In un recente incontro al Santuario della Madonnina sui cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico, Michele Lonzi, presidente dell’Associazione Nazionale Forestali italiani, ha informato sulla richiesta, sua e dell’ex assessore regionale all’agricoltura, allo sviluppo rurale e alla Pesca, Edy Bandiera, di un confronto con Gianfranco Miccichè per sollecitare il parlamento dell’assemblea regionale siciliana alla piena e reale applicazione della legge 440 del 1978 per censire i terreni abbondonati/incolti e affidarli in concessione per la rimessa in produzione, attività che potrebbero essere determinanti nella lotta contro il dissesto idrogeologico dovuto tanto alle diverse condizioni climatiche quanto all’incuria dell’uomo.
Il censimento dei terreni potrebbe essere eseguito dal Corpo Forestale della Regione Siciliana per il quale viene infatti proposto un opportuno rilancio e potenziamento; e sempre allo stesso corpo di polizia a tutela dell’ambiente potrebbero essere affidate tutte le procedure relative alle concessioni per la rimessa a produzione di questi terreni. In Sicilia, su 390 comuni ben 360 sono a rischio idrogeologico: “Più del 90%” ha dichiarato Lonzi. “In quarant’anni in Sicilia, si è passati da un milione e 730mila ettari del 1970, a un milione 384mila ettari del 2010, con una perdita netta di 346mila ettari, estensione che equivale alla superficie dell’intera provincia di Catania. Ma nonostante questi dati impressionanti, l’allarme lanciato dall’ANFoI non è stato finora preso in seria considerazione dal Governo centrale, né dalla Regione Siciliana”.
![]()
Edy Bandiera ha incentrato il suo intervento sulla difesa della tipicità locale e territoriale. “Se opportunamente valorizzata, anche attraverso deroghe ai sistemi produttivi voluti dalle stringenti norme igienico sanitarie europee – ha affermato l’ex assessore – la tipicità dei nostri prodotti può ridare sviluppo a tutte quelle aree interne collinari e montane che sono un vero scrigno di biodiversità e che altrimenti devono necessariamente essere abbandonate. È chiaro che, oltre alle deroghe ai sistemi produttivi per produzioni tipiche e tradizionali, bisogna prevedere un reddito di ruralità integrativo, assieme all’accesso ai terreni incolti, abbandonati e/o insufficientemente coltivati (Legge 440/1978)”. Per Edy Bandiera, infine, una politica attenta allo sviluppo socio economico in armonia con la difesa dell’ambiente non può non guardare ai giovani che, se opportunamente sostenuti, possono sicuramente trovare occasioni di lavoro nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare tradizionale e tipico delle aree interne, collinari e montane.
In Sicilia manca un piano energetico siciliano e abbiamo una valanga di domande per il fotovoltaico su terreni agricoli e di pregio paesaggistico nonostante i danni che ne deriverebbero per flora e fauna. Cosa pensa di fare il governo regionale? (chiediamo a Bandiera)
È così. L’assessorato all’energia deve avviare una pianificazione ma l’iter è complesso e ci vuole grande volontà perché si stanno incontrando interessi di diversa natura. Personalmente non ho mai speso una parola a favore del fotovoltaico al suolo. Ci sono mille altre possibilità di posizionarlo in altro modo.
Il corpo forestale sembra non avere più la centralità e l’attenzione di un tempo; si ironizza sull’impiego che pare ne abbia fatto Musumeci nelle gare ippiche a Tenuta Ambelia
Certamente, ma bisogna ammettere che questo governo rispetto al precedente che prevedeva più assunzioni di forestali in base a una certa norma ha già avviato un aumento degli organici.
È stato considerato uno scandalo la vicenda di qualche anno fa all’epoca del governo Conte1 quando i rappresentanti della Lega non fecero bloccare le quote latte e così finimmo per pagare tutti le sanzioni europee, ma al contrario, vollero ridurre quelle sul tonno cosicché anche la grande tonnara di Favignana dovette chiudere. In quale modo la Regione ha difeso gli interessi dei siciliani?
Spiego come funzionavano queste quote: facendo100 il totale, 30 andavano a Favignana, altre 30 ad un’altra tonnara in Sardegna, e il rimanente 40 era conteso a chi arrivava prima fra le due. La tonnara di Favignana, la regina, quella dei Florio, era privilegiata perché la maggioranza dei tonni entrati attraverso Gibilterra procedono prima per Favignana. All’epoca del Conte1 ci fu un politico della Lega che volle cambiare tutto ciò. Ho litigato con lui per quel nuovo decreto che ci lasciava una piccola quota e che andava anche contro il regolamento europeo che vuole che la pesca sia commisurata al progetto di pesca. Ma ora posso annunciarvi che quest’anno abbiamo risolto tutto assegnando le giuste quote: Favignana ripartirà.
![]()
In questo incontro avete parlato della nostra terra e dei suoi prodotti. Ebbene, qui non si fa sistema perdendo grosse possibilità. In Spagna si sono organizzati diversamente sfruttando tutte le risorse comunitarie e costruendo infrastrutture (aeroporti, strade) per velocizzare i trasporti, essere più competitivi, e ci sono riusciti. Qui c’è troppo individualismo, eppure abbiamo prodotti che valorizzati non hanno nulla di meno rispetto ad altri. Non sarebbe importante aiutare la costruzione di un settore agroindustriale per ricavare un vero profitto invece di vendere i prodotti agricoli a pochi centesimi?
Sono pienamente d’accordo: non è più tempo di indire conferenze. È tempo di fare. Bisogna muoversi. Non c’è bisogno di leggi ci vuole solo volontà. Siamo in ritardo per fare sistema, ho chiamato tutti i consorzi di tutela doc dicendo loro che non possono lavorare ognuno per i fatti propri, solo chiedendomi aiuti e tirandomi chi di qua chi di là. Ho voluto per questo un marchio unico per l’origine siciliana, quello di “Tutela Sicilia Regione”, che all’estero ci rappresenti. È vero: si comprano gli agrumi dall’albero a pochi centesimi e poi noi compriamo i loro succhi al supermercato con un incremento di 30 volte. Per questo motivo sulle trasformazioni agroalimentari ho sbloccato somme e finanziato gli agricoltori cercando di supportare più aziende possibili. Si tratta di 70 milioni per 50 aziende, alcune anche della provincia di Siracusa. Ho inserito 1.800 giovani nel programma di sviluppo regionale locale: il giovane disoccupato che si avvia al lavoro per la prima volta riceverà un contributo a fondo perduto di €40.000 per poter ristrutturare un primo insediamento in agricoltura, un’azienda agricola come un agriturismo. Siamo giunti ad essere la prima regione in Italia per numero di giovani addetti in agricoltura spendendo un totale 250 milioni.
E per le bonifiche dell’area industriale, come di altre nella regione, consiglierei all’assessore di impiegare molti giovani agronomi perché esistono tecniche naturali quali quelle della fitoestrazione per eliminare dai terreni metalli pesanti e composti organici tossici e nocivi. Ne verrebbero vantaggi notevoli.

Commenti recenti