Dello strappo (da molti atteso quasi fosse propedeutico a dimissioni che Italia non ha mai messo in conto) tra Lealtà & Condivisione e il primo cittadino – non si direbbe che la Giunta nel suo complesso, nella sua qualità di organo di governo, abbia avuto un qualche ruolo in questa occasione – non sono alla fine emerse ben chiare, evidenti, le “responsabilità”. Le due conferenze stampa di Sindaco e Movimento, le varie interviste rilasciate, hanno di fatto fotografato due “verità” semplicemente inconciliabili.
“Sono sincero – ha risposto il sindaco a una domanda in conferenza stampa –: se uno degli alleati che ha una quota di maggioranza nella Giunta chiede al sindaco di allearsi con chi lo ha insultato, per esempio Art 1 o il Movimento 5 Stelle, io non ci sto. Lealtà & Condivisione troverà evidentemente maggiori punti di contatto con loro piuttosto che con questa Giunta. Ma è chiaro che questo momento è molto delicato per le amministrazioni comunali: il 20% delle risorse del PNRR dovranno essere spese dai Comuni, risorse irripetibili. Quindi questo momento va giocato ventre a terra, in maniera coesa, senza ombre e tentennamenti, solo con questo obiettivo… Io non ritengo che alleati ed elettori siano da considerare come pedine orientabili su base di esigenze del momento e non consentirò a nessuno ambizioni personali, neanche io le coltivo. Io inseguo, con questo gruppo di assessori, i movimenti e la società civile, l’ambizione di presentare un programma che prosegua quanto finora fatto e proietti Siracusa su obiettivi fino a ieri avveniristici ma oggi resi possibili dal PNRR”.
Riepilogando e deducendo: Lealtà e Condivisione avrebbe motu proprio subordinato la propria decisione se continuare o meno la propria azione amministrativa alle future ipotesi di alleanze per le elezioni del 2023; era, o sarebbe stata, nella Giunta un fattore di disturbo alla “coesione” necessaria; era mossa da “ambizioni personali”.
“Giovedì 2 Dicembre – ha detto in conferenza stampa il presidente di Lealtà & Condivisione, l’avvocato Giovanni Randazzo – ho ribadito, in un’intervista a una radio locale, l’intento di L&C di continuare la collaborazione politica con la Giunta ai fini tra l’altro dell’adempimento del Patto per la Città del 2018, ma di non accogliere allo stato la richiesta di sostegno alla ricandidatura del Sindaco per la prossima tornata elettorale, ritenendo preliminare la condivisione, come più volte indicato nelle pubbliche dichiarazioni dell’Associazione sin dall’Agosto 2021, sia del nome del candidato che dei programmi nel contesto di un allargato schieramento progressista più esteso e inclusivo. Ho quindi richiamato il possibile coinvolgimento di altre forze politiche e partiti, alcuni dei quali menzionati a titolo esemplificativo quali ipotetici futuri alleati. A seguito di tale intervista il Sindaco ha lo stesso giorno convocato gli assessori Gentile e Gradenigo rilevando che erano venuti meno i presupposti per il permanere della collaborazione politica di Lealtà & Condivisione nella Giunta di Governo, salva la possibile continuazione, per la personale stima e fiducia da lui in loro mantenuta, delle funzioni assessoriali agli stessi assegnati, chiedendo una risposta in tempi brevi in questo senso. Il giorno successivo, Venerdì 3 Dicembre, il Sindaco raggiungendomi per via telefonica, mi ha contestato che avevamo deciso di allearci anche con chi personalmente gli aveva dimostrato ostilità e che non condivideva il suo quadro di valori. Confermandomi che erano venuti meno i presupposti di collaborazione politica con L&C, ha tuttavia richiesto che le eventuali dimissioni degli assessori fossero procrastinate di qualche giorno per consentire la rielaborazione del quadro di governo”.
In realtà, la richiesta di appoggiare la ricandidatura di Francesco Italia per il 2023 è stata avanzata, senza mezzi termini, dal capo di gabinetto Michelangelo Giansiracusa già a metà agosto, nel bel mezzo di una riunione di “verifica” tra le forze politiche che appoggiavano la Giunta (presidente di L&C Ezio Guglielmo) e poi reiterata nell’incontro di novembre quando l’unico a non dare immediato assenso al “sollecito” è stato il presidente Randazzo perché privo di un mandato in tal senso da parte dell’assemblea dei soci.
Un’assemblea tenutasi in due tempi, con una seconda convocazione dopo 48 ore non per la difficoltà della decisione – da partorire dopo lunga riflessione e tribolamento come gustosamente si è letto nelle suggestive ricostruzioni giornalistiche – bensì (banalmente) solo per la non immediata disponibilità della sede in cui riunirsi. Questo un passaggio della risposta a Francesco Italia: “L’assemblea di Lealtà e Condivisione conferma l’intenzione di voler lavorare alla formazione di un ampio e compatto schieramento progressista comprendente forze che si riconoscono nell’area del centro sinistra e non solo, in grado di rappresentare un’alternativa credibile alla destra, ribadendo che il candidato sindaco di questo schieramento, unitamente al programma che esso si darà, non potrà, naturalmente, che essere il frutto di una scelta condivisa dai soggetti politici che ne faranno parte, senza pregiudiziale nei confronti di alcuno, ivi compreso ovviamente l’attuale Sindaco”.
È pur vero però che Italia aveva poi negato agli assessori di L&C che l’appoggio alla sua ricandidatura fosse un aut aut bensì piuttosto una sua richiesta di piena disponibilità a lavorare per la città, impegno per altro mai messo in discussione dal Movimento. La realtà, per quanto ne sappiamo (con certezza), è che al sindaco hanno anche dato non poco fastidio alcune critiche espresse sui media da soci o simpatizzanti di L&C, ritenute evidentemente non tollerabili rispetto al clima di “coesione” ricercato e auspicato, quasi fosse possibile per il direttivo del Movimento imporre un bavaglio a chicchessia.
Poi l’intervista di Giovanni Randazzo sulla coalizione del 2023 (priva di novità rispetto al passato) e lo strappo definitivo.
A noi sembra allora che tutto sia chiaro. Adamantino.

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