E se anche il neo-leghista Cafeo si schiera con il presidente Ance Siracusa …

Il già democristianofotiano-poi dirigente del Pd-indi deputato regionale renziano Giovanni Cafeo, da poco saltafossato nel sovranismo leghista in salsa siciliana, si é schierato dalla parte dell’Ance (l’associazione dei costruttori edili) di Siracusa presieduta da Massimo Riili. Il quale da qualche giorno é ritornato, per l’ennesima volta, ad attaccare il Piano Paesaggistico. Il trottolone Giovanni Cafeo é con lui, a difendere – di fatto – modelli decrepiti di economia del territorio basata sul perdurare del consumo di suolo, comprese le ultime zone di costa (in questo caso nel siracusano) e del vicino entroterra. Le poche aree costiere che si sono salvate dallo scempio edilizio della privatizzazione forsennata con in testa seconde e terze case a mare, spesso edificate fin sopra le scogliere.

Le risposte di associazioni ed esponenti dell’ambientalismo locale non stanno mancando. Suggerisco di entrare anche nel merito del modello turistico che, nuovamente, emerge in questa ennesima diatriba: quello dei resort di livello diverso ma comunque “imparentati” con le grandi strutture ricettive all’insegna dell’offerta del “tutto incluso”, presenti da decenni anche nella Sicilia sud orientale in alcune località di mare. Strutture dalla scarsissima ricaduta sul territorio, pressoché nulla ad esempio riguardo al settore della ristorazione, e non solo. Da tempo i modelli alternativi esistono e, se pur raramente, sono state avanzate proposte. Ricordo un’iniziativa di qualche anno fa, sulla possibilità di una portualità turistica non invasiva senza cementificare il mare che organizzammo con Legambiente, Slow Food e altre associazioni che facevano parte del coordinamento SOS Siracusa. Ma non riuscimmo a trovare interesse e interlocutori nell’amministrazione pubblica né fra gli imprenditori. E invece ancora ci si ritrova coi resti del Marina di Archimede a fare brutta mostra di sé in mezzo al porto (ormai da un decennio) nell”incapacità della politica di affrontare sul serio il problema, con i soliti dell’Associazione degli industriali e dell’Ance a ripetere il patetico mantra dell’economia “ingessata”. Del resto cosa ci si può attendere da chi sostiene che il ponte sullo stretto di Messina sia la soluzione, una vera panacea per la Sicilia?

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