Un albero per Stefano Pulvirenti. L’Einaudi ricorda lo studente scomparso sei anni fa dopo l’incidente stradale in viale Paolo Orsi

Il giardino interno dell’Istituto Einaudi alla Pizzuta è patria di un melograno, un carrubo, un ficodindia, un limone, dell’agave e di due ulivi, messi tutti a dimora qualche anno fa dai docenti e dal personale dell’Istituto subito dopo il trasferimento della scuola da via Pitia. I due alberi di ulivo da oggi ricordano due studenti del liceo che non ci sono più, che hanno perso tragicamente la loro vita sulla strada. Il primo albero, quello centrale e un po’ più grande, ormai è chiamato da tutti “l’albero di Simone” e nelle sedute dei tronchi che lo circondano spesso docenti e studenti si ritrovano seduti per parlare insieme o semplicemente per ritrovarsi con se stessi. E’ l’albero di Simone perché è l’albero che, durante una toccante cerimonia di intitolazione avvenuta subito dopo la sua scomparsa, fu dedicato a Simone Geracitano che perse la vita due anni fa in un incidente stradale autonomo la cui dinamica ancora oggi lascia alcuni dubbi.
L’altro albero di ulivo, posizionato sul lato nord del giardino, invece, da oggi è diventato l’albero di Stefano, l’albero di Stefano Pulvirenti, lo studente del liceo che quasi 6 anni fa (il 20 novembre 2015) perse la vita dopo il tragico incidente avvenuto 23 giorni prima (il 29 ottobre) in viale Paolo Orsi.
Si abbracciano Concetta Ferrarini e Deborah Lentini, madri rispettivamente di Simone e di Stefano, e in questo abbraccio c’è tutto il tormento di madri sopravissute ai loro splendidi figli, di madri che in un attimo hanno perso tutto ciò che di più caro potessero possedere. “Un attimo”, come Deborah Lentini scrisse qualche anno fa in un post su facebook, “che diventa un’eternità di dolore. Un attimo che distrugge una vita. Un attimo che annienta la vita dei sopravvissuti. Un attimo, non si fa in tempo a dirlo che è già passato. La distruzione il vuoto l’assenza il dolore invece restano. Per sempre”.

 
La cerimonia di oggi, di intitolazione dell’ulivo alla memoria di Stefano Pulvirenti, è stata voluta dalla dirigente scolastica dell’Einaudi, Teresella Celesti, che agli studenti delle tre classi partecipanti ricorda che “la vita è una cosa bellissima ma è anche una cosa tremenda perché si può perdere nel giro di un attimo” e ha sottolineato il ruolo della scuola di “fare un fronte di conoscenza per difendere il diritto alla vita nostra e degli altri”.

Interviene il comandante della polizia stradale Antonio Capodicasa che evidenzia l’importanza di ritornare, dopo due anni di didattica online, a parlare in presenza con gli studenti dei problemi legati alla sicurezza stradale. “Io piango da vent’anni e gli operatori della polizia stradale piangono da molti anni. Non faccio paternali, non desidero venirvi a dire che alla vostra età non sia giusto andare con il motorino, ma desidero raccontare ai ragazzi i rischi che la strada può riservare, solo con consapevolezza riusciamo a difenderci dai nostri errori e dagli errori degli altri. Non posso mai dimenticare quello sguardo di quelle mamme di giovani che hanno perso la vita sulla strada che ti guardano implorando di far ritornare in vita i loro ragazzi. Gli incidenti non capitano per caso, non sono legati al destino, di questo ne sono certo, gli incidenti capitano perché c’è sempre qualcuno che non rispetta una regola che andava rispettata”.

Pierpaolo Coppa, vicesindaco ed assessore del comune di Siracusa, ricorda, commosso, Simone Geracitano e Stefano Pulvirenti, rimarcando come alcune lezioni si possono imparare con l’esperienza. “La vostra bellezza, la vostra gioventù è simbolo di immortalità. Vi chiedo, però, di riflettere, di pensarci, di far diventare vostre le parole che avete sentito, fateli diventare parti di voi stessi”.
Simone era la regola in persona per se stesso e per gli altri”, rileva Concetta Ferrarini, madre di Simone Geracitano. “Loro testimoniano da un altro mondo per voi, gli ulivi devono essere un merito alla vita. Sono immortali perché sono sempre nei nostri cuori”.

   
Dopo la lettura di alcuni studenti della canzone di Ermal Meta “A parte te”, Deborah Lentini, la madre di Stefano Pulvirenti che ha assunto da poco il ruolo di responsabile provinciale dell’Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada, rievoca quei momenti fatali: “La moto di Stefano aveva 59 giorni, l’avevo comprata a fine agosto, e gliela ricomprerei altre volte, perché anche Stefano era perfetto in strada e rispettava le regole. Stefano tornava da casa, dal Plemmirio, e faceva la strada di viale Paolo Orsi quando un camion l’ha fatto volare via. Un gesto di un camionista anziano che, senza guardare chi stava arrivando, quel giorno aveva deciso di essere il padrone della strada”. Deborah Lentini continua sollecitando i ragazzi presenti. “Guardatevi intorno perché noi adulti alla guida spesso non teniamo conto di chi va in moto o nelle macchinine. Quando voi, invece, avete desiderio di accelerare, di sentire l’ebbrezza della velocità, vi invito a ricordarvi dei nostri occhi, pensate a cosa è stata la morte dei nostri figli e cosa ha lasciato a noi, alle mamme, ai fratelli, ai parenti, un buco nero dal quale è difficile uscire e tornare indietro. Non è niente come prima. In quei 23 giorni ho sperato di tutto per fare il modo che quel cuore continuasse a battere. Quando siete in macchina con qualcuno e vi rendete conto che non è in grado di guidare, chiamate subito i vostri genitori, saranno ben felici di venirvi a prendere anche a centinaia di chilometri di distanza, anche nel cuore della notte, anche se l’indomani devono andare al lavoro. Voi dovete ritornare a casa ogni sera sani e salvi, dovete farlo per i vostri fratelli le vostre sorelle, per la vostra mamma e il vostro papà che vi attendono”.
Rimane solo il tempo di una foto, tutti insieme, vicino all’albero di Stefano. La lezione sulla vita è chiara, i nostri ragazzi, grazie a Simone e Stefano, l’hanno imparata. Da oggi saremo tutti diversi.

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