Gli esempi potrebbero essere tanti ma ne bastano due per indicare uno sviluppo turistico “sostenibile”. Li prendiamo dalla provincia “sorella”, quella di Ragusa, dove, chissà perché, sembra che il principio del rispetto del paesaggio sia nel dna, perché, tranne le inevitabili eccezioni, appare decisamente datato. Marina di Ragusa, il fronte mare del capoluogo, è un gioiello, impreziosito anno dopo anno da amministrazioni attente. Un lungomare chilometrico, negli ultimi anni prolungato da una vera pista ciclabile con piazzole per l’attività ginnica degli estimatori, con ringhiere in acciaio (altro rispetto a quelle fiaccate dalla ruggine di Ortigia) con abitazioni alla debita distanza, non sul mare; un porto turistico, magnificamente strutturato, realizzato però su una costa che lo consentiva per la sua linearità (e non connotato da eventi storici che hanno motivato il vincolo dello specchio d’acqua come a Siracusa), che ha profondamente modificato la linea di costa, raddoppiando gli spazi della terraferma subito adeguatamente integrati alle strutture preesistenti (impossibile da immaginare su un litorale come quello siracusano per caratteristiche geologiche e storiche); spiagge sabbiose, come quelle di Sampieri, dove le dune non sono mai state spianate (come invece è regolarmente accaduto per esempio sul litorale netino a San Lorenzo dove la sabbia spostata dalla mano dell’uomo è stata utilizzata per costruirvi sopra una qualche piattaforma), protette da pinete che nessuno si è mai sognato di abbattere (mentre da abbattere invece dovrebbero essere le poche costruzioni che si è lasciato edificare, il contestatissimo Villaggio Renelle-Trippatore, che continua a riservare sorprese).
![]()
E proprio in questa località, in questa frazione di Scicli, si realizza la vituperata “città dell’entroterra”.
In questi giorni alle affermazioni del deputato regionale Giovanni Cafeo – “la città in ostaggio di chi ha paradossali posizioni ideologiche e pregiudiziali e di chi negli anni ha contribuito alla cementificazione; “i cittadini si vedono scippare, ogni volta, opportunità di sviluppo e di lavoro proprio in un ambito, quello della valorizzazione turistica, dove invece da anni si predica bene ma si razzola malissimo”; l’amministrazione ha ritrovato “quella pavidità che nel tempo non ha fatto altro che danneggiare la città in grado in questi anni di rispedire al mittente centinaia di milioni di euro di investimenti previsti sul territorio, un vero record in negativo per cui qualcuno dovrebbe rispondere” – si è affiancato il giornalista Toi Bianca con sottile sarcasmo: “In pratica l’offerta turistica di Siracusa, al centro del mediterraneo, a sud di Biserta, è simile a quella di Mantova, Ferrara, Siena o Perugia: città bellissime ma senza il mare e senza i 48,8 gradi di questa estate. Questa è la conseguenza, fortemente voluta e rivendicata, del rigetto di ogni progetto di resort “marino” che potesse contare su grandi numeri e circuiti turistici internazionali. Si tratta di una scelta legittima, rispettosissima di quel che resta del litorale, della parte cioè che non è stata cementificata da migliaia e migliaia di ville e villette dei siracusani costruite sugli scogli o sulla battigia. Ma i popoli hanno diritto all’autodeterminazione e al ravvedimento operoso. E Siracusa si è autodeterminata città d’arte dell’entroterra”.
![]()
Eppure il residence Marsa Siclà (il nome arabo del porto di Sampieri), su cui ha investito la catena alberghiera VOI Hotels, Gruppo Alpitour, acquistando la proprietà di 6 ettari per circa 15 milioni e trasformandola in resort con lavori di restyling per altri 4 milioni, si trova su un piccolo promontorio a 2 km dalla spiaggia, splendida nella sua naturalità, che si raggiunge con mezzi elettrici attraverso un sottopassaggio che bypassa la provinciale (un vero resort dell’entroterra!). 14 strutture e circa 3600 camere, una piscina di 1000 mq. Nell’anno successivo all’acquisizione, il 2017 già registrava un fatturato di circa 65 milioni di euro che secondo le aspettative, in un solo anno, avrebbe raggiunto i 90/95 milioni. E le attuali prospettive sono quelle, data la tipologia del resort e della destinazione, “di estendere quanto più possibile la stagionalità, in modo da agevolare anche le presenze straniere, che attualmente sono le più numerose, circa il 60% contro il 40% di quelle italiane. La volontà non è non solo di proporre agli ospiti una struttura di qualità, ma soprattutto offrire una comoda base di partenza per esplorare Scicli e i dintorni della Sicilia sud orientale. In questo intento, è stato e sarà fondamentale il rapporto con le istituzioni locali, con le quali si è instaurata una sinergia di intenti per comunicare e trasferire la bellezza e le incredibili potenzialità di questi luoghi” si legge nei comunicati stampa.
![]()
Un villaggio, con caratteristiche architettoniche tipiche dei paesi del Mediterraneo, che prende il nome arabo dell’antico porto di Sampieri, costruito anni dopo l’altra struttura ricettiva, quella di Baia Samuele, anche questo nel rispetto dei vincoli, anche delle prescrizioni della Legge Galasso, a 400 metri circa dal mare. 320 camere suddivise in quattro tipologie, 3 ristoranti, 4 bar, piano-bar, anfiteatro, cinema, una piscina semiolimpionica, vasca idromassaggio, una piscina caraibica (con acqua dolce) riservata esclusivamente agli ospiti “Hotel Club”, ampie zone solarium attrezzate, bazar, boutique, parcheggi centro benessere, centro congressi con 400 poltroncine, sala conferenze da 120 posti, sale riunioni di varie dimensioni
Strutture turistico ricettive importanti quindi, che danno tanto lavoro, promuovono il territorio, incentivano l’economia, eppure non sono direttamente sul mare, non violano vincoli paesaggistici, non alterano l’identità dei luoghi, non realizzano con la loro estensione un abnorme edificato.
Come spiegarlo a chi difende un’ampia cementificazione con l’inaspettata, neanche dimostrata e inutile, motivazione che ad opporsi sarebbero i tanti “abusivi” storici della zona: “strano” che “tra quanti oggi si oppongono ci sono quelli che hanno distrutto le coste con costruzioni abusive ed un indice di edificabilità insostenibile”?
Non è forse più “strano” trovare con funzioni di Delegato Regionale del Fondo per l’Ambiente Italiano, la Fondazione che lotta “per la tutela, la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale”, che “promuove l’educazione e la sensibilizzazione della collettività alla conoscenza, al rispetto e alla cura dell’arte e della natura e l’intervento sul territorio in difesa del paesaggio e dei beni culturali italiani”, proprio il Procuratore della Sun Llc, il geologo Gaetano Bordone? Strano sostenere che ci sia il rispetto del Piano Paesaggistico quando a negarlo sono proprio gli organismi preposti alla tutela del territorio per i quali, come più volte ritenuto legittimo dal Tar e dal CGA nei ricorsi proposti dai proprietari (Giampiccolo di Ragusa), tutta l’area a destinazione verde naturalistico deve prevedere il divieto di nuove costruzioni.
Gli imprenditori interessati al nostro territorio sono tutti, sempre, affetti da “elefantiasi edificatoria”. Forse, sedotti dalla devastazione delle coste, pensano che sia “normale” distruggere quel poco di naturalità che si è salvata. Come chi, vedendo un cumulo di spazzatura, non si fa scrupolo di aggiungerne altra.
![]()
Il Resort di Ognina è (forse era) un monstrum (in senso etimologico): un centro SPA e un centro fitness, una cappella, un centro polifunzionale ad uso pubblico comprendente vari ambienti (sale museo, biblioteca, depositi, ristorante, cucina, istituto culinario, locali vendita, uffici, laboratori, sale pluriuso, locali igienici, garage coperto), un centro polifunzionale ad uso privato della struttura del Resort dove effettuare convegni o banchetti per matrimoni, un “percorso golfistico links” naturalistico a 18 buche (la grande attrattiva in una terra in cui la risorsa acqua è un bene estremamente prezioso, come sanno soprattutto gli agricoltori). Come scrive l’avvocato Marilena del Vecchio:
- Superficie occupata 147,9 ettari
- Superficie coperta fabbricati (SLA) mq 35.000,00 circa
- Volume complessivo fabbricati mc 129.000,00 circa
- Numero posti letto complessivi: 392 unità
- Numero camere RESORT hotel: 106 camere (86+10+10) con 246 posti letto
- Numero residenze hotel (RTA in 5 lotti): n.5 residenze con n. 40 posti letto
- Numero residenze private (RAP 12+1 lotti): n. 13 residenze con n. 106 abitanti
- Ristoranti ad uso clienti resort: n.5 con complessivi n. 480 posti a sedere
- Sala pluriuso anche per possibili eventi: n. 1 con n. 300 posti a sedere
- Ristoranti ad uso clienti esterni: n. 2 con complessivi n. 180 posti a sedere
- Numero complessivo abitanti/utenti occasionali 2.500 unità circa
E tutto questo anche “spostando” verso nord-ovest un tratto della strada provinciale 104, insieme alle sottostanti e “obsolete” reti infrastrutturali presenti (rete idrica, fognaria, elettrica, etc.).
Ma non possiamo che condividere l’elenco di criticità segnalate da chi avrebbe voluto vedere realizzato questo progetto: la mancanza di lavoro specie per i giovani, l’assenza di un’idea di sviluppo per il nostro territorio, l’inutilità di dire solo no senza proporre idee e progetti “sostenibili”, la vergogna di aree che vengono dimenticate e lasciate al nulla. È sempre e ancora questa la vera sfida della politica, di chi amministra e anche dei cittadini che rivendicano spazi di partecipazione. Noi sappiamo che l’alternativa è possibile, che si possono attrarre investitori puntando sulle eccellenze di questa terra. La prima è la bellezza e la tutela del suo paesaggio.

Commenti recenti