Parte domani la PRIMA EDIZIONE DI SIRACUSA BOOK FESTIVAL, iniziativa letteraria che, come al solito nella nostra Città, non può non sortire polemiche e lamentele.
Polemiche e lamentele che sul caso specifico come per tanti altri, mancando le sedi proprie delle discussioni e in assenza di Consiglio Comunale, si consumano sui social, nelle discussioni tra addetti, nelle chat di militanti e attivisti, nei messaggi che ci giungono in redazione.
A dir la verità, subito dopo la conferenza stampa che presentava l’evento (convocata con mail del 31 agosto per il 2 settembre) ci furono dure e significative prese di posizione. A cominciare da un gruppo di librerie che irritate per non essere state coinvolte preannunciarono un documento unitario che poi non c’è stato, anzi una di loro, La Casa del Libro con Marilia Di Giovanni si è invece espressa favorevolmente: “ … contrariamente a quanto accaduto col Premio Vittorini dove non è stata coinvolta l’unica libreria storica della città dove Vittorini era cliente e autore durante la sua permanenza siracusana poiché aveva un rapporto stretto col libraio ed editore, mio nonno, gli organizzatori del Bookfestival ci hanno invece contattato per tempo per fornire i libri delle presentazioni che si terranno a piazza Minerva. Come sempre una città al rovescio dove il forestiero ci apprezza comprendendo la nostra peculiarità mentre il siracusano ha un atteggiamento ambivalente …”
“Fare il banchetto per vendere i libri non significa essere coinvolti nell’organizzazione del Book Festival. Uno non fa polemica tanto per, ma librerie e biblioteche escluse da un progetto Book Festival non ha senso. Poi ovvio, ognuno ha le sue opinioni … Sveva Casati Modigliani, Roby Facchinetti … per carità … Bianchini sarà amico di Italia…nessun legame con la narrativa di oggi…lasciamo stare, tanto per fare qualcosa. Il punto è che non si organizza un evento culturale di cui hai già esempi notevoli, vedi Ragusa e Taormina e le stesse iniziative siracusane, escludendo a priori gli operatori del settore. Perché la comunicazione a Francesca Campioli di Milano? (che tra l’altro abbiamo già vista coinvolta a Capitale della Cultura) chi è? Non abbiamo giornalisti a Siracusa? E poi Damiano Gallo chi è? Da internet risulta che ha una agenzia immobiliare fondamentalmente per i vip … sarà un altro amico del sindaco? Ed ancora perché tenere a Siracusa la Quarta Edizione del “Premio Alessandra Appiano? Con tutto il rispetto, cos’è? Chi lo conosce? Quale rapporto con il nostro territorio?”
Questa la replica di una libreria che preferisce rimanere anonima. Ma torniamo ai commenti polemici sui social a margine della pubblicazione del comunicato stampa:
Ottimo inizio! Ci sarà il pienone per Roby Facchinetti … che a noi “A Tutto Volume – Ragusa” ci fa un baffo! Per non parlare degli organizzatori (invitati anche alla candidatura di Siracusa capitale cultura). Ma a Siracusa con tutte le librerie di livello e autorevoli case editrici come la VerbaVolant fare rete no? Magari con l’aiuto dell’amministrazione per sostenere i costi? Dobbiamo sempre affidarci agli interessi esterni dell’entourage di Francesco Italia? Direzione artistica Siracusa Book Festival, per citare un nome: Damiano Gallo l’immobiliarista dei vip, trasmissione televisiva “Il bello del mattone”. Tanto valeva contattarlo per il bonus 110 di edilizia residenziale pubblica di proprietà comunale … mi fa rabbia devo essere sincera, conosco “A tutto volume”, sono originaria di quelle zone, conosco gli organizzatori, il livello. Da anni tento invano di creare un raccordo a Siracusa per creare questa tipologia di incontri, si fa facendo rete e prendendo la qualità che proprio in questo ambito ci appartiene. Con Lisa Romano, Ortigia Film Festival, ne parlammo. Ci vuole un aiuto economico, bisogna puntare su questa tipologia di eccellenza presente nel nostro territorio ma invece nulla, sono molto arrabbiata. Ci meritiamo la musica melodica e la ristorazione a cielo aperto! (Alessandra Turlà)
Roberto Fai: “Ho postato sopra il link su “SR book festival” per una riflessione comune. Non è che Siracusa debba pretendere che non avvengano “invasioni” (sic! – spero si capisca che sono ironico!) dall’esterno, come se la città fosse una fortezza che si rinserra nelle sue mura per evitare ingressi “da fuori”, ma mi permetto segnalare qui – sommessamente – il paradosso e faccio qualche domanda a tutti, anche perché ieri in vista del Bando “capitale italiana della cultura 2024”, al Vermexio, per la prima volta in 3 anni la città colta e professionale – insomma i suoi corpi intermedi – è stata invitata a costruire una cabina di regia ampia, condivisa per “aiutare” e dare apporto alla Istituzione Comune per delineare il progetto per il Bando in questione. Senza offesa per tutti noi – anzi, “voi”, le librerie e il personale della Biblioteca ecc -, è indubbio che le “Conversazioni Siracusane” sono state pensate nel 2020 come una modesta occasione, un po’ una “(auto)tirata per i capelli” – come il Barone di Munchausen – contro le restrizioni del Covid, così pure questo 2021, in uno sforzo di volontariato civile e culturale per offrire – sempre modestamente – 20 incontri (o 30 non importa!) senza alcuna pretesa. Anzi, non è un’autocritica, ma tema di discussione per il futuro. Oggi l’annuncio che giunge “da fuori” di un Festival libri/incontri ecc. Ricordo che anni fa Gabò ed altri organizzavano una “piccola Rassegna” analoga in Ortigia. Poi finita nel nulla, non so le ragioni. Ecco, questo esempio – e tutta questa vicenda – serve da insegnamento e paradigma. La città viene convocata a corrente alternata; non c’è una vera, seria, profonda apertura a “strutturare” una《politica culturale》(sgombriamo il campo da inesistenti “dirigismi” – qui parliamo tra persone che se ne intendono!) che sia rivolta ad accogliere/promuovere energie e competenze (e io credo anche opportunità di “risorse”) per una apertura e coinvolgimento che nascano da uno sguardo impersonale e che intenda volare alto. Temo che il lavoro sia lungo. Il rischio di non uscir fuori da una politica come bricolage è purtroppo ancora presente.”
Maria Lucia Riccioli: “Non è la prima edizione di Siracusa Book Festival, non si può chiamare “Prima Edizione”. A Siracusa già si è tenuto il Book Festival nel 2015, l’Amministrazione non lo sa? Perchè non si è continuato? E questi organizzatori lo sanno? Questa di adesso è una continuazione o è un’altra cosa? Allora perché chiamarlo Book Festival e perché dire che è la Prima edizione se non si conosce la storia locale? E poi, è giusto presentarlo mentre è in corso il Premio Vittorini? È come se a Sanremo si presentasse un evento concorrente a Sanremo … ma allora chiamatelo diversamente”
Questi solo alcuni commenti presi ad esempio che avevamo raccolto ai primi di Settembre all’indomani della Conferenza Stampa di Presentazione e che rappresentano in sintesi le critiche che onestamente è difficile affermare che non siano condivisibili e fondate:
Perché in un Festival letterario non si coinvolgono le realtà (non soltanto librerie e case editrici) locali?
Perché chiamarlo Siracusa Book Festival quando già tale manifestazione si teneva nel 2015?
Perché coinvolgere operatori “forestieri” (Damiano Gallo immobiliarista, Francesca Campioli da Milano)?
Perché tenere a Siracusa la Quarta Edizione del “Premio Alessandra Appiano”, che rapporto ha con Siracusa?
Poi come spesso accade in città, tutto si è assopito e relegato quasi nel dimenticatoio fin quando nelle solite chat spunta la delibera, anzi no, la Determina Dirigenziale riguardante l’affidamento del Siracusa Book Festival ed ecco che la polemica rimonta più dura che pria.
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“Nella determinazione non si fa riferimento ad alcuna delibera di giunta. Solo ad una nota dell’assessore Granata di positiva valutazione … L’incarico ad organizzare l’evento impegnando una somma é stato fatto con determina dirigenziale. La questione da sollevare è perché hanno preferito una ditta di Milano e non utilizzato le realtà locali. Da capire se è stato pubblicato un bando o se l’affidamento viene effettuato su richiesta della ditta (fatto gravissimo). Ventimila euro ad una sconosciuta ditta (Marco Garavaglia) di Milano, senza bando e senza gara, perchè? Se a Siracusa vuoi organizzare qualcosa ti dicono che soldi non ce ne sono, e la fai come volontariato e di tasca tua. Nemmeno per il Premio Vittorini c’era una somma simile …” Il commento dell’operatore anonimo, e ancora più duro appare il commento di Roberto Fai:
“Una offesa alla città, alle librerie, alle Associazioni culturali della città. Un fatto indegno culturalmente e politicamente. Dopo 2 anni che il covid ha bloccato le attività culturali, nonostante il tentativo “minimo” – volontario, gratuito, donativo ecc – che tutte le librerie, scrittori, intellettuali, editori, associazioni ecc. hanno provato a realizzare, richiedendo la collaborazione della Biblioteca Comunale, dell’Assessorato alla cultura del Comune per uscire dalle restrizioni del Covid nel 2020, inaugurando un ciclo di “Conversazioni siracusane” quale forma di rilancio di una socializzazione civile e culturale, si apprende che la Giunta comunale con il sindaco in testa ha deliberato la somma di 20 mila euro a favore di un imprenditore milanese per dar vita ad una rassegna di libri in Ortigia, come se a Siracusa non vi fossero competenze, professionalità e intelligenze nel campo culturale per offrire alla città e ai cittadini una Rassegna culturale e libraria all’altezza o superiore a questa Rassegna del 24-26 settembre, che ha il carattere mondano e televisivo, tipico da strapaese. Una vergogna. Il Sindaco Italia – artefice di tale scelta – è l’emblema, non solo di una sottocultura paesana, ma espressione politicamente incapace di valorizzare energie, competenze, intelligenza, “interessi” – penso innanzitutto al circuito delle Librerie siracusane -, a cui si sarebbe dovuto rivolgere per costruire un “evento culturale” di maggior pregio. Una vergogna!!! È una determina dirigenziale – cos’è? Il Sindaco ha voluto evitare di comparire? Come se una “decisione” amministrativa non avesse avallo e nascesse da autonoma determinazione del dr. Migliore? Pazzesco.
So per certo che sino a 2-3 mesi fa Granata non era d’accordo con l’iniziativa ed era furioso contro questo Book festival ma è stato zitto perché sa che con Italia si tengono su un filo fragile. È evidente ormai che i due si tengono a braccetto, come reciproco “ricatto”. Ma i primi contatti dei promotori dell’evento hanno Italia come riferimento”.
Dunque domani Siracusa Book Festival apre il sipario, ma stante queste considerazioni in merito, non certo sotto i migliori auspici. E poiché la delibera, pardon, la Determina Dirigenziale (chissà perché poi) l’abbiamo letta (ne pubblichiamo alcuni stralci) altri dubbi e altre domande scaturiscono da commenti e post che abbiamo seguito e si sovrappongono a quelle già precedentemente elencate:
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– Perché una determina dirigenziale (anche se legittima e regolare) e non una delibera di giunta, che problemi avrebbe comportato una “decisione collegiale”?
– Come mai, se l’iniziativa pare fosse calorosamente sostenuta dal sindaco, questi invece non compare come proponente e nemmeno come deliberante e risulta invece l’assessore Granata (con nota del 17/9/21) a valutare favorevolmente la proposta, proprio lui che, a sentire vari commenti, non era tanto entusiasta di questa scelta e a decidere il tutto è, da solo, il dirigente dr. Vincenzo Migliore?
– ma soprattutto come si fa a comunicare in data 31 agosto una conferenza stampa (tenutasi il 2 settembre) con un programma dettagliato e già definito di un evento (ancora proposta) che, come risulta dalla determina, la ditta Garavaglia invia con mail del 2 settembre al Comune, viene valutato positivamente in data 17 settembre e viene adottata determina in data 20 settembre?
A chi di dovere il compito di chiarire a noi e alla cittadinanza i legittimi dubbi.

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