“Ero l’idolo della Destra perché odiavo il terrorismo su Covid-19. Ora non più perché difendo i vaccini“ parla Matteo Bassetti rampante Direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, figlio d’arte (il padre Dante già ordinario a Genova e grande esperto di antibioticoterapia).
Si confessa in una intervista al Corriere della Sera e spiega. “Ho sempre ritenuto sbagliato il terrorismo mediatico su Covid-19 e i bollettini che ossessivamente ci informavano dei morti e ricoverati. Questo mio modo di fare comunicazione è piaciuto a una certa parte politica. Poi però è successo qualcosa“. Nonostante le minacce personali e alla famiglia ricevute dai No Vax, Bassetti ha espresso in modo chiaro il proprio pensiero “sui vaccini non si deve discutere ed è inaccettabile che un politico si metta contro di loro: è un atto gravissimo contro lo Stato“.
“Se Bassetti non piace più non è un mio problema. Io porto avanti le ragioni della scienza. Io sogno un reparto senza pazienti Covid“. Matteo Bassetti ha il coraggio di dirlo in modo forte e chiaro: la posizione di alcuni politici (Matteo Salvini e Giorgia Meloni) non sta aiutando la scienza e noi aggiungiamo l’intera società ad affrontare al meglio l’epidemia, anzi per dirla tutta sta creando parecchi ostacoli difficili da superare.
È di tutta evidenza che il Green Pass per quanto strumento imperfetto può aiutare la nostra società perché è misura capace di conciliare salute e libertà, promuovere la vaccinazione e ridurre la circolazione virale azzerando morti e ricoveri.
Il Green Pass è una opzione che stanno valutando e già attuando diversi Paesi. Dal 1 Luglio il Green Pass viene riconosciuto in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea ed anche in Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein. Viene rilasciato a tutti i vaccinati con 2a dose o a coloro che abbiano fatto un test risultato negativo nelle ultime 48 ore o ai guariti dopo infezione (validità del certificato 180 giorni). Il certificato consente ai viaggiatori comunitari di entrare negli Stati della Comunità senza doversi sottoporre a quarantena. Ogni Stato Membro ha però imposto ulteriori misure per tutelare la salute pubblica.
Fuori dall’Europa, Bill De Blasio sindaco italo-americano di New York ha appena annunciato che dal 16 Agosto entrerà in funzione per un mese in forma sperimentale e poi in via definitiva un green pass che si chiamerà “Key to NYC“. La Grande Mela, la città simbolo di libertà, nella quale si dice “c’è qualcosa nell’aria che rende il sonno inutile“ diventerà la prima città americana ad introdurre il Green Pass.
Non solo la Grande Mela, negli USA non fa scalpore la notizia che la California, lo stato più progressista, e la città di Chicago hanno reso obbligatorio il Green Pass per i docenti.
Intanto in Francia il paese che per primo ha approvato nella versione più radicale il Green Pass, in data 9 Agosto il Conseil Constitutionnel ha approvato i provvedimenti del governo, affermando pienamente il principio che alcuni provvedimenti restrittivi della libertà individuale possono essere approvati temporaneamente nell’interesse sanitario di una comunità.
La sponda che la destra italiana fornisce oggi ai movimenti No Vax appare sempre più strumentale e insensata. Movimenti alla testa dei quali vi sono esponenti della destra nazifascista che protestano contro la dittatura sanitaria mentre paesi pienamente democratici ed avanzati adottano provvedimenti utili ad arginare l’epidemia. Sponda irresponsabile e incoerente rispetto sia al passato recente che a quello remoto . In data 19 Giugno 2018 Giorgia Meloni aveva detto “Sui vaccini occorre avere l’umiltà di affidarsi alla comunità scientifica, è un tema che non va affrontato a livello ideologico, lasciamo stabilire a chi ha competenze quali siano i vaccini necessari e obbligatori “.
Posizioni opportuniste ed elettoralistiche che sono contestate persino all’interno della Lega nella quale, dopo la sconfitta politica che la Lega ha dovuto incassare in seno al governo con la approvazione del Green Pass, si è aperto un vivace dibattito.
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Mentre Matteo Salvini straparla “con la sinistra il Green Pass anche per andare il bagno“ ed approva la partecipazione di alcuni esponenti leghisti come l’economista no-euro Borghi alle manifestazioni No Vax, Molinari capogruppo leghista alla camera, Zaia governatore del Veneto e Fedriga governatore del Friuli nonchè presidente ad interim della Conferenza delle Regioni, si dissociano dalle posizione di Borghi-Salvini e insieme dicono “ quella non è la nostra Piazza “.
Di che cosa abbiamo bisogno?
Abbiamo bisogno che tutte le forze politiche e sindacali e i movimenti di opinione compresi i movimenti civici (“il meraviglioso mondo di attivismo civico“ cui fa riferimento l’avvocato Moena Scala nella sua intervista alla Civetta) che agiscono nelle realtà periferiche si spendano per il Green Pass e per accelerare la vaccinazione in Italia arrivando ad attivare persino iniziative porta a porta.
Gli ultimi dati resi pubblici ci dicono che restano da vaccinare 4,4 milioni di soggetti oltre i 50 anni e nelle fasce 30-39 e 40-49 oltre sette milioni di italiani. Sono i soggetti più attivi socialmente e quindi la loro adesione alla vaccinazione è fondamentale.
D’altra parte è comprensibile anche la posizione del generale Figliuolo che spinge per vaccinare i ragazzi sopra i 12 anni perché la riapertura della scuola incombe e ad essa si vorrebbe arrivare con la copertura più ampia possibile del personale insegnante e di supporto e degli stessi alunni. Non c’è nessun conflitto tra queste due posizioni, occorre vaccinare sia i giovani che le fasce di età tra 30-49 e oltre i 50 anni.
Anche il mondo della Scienza e dell’Informazione in questa fase devono fare la loro parte. Nel passato abbiamo sentito troppe voci “fuori dal coro” sia di giornalisti cosiddetti indipendenti“ che anche di esperti che non sempre hanno parlato in modo concorde. Troppi “smarcamenti e distinguo“ che hanno generato solo confusione e incertezza.
Se vogliamo convincere i soggetti esitanti (i Boh Vax!) occorre che i messaggi siano univoci, solidamente scientifici, convincenti e rassicuranti. Se gli esitanti hanno bisogno di certezze, i No Vax sono inconvincibili. Sono movimenti troppo complessi ed eterogenei per poter essere facilmente decifrati. Solo ora stiamo capendo che dietro il movimento ci sono anche forti interessi economici.
È stato pubblicato a Marzo negli USA un documento “The Most Influential Spreader of Coronavirus Misinformation Online “elaborato dal Center for Countering Digital Hate. Questo documento afferma che negli USA “una sporca dozzina“ di influencer è responsabile del 65% della disinformazione sui vaccini in lingua inglese condivisa sui social. I social non silenziano questi influencer che riescono a raggiungere più di 58 milioni di utenti generando complessivamente un giro d’affari che vale un miliardo di dollari.
Il più importante di questi influencer è il guru della Medicina Alternatica, l’osteopata Joseph Mercola che gestisce una vera e propria azienda che promuove integratori spacciandoli per terapie anti-Covid con un giro di affari di 100 milioni di dollari. Altro volto, forse il più noto, è Robert F. Kennedy nipote dell’ex presidente JFK, dapprima segnalatosi per le sue posizioni ambientaliste e poi diventato famoso per la pubblicazione Thimerosal : Let the Science Speak, dove espone la già plurinegata correlazione tra un composto contenente mercurio il Thimerosal e l’insorgenza dell’autismo. Del gruppo fanno parte i coniugi Ty e Charlene Bollinger, ex istruttori di body building, finanziatori di Donald Trump, creatori di un impero finanziario basato sulla vendita di prodotti anti-cancro spacciati come alternativa alla chemioterapia ed ora di nuove terapie anti-covid.
Non trascurabile il ruolo di Elizabeth Erin che ha creato il mito del vaccino che riduce la fertilità e di Christiane Nortrup che sostiene che il Pilates rappresenta una terapia anti-Covid.
Sono tutti personaggi che hanno tratto profitto dal loro proselitismo antiscientifico, vendendo servizi o consulenze o prodotti spacciati per terapie anti-Covid, mai testati scientificamente, inutili se non addirittura nocivi.
In ultimo non possiamo tacere su un punto di fondamentale importanza. La Sicilia è la regione con il più alto numero di nuove infezioni, con la maggiore crescita di ricoveri ospedalieri e a forte rischio di diventare gialla nel pieno di una stagione turistica sul punto di essere compromessa come si può intuire dall’alto numero di disdette di turisti impauriti dall’impennata dell’epidemia, previste nelle prossime settimane.
La Sicilia è anche l’ultima regione per numero di vaccinati e la provincia di Siracusa è l’ultima tra le provincie siciliane. Le autorità sanitarie hanno pertanto, l’obbligo di intervenire in modo tempestivo, razionale, articolato e concordato adottando provvedimenti necessari ad evitare quella che può diventare una catastrofe.
È delle ultime ore la nuova ordinanza firmata d’urgenza da Musumeci nella quale si elencano diversi provvedimenti: obbligo di green pass per accedere agli uffici pubblici, obbligo di mascherina anche all’aperto in situazioni di affollamento, obbligo di tampone per soggetti che non hanno completato il ciclo vaccinale e debbano partecipare a cerimonie, stretta nei controlli in porti ed aeroporti, ricognizione della popolazione non vaccinata.
Valuteremo l’impatto di queste misure, alcune delle quali vanno ancora dettagliate, nel corso dei prossimi giorni e intanto registriamo con soddisfazione che in un incontro svoltosi il 12 Agosto con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, finalmente l’ASP di Siracusa si è fatta promotrice di un nuovo protocollo che coinvolge più attivamente queste figure professionali nella campagna vaccinale.
In questa fase i medici di famiglia che hanno un contatto capillare sul territorio ed un rapporto fiduciario con i pazienti e sono in grado di raggiungerli porta a porta e di parlare a tutti con semplicità, con spirito di amicizia e pacatezza, sono fondamentali per convincere i poco informati, gli esitanti, i dubbiosi e i paurosi e spingerli alla vaccinazione. Sono provvedimenti condivisibili e potenzialmente utili ma di dubbia tempestività.
Speriamo che nelle prossime settimane non saremo nella condizione di dover commentare con il colorito detto popolare catanese “Doppu c’arrubaru a Sant’Aita, ci ficiru i porti i ferru“ .

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