire,… ed essi non presentano alcuna natura lesiva per l’interessata”).

Un abbaglio dei legali della società quindi? Non lo crediamo. Piuttosto il tentativo di ottenere per via traversa, con il ricorso contro il Comune, ciò che non si è riuscito a raggiungere in questi anni agendo in particolare contro la Soprintendenza di Siracusa. La vera nemica, tant’è che l’avvocato Pianese, legale rappresentante della Spero, aveva minacciato un’azione diretta contro i tre funzionari ritenuti responsabili dell’opposizione al progetto (Alessandra Trigilia, Rosa Lanteri e Aldo Spadaro) per un favoloso risarcimento danni: 200 milioni di euro! Poi, nella richiesta alla Regione, “limitata ai costi sostenuti da Spero per la redazione del progetto e per l’iter amministrativo” (così l’avvocato Pianese in conferenza stampa) sebbene sempre additando quali “colpevoli” del danno i tre funzionari. Di fatto anche un monito per chi in Soprintendenza è poi subentrato nei ruoli.

Evidentemente l’unica carta ancora possibile, dopo che il 19 luglio del 2019 il Tar Catania ha rigettato il ricorso della società contro il Piano Paesaggistico della Provincia di Siracusa che impedisce la realizzazione del “Marina di Siracusa” così come progettato nel 2008, perché sull’altro progetto meno invasivo del 2014, che però pare non si sa se sia mai stato realmente elaborato, si sarebbero potuto aprire, e forse si potrebbero ancora aprire, convergenze nel rispetto dei vincoli urbanistici e paesaggistici che tutelano quell’area che aspetta da sempre un vero programma di riqualificazione. Quello di cui si parla, e su cui si lavora, lontano dagli occhi dei cittadini ai quali non viene riconosciuto il diritto di sapere e di conoscere perché, evidentemente, c’è gente che “capisce più di loro” (da Marchese del Grillo) e che può decidere a prescindere. E che poi si offende se qualcuno ricorda che tutto si può fare ma … nel rispetto delle norme.

 

 

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