“Verità contraddittorie” quelle espresse dal presidente di Lealtà e Condivisione Randazzo e dal sindaco Francesco Italia. Ne abbiamo parlato con Ezio Guglielmo, presidente del movimento fino alla fine di ottobre, e pertanto tra i protagonisti di una crisi politico-amministrativa che si è consumata in mesi.
Guglielmo, nonostante le due conferenze stampa e le tante interviste da una parte e dall’altra sulla crisi al Comune, c’è ancora chi si chiede i motivi della fuoriuscita di L&C
Nella conferenza stampa del 9 dicembre il Presidente Giovanni Randazzo ha ben chiarito le ragioni della fine della collaborazione con l’Amministrazione Comunale a guida Francesco Italia. Correttamente ha più volte richiamato la riunione del 19 agosto per comprovare la coerenza e linearità delle nostre posizioni, così come articolate anche nel comunicato del 30 novembre, esitato dopo un serio e approfondito confronto interno
Però tra la gente comune e l’opinione pubblica permangono ancora dubbi e perplessità
È vero. I commenti che hanno accompagnato le ultime vicende comunali hanno lasciato spazio a legittimi interrogativi e riserve riguardo la linearità di un comportamento che a prima vista, soprattutto per chi non l’ha vissuto direttamente, può apparire non del tutto evidente. Ma, avendo seguito in prima persona nella qualità di Presidente di L&C fino a tutto ottobre gli accadimenti recenti, sono in grado di offrire elementi che contribuiscano ulteriormente a diradare persistenti equivoci alimentati da una narrazione, in qualche caso interessata o non corrispondente, in tutto o in parte, alla realtà dei fatti
Proviamo allora a partire dalla riunione del 19 agosto
In effetti, tutto, o quasi, nasce da lì. Quell’incontro, alla presenza di tutti i soggetti politici rimasti a sostegno della Giunta, fu da noi sollecitato perché preoccupati dell’oggettivo indebolimento politico dell’Amministrazione Comunale determinato dal disimpegno del PD e di Italia Viva. In quella sede per la prima volta, almeno ufficialmente, si parlò di una ricandidatura nel 2023 di Italia, in verità per iniziativa di Granata e del capo di gabinetto, subito sposata dai rappresentanti di Oltre e della lista Amo Siracusa. In quell’occasione Italia si limitò a riaffermare la legittimità di una sua eventuale ricandidatura aggiungendo che, coerentemente con il suo spirito unitario, sarebbe stato disposto a farsi da parte qualora fosse stata di ostacolo all’obiettivo di realizzare una coalizione sempre più inclusiva
Qual è stata la vostra risposta?
Ci siamo riservati di consultare l’associazione qualora la proposta fosse stata formalmente posta. Abbiamo però precisato, coerentemente con quanto da sempre sostenuto, che per noi era prioritario lavorare per la ricostituzione di un campo largo progressista in grado di proporsi come alternativa credibile alla destra. Nelle more, abbiamo proposto una sorta di patto di fine legislatura con al centro alcune priorità programmatiche realisticamente perseguibili nel tempo residuo. Tra queste l’indifferibile regolamentazione di alcune attività commerciali nel centro storico, per la quale abbiamo offerto il contributo di un atto di indirizzo al quale abbiamo lavorato come Associazione. E naturalmente anche un confronto preliminare sulla scelta dei nuovi assessori. Su tutti questi punti si è allora registrato un pressoché unanime consenso, con la conseguente decisione di mettersi al lavoro con la dovuta sollecitudine. Invece sono poi passati quasi tre mesi senza alcun passo concreto salvo la consegna formale, da parte nostra, della bozza di atto di indirizzo su Ortigia.
Quando si è riparlato della ricandidatura di Italia?
È stato Granata a rilanciarla in un intervento pubblico nel quale prospettava, per le elezioni del 2023, uno scenario politico basato su uno schema tripolare, del quale uno dei poli avrebbe dovuto essere rappresentato da uno schieramento composto dalle forze sostenitrici della Giunta in carica, alternativo al centro sinistra e al centro destra. Una prospettiva chiaramente non condivisibile, della quale abbiamo provato ad argomentare la intrinseca debolezza politica, se non altro perché poggiante su un potenziale elettorale assolutamente inidoneo a garantire finanche il traguardo del ballottaggio.
Lealtà e Condivisione è stata quindi vista come ostacolo a questo obiettivo?
Evidentemente. Non si spiega altrimenti perché, a poco meno di tre mesi dal precedente incontro, il Sindaco convoca una nuova riunione allargata (alla Giunta e ai soggetti politici che la sostengono) per porre ufficialmente e, questa volta, perentoriamente la sua ricandidatura alle elezioni amministrative del 2023 prospettando, in caso di mancato appoggio, la problematicità di un proseguimento nella collaborazione di governo. Sugli impegni assunti il 19 di agosto, invece, solo qualche timido e auto assolutorio accenno. Sulla mancata interlocuzione nella scelta dei nuovi assessori (Carbone e Firenze) la rivendicazione formale delle proprie prerogative. Peccato che questo approccio, orgogliosamente esibito come libertà da condizionamenti esterni, che certo la legge prevede ma che non è incompatibile, tutt’altro, con il rapporto di collaborazione che dovrebbe sussistere tra alleati, venga perseguito a corrente alternata. Solo qualche giorno fa, nel corso di un’intervista a una nota radio locale, Italia ha ammesso che le dimissioni della Fontana rispondevano ad esigenze di avvicendamento interne al movimento Amo Siracusa e che la permanenza dell’assessore Imbrò sarebbe stata assicurata fintanto che il movimento di appartenenza lo avesse ritenuto necessario. Come si concilia questa pratica con la rivendicazione orgogliosa della libertà e autonomia delle proprie scelte?
Il sindaco addebita a voi la responsabilità della rottura perché gli avreste chiesto di allearsi con soggetti politici dai quali ha ricevuto continui attacchi…
Dove, in quale circostanza, verbalmente o per iscritto, avremmo formulato tale richiesta? Noi non abbiamo mai formulato tale richiesta! Ci siamo limitati a rispondere alla richiesta di appoggio alla sua ricandidatura coerentemente con quanto da sempre sostenuto e scritto in tutti i nostri documenti ufficiali. Ovvero che, prima ancora di scegliere il candidato sindaco, occorrerebbe definire il quadro delle alleanze politiche, le più ampie possibili, e che da quella definizione dovrebbe sortire il nome, necessariamente condiviso, del candidato, senza per questo porre alcuna pregiudiziale nei suoi confronti. Diversamente, presentarsi con una scelta precostituita a un confronto allargato ne avrebbe reso impossibile la praticabilità. Abbiamo indicato un metodo, un percorso politico tutto da costruire e ricostruire, che abbiamo assunto come nostra linea di condotta senza mai aver avuto la pretesa di imporre nulla ad altri, tanto meno al Sindaco. Perché lo riteniamo corretto e congruente con l’obiettivo auspicato, per quanto dall’esito niente affatto scontato, di cui non ci sfuggono le difficoltà, considerato il logoramento dei rapporti politico – amministrativi consumatosi con alcuni dei soggetti politici potenzialmente interessati, in virtù anche delle scelte improvvidamente adottate in occasione delle recenti nomine assessoriali. Che cosa c’entra tutto questo con la tenuta dell’Amministrazione Comunale?
E su quali basi dovrebbe basarsi il confronto?
Partendo dai programmi ovviamente, anche dalle cose buone realizzate (e non sono poche) o cantierate da questa Amministrazione e dalla sfida impegnativa che il PNRR pone a tutti, maggioranza e no. Ecco un altro punto sul quale il dissenso con il primo cittadino è apparso evidente: Italia pensa che le opportunità offerte da tale Piano debbano essere materia di amministrazione ordinaria della sua Giunta, noi no. Noi siamo pienamente convinti che debba prevedere un ampio coinvolgimento cittadino, nelle sue articolazioni politiche e sociali, perché la proiezione del PNRR, le sue risorse e i suoi indirizzi, vanno oltre l’orizzonte temporale di questo scorcio di legislatura, impegnano programmi pluriennali e, se vogliamo che i suoi frutti persistano nel tempo ed abbiano una ricaduta virtuosa e duratura, dobbiamo sottrarlo ai prevedibili e fisiologici avvicendamenti amministrativi.
E cosa c’entra la richiesta di ripristino del Consiglio comunale?
È una richiesta coerente con la nostra indicazione di un ampio confronto sulle scelte del PNRR e con le posizioni da noi assunte fin dal suo scioglimento: abbiamo noi stessi, è il caso di ricordarlo, predisposto il testo di una proposta di modifica legislativa fatta propria dall’assemblea regionale. L’abrogazione della norma che determinò, irragionevolmente, in uno con la condotta improvvida dei consiglieri di centro destra, la decadenza del Consiglio comunale, legittima la nostra richiesta e un’eventuale conforme determinazione del governo regionale. Una iniziativa che se il sindaco se ne fosse fatto interprete, come noi abbiamo auspicato, gli avrebbe portato autorevolezza ed ascolto altrimenti non scontati.
Quindi non una questione di lealtà ma l’esigenza del sindaco di poter contare di appoggi incondizionati in vista della sua ricandidatura?
Noi non abbiamo messo in discussione ed anzi sostenuto sempre con piena lealtà, anche nei momenti difficili e talora in piena solitudine, la gestione Italia. Come quando si trattava in Consiglio Comunale di sostenere provvedimenti impopolari ma necessari al buon andamento dei conti pubblici. Con l’unica condizione che fosse rispettato il Patto politico programmatico siglato nel 2018 e che vincolava le parti alla durata della legislatura senza alcun codicillo, scritto o non scritto, che impegnasse per il futuro. Il Sindaco ha ritenuto invece, per motivi per quanto intuibili mai chiaramente espressi, di stravolgere l’agenda politica, condizionandola alle proprie personali mire elettorali. Ma così facendo, si è assunto la responsabilità di rompere lui quel Patto, assestando un duro colpo alla già critica consistenza della sua Giunta e alla sua stessa credibilità politica. Purtroppo a pagarne le spese sarà la città, alle prese con un’Amministrazione ulteriormente indebolita e privata, tra l’altro, dell’apporto di due assessori, Carlo Gradenigo e Rita Gentile, che si sono spesi con generosità e con risultati rilevanti.

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