Concluso l’incontro del 1° settembre per insediare il Comitato che lavorerà al Dossier/Progetto per Siracusa “Capitale italiana della cultura per il 2024” – seguito da diverse personalità della cultura, corpi sociali, professionali, imprenditoriali, Enti vari –, appena due giorni dopo è giunta una nota di Fabio Granata, sulla stampa e sui social, con l’idea di un’alleanza politica inedita, “Patto per la città” – con il suo movimento e il sindaco Italia che ne sono il perno –, tesa ad aprire una prospettiva con lo sguardo rivolto alle prossime elezioni cittadine. Prefigurando già le potenziali tre aree che competeranno per la sindacatura del 2023, Granata (a parte un’indicazione di titoli “general-generici” di un programma che potrebbe essere sottoscritto da soggetti che vanno da Enzo Vinciullo sino ai “comunisti italiani”) ricalca per sommi capi un’impostazione di “civismo politico trasversale”, pensata a misura di questa annunciata e auspicata creatura politico-elettorale.
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Credo sia utile offrire ai lettori – per indicare cosa fa da sfondo all’idea di Granata – la vicenda relativa a due incontri che si tennero nel gennaio 2018 (Musumeci era stato eletto da poco all’ARS), nei quali egli propose ad alcuni di noi di sinistra (il sottoscritto, Fabio Moschella, Roberto De Benedictis, Daniela Sessa – con l’idea di aprire anche ad altri di sinistra) l’idea di incontrarci insieme a un gruppo di persone a lui molto vicini, collocabili “a destra” (e tuttavia “a oscillante distanza” da certe posizioni della destra ufficiale). Il clima politico del gennaio 2018 era segnato da un PD siracusano uscito malconcio dal crepuscolo del “renzismo” e lacerato dalla diaspora che andava a chiudere l’ultima fase della Giunta Garozzo. Sicché, la palese crisi sistemica dei partiti (tutti i partiti) poteva rendere credibile, per le elezioni del giugno 2018, l’idea di proporre un “paradigma politico trasversale” promosso da alcune decine di personalità conosciute/affermate a Siracusa, con un chiaro e credibile “progetto-città”, per dar vita ad una prospettiva, sì, politicamente trasversale, ma connotata da un’ampia legittimazione sociale, in cui liste e aggregazioni nascenti a sostegno di un/a candidato/a Sindaco autorevole potessero attrarre qualche partito in crisi di legittimazione.
Nel primo incontro, Granata indicò da subito alcune sue idee e “nomi” – «per me può andar bene come Sindaco sia Fabio Moschella, come Patrizia Maiorca o Roberto Fai, o Roberto De Benedictis, o il sottoscritto», ecc. ecc.. In altri termini, pur nell’ammissione di questa “rosa plurale”, si poteva cogliere una frettolosità in questo partire dai “nomi”. Sta di fatto che Moschella che pur trovava plausibile l’idea di un campo politico trasversale, fu il primo a dichiarare «io non ci sono come candidato a sindaco, preferisco restare in quarta fila». Più disincantato De Benedictis, che condivideva la discussione, anch’egli in una posizione personale ritirata, esprimendo sì la legittimità dell’ autocandidatura di Granata – al pari delle altre –, affermando tuttavia che il nome di Granata «non avrebbe potuto corrispondere alla complessità della sfida che si sarebbe aperta a breve». Nel mio intervento frenavo questa frettolosità sul “nome”, rimarcando l’esigenza di lanciare l’idea di un manifesto pubblico con alcune decine di firme per annunciare all’opinione pubblica un “percorso costituente” rivolto a sondare e mobilitare l’attenzione in questa idea di individuare in corso d’opera una candidatura a Sindaco/a.
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Il primo incontro si concluse con l’idea di rivederci presto. Di lì a breve, nel secondo incontro, né Moschella né De Benedictis – per vari impegni – furono presenti, c’eravamo il sottoscritto e Daniela Sessa, oltre al gruppo di amici di Granata, il quale col suo ragionamento rimarcò i caratteri del primo, mentre io riproposi l’idea di una forte azione comunicativa e mediatica, con un manifesto politico firmato da un centinaio di nomi, in conferenza stampa, per creare interesse e sondare risposte ed umori dell’opinione pubblica per giocare in seguito il nome del sindaco/a. Questo mio taglio politico allentava un certo “decisionismo”, ma si comprese che Granata in fondo sollecitava la sua candidatura, al che gli risposi che «il suo nome avrebbe aggregato poco, mentre sarebbe stato necessario un candidato o anche una candidata in grado di pescare in più mondi». Il tentativo fini lì e, trascorse alcune/poche settimane, la notizia di Fabio Granata candidato a Sindaco con le due sue liste divenne la cartina di tornasole del suo protagonismo da giocare nell’agone delle sindacature. Nella fase ancora iniziale del lancio della sua candidatura, Granata mi contattò ancora, e avrebbe certamente gradito che io potessi accompagnarlo nell’avventura, accettando il ruolo di uno dei suoi quattro assessori, ma gli risposi che la natura di quel suo progetto non era, né poteva essere il mio.
Certo, l’idea di un campo politico trasversale era naufragata, e a fine corsa Granata non raggiunse con le sue due liste la soglia del 5%, necessaria per poter far eleggere almeno un suo candidato al Consiglio comunale restando ininfluente nel primo turno elettorale. Ma avevo ragione io. Il resto è storia – anzi cronaca – abbastanza nota e recente! Certamente fu anche una sorpresa, veder spuntare ad aprile – a soli due mesi dal voto – la decisione di Fabio Moschella di candidarsi a Sindaco col PD. Quel suo perentorio «intendo restare in quarta fila» a gennaio, decidendosi frettolosamente, ad aprile, alla sua candidatura a Sindaco – a soli due mesi dal voto di giugno – dà anche la misura di oscillazioni, approssimazioni e incertezze, che danno un quadro “interno” e contiguo al PD e alla sinistra profondamente marchiato da una crisi di prospettive politiche. Ma come si sa – sin dai fondamenti di politologia –, l’agire politico soggettivo (e a volte, anche collettivo) è un misto di etica della responsabilità ed etica della convinzione, ed i tempi vanno scelti con cura. O si taglia bene e con chiara determinazione la scena politica, altrimenti nell’agone si rischia di arrivare in ritardo e fuori tempo.
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Torniamo all’oggi. Nel nuovo disegno di Granata vi si agita sia la percezione di stare in una Giunta comunale più isolata e in affanno, insieme al Sindaco Italia –, sia la sua tensione politico-culturale irrisolta che lo fa vivere, da decenni, in uno stato di singolare oscillazione. Granata è un politico colto e intelligente, ben navigato dentro la “macchina politica” per i notevoli ruoli istituzionali ricoperti. S’è formato dentro l’alveo di quella “destra sociale”, ecologista, anche legalitaria e valoriale – da Peppe Nanni a Filippo Rossi a Monica Centanni, e tanti altri – da gran tempo “senza casa”; non è più il giovane fascista di quaranta o vent’anni fa, come lo sono invece i nostalgici e regressivi aderenti a Forza Nuova o Casa Pound, né condivide certe ambiguità di Fratelli d’Italia, da cui appare distante, sino a forme di rottura, ma abita in quella singolare soglia, racchiusa in quel “nec tecum nec sine te vivere possum” (“né con te né senza di te posso vivere ”), espresso dal “vuoto di comunità politica” quasi decennale che lo agita di conseguenza ad un agire politico sempre all’erta e iperaccelerato, tendente ad un “Oltre” insituabile, per via di quei tratti ur-futuristici – se posso dire così – impressi nella sua memoria d’origine, culturalmente stretta nella giuntura tra “Modernismo” e “Tradizione”.
Mettendo in conto a volte gesti ed atti discutibili, per cui il lecito apprezzamento del grande poeta Ezra Pound non legittima la decisione di presentare un suo libro a “Casa Pound”, a Noto, nei primi del 2019, proprio nei giorni in cui il Sindaco Francesco Italia esprimeva sostegno e solidarietà ai 47 immigrati della Sea Watch – fermi da giorni, stremati, a poche centinaia di metri dalla pista ciclabile – mentre l’allora Ministro Salvini ne impediva l’attracco. Certo, anche il silenzio del Sindaco di fronte a quel gesto inopportuno era apparso a molti un segno di profonda ambiguità politica. In ogni caso, è evidente che l‘auspicato “Oltre” non può stagliarsi su questa misura!
Detto ciò, appare troppo in anticipo (a quasi due anni dalla normale scadenza elettorale del giugno 2023) il lancio di questo suo “nuovo inizio” – anch’esso espressione di quel “titanismo politico” che a volte connota l’azione di Granata –, in cui egli prova ad offrire “casa” ad altri, giocando la carta di un inedito perimetro politico-elettorale, costruito a misura del duo Granata/Italia. E se è pur vero che la congiuntura politica offre un quadro ancora sfarinato della dinamica politica – stretta nella sfida stancante al Covid –, tutti i partiti sono di fronte all’ora della verità: l’esigenza di configurare la propria “identità politica” dentro scale di valori e strategie politiche chiare, facendole uscire dall’attuale confusione. È vero da sempre nelle elezioni dei piccoli e medi Comuni un quadro di trasversalità di alleanze politiche – lo attesta ciò che è in atto nei Comuni in cui si voterà il prossimo 10/11 ottobre: Lentini, Noto, Pachino, Rosolini, Sortino (diverso il caso della piccola Ferla, dove il sindaco Michelangelo Giansiracusa mette bene a frutto i suoi dieci anni di guida) –, stante che il gioco politico dei piccoli Comuni si muove tra il peso di figure più o meno di prestigio e legami di amicizia che scoloriscono la nettezza delle differenze ideologiche e valoriali. Ma è inevitabile e indifferibile – da Siracusa al resto del paese – l’urgenza di ricostituire partiti politici all’altezza delle contraddizioni dell’epoca: partiti che esprimano identità strategiche e sappiano infondere “spirito di comunità” a fasce estese di una società frantumata, al fine di stabilizzare intelligenti forme e luoghi plurali di “mediazione socio-politica”, ritessendo legami significativi, estesi e duraturi nei nuovi “corpi politici”. Ai partiti non basta scrivere un “programma” se non sono “anche” animati dalla capacità di proporre un’inedita narrazione di “fini”, scale valoriali e finalità ideali, prefigurando un’idea di futuro, ancor più in un’epoca incerta e segnata da passioni tristi. Per fare ciò occorre chiarezza: ma è il fascio di luce e distinzioni che manca a questa nuova impresa di Granata. Siracusa rivendica che sia ridisegnata con chiarezza una nuova immagine politica.

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