Con Ottavio La Leggia, grande tifoso della squadra aretusea, abbiamo parlato di una stagione chiusa amaramente, della gestione societaria e delle prospettive
Durante gli Europei di calcio, come nel resto d’Italia da molti balconi siracusani sono state sventolate festanti bandiere tricolori e trionfanti maglie azzurre. Azzurro è pure il colore del Siracusa, ma per quel che riguarda questa squadra ancora una volta – l’ennesima negli ultimi anni – c’è toccato attaccare alla finestra la versione cromatica più sbiadita! Fuor di metafora, anche quest’anno i supporter azzurri hanno dovuto mandare giù l’ennesimo boccone amaro, stavolta a causa della sconfitta, 3-2, subita col Giarre nello spareggio per approdare in serie D giocato sul campo neutro di Agrigento. Promozione pertanto sfumata, sebbene ci tocca aggiungere che il campo ha dato il responso più giusto. Abbiamo parlato di questo e di altro con Ottavio La Leggia, quarantenne siracusano, titolare di un negozio in via Piave alla Borgata, molto conosciuto e stimato nell’ambiente sportivo perché rappresenta uno dei tifosi storici del sodalizio aretuseo.
Sei d’accordo che la sconfitta del Siracusa nello spareggio c’è stata tutta?
Sì, credo che alla fin fine i valori espressi in campo siano stati effettivamente quelli reali. Inoltre ritengo che la nostra squadra andava forse motivata di più per affrontare nel modo migliore una prova così importante. Il Giarre è stato più brillante mettendo in campo molta più voglia di vincere. Peccato, perché il Siracusa si è sgonfiato proprio nel momento della partita decisiva.
Dove credi si annidino gli errori principali di quest’annata? E dove ritieni bisognerebbe intervenire per il futuro?
Comincio col dire che si è dovuti già partire in salita perché la squadra è stata composta un po’ in ritardo rispetto alla concorrenza. Conosciamo tutti infatti le nostre travagliate vicende societarie e questo alla fine lo paghi. Il Giarre invece ha cominciato la preparazione molto prima di noi e, sin dall’inizio, avevano chiaro in testa l’obiettivo di vincere il campionato. Per quanto riguarda gli interventi che bisognerebbe fare per non ripetere gli errori di quest’anno, a mio avviso il primo e più importante obiettivo da perseguire sarebbe quello di riconquistare i tifosi. Soprattutto i gruppi organizzati, stimolandoli a ricompattarsi attorno alla squadra da subito, presentando la domanda di ripescaggio alla serie D per approdare lo stesso a quella categoria più consona alla città che rappresentiamo. Domanda che potrebbe anche avere un esito positivo, vista la difficile situazione economica nella quale versano diversi club. Subito dopo i vertici societari dovrebbero chiedere un incontro chiarificatore con gli esponenti dei vari gruppi ultras, cercando di spiegare chiaramente e direttamente al cuore della tifoseria quali sono gli obiettivi veri della società. Obiettivi sia a breve che a lungo termine.
Visto che stiamo parlando della società, come vedi il futuro prossimo? Pensi che quella attuale abbia i mezzi adatti per tirare fuori il Siracusa da una categoria obiettivamente deprimente?
Penso che Cutrufo possieda anche da solo i mezzi per portare il Siracusa in serie D. Dall’ambiente filtrano rumors che dicono abbia trovato un socio nella persona dell’ex presidente dell’Akragas, il quale sarebbe disposto a dargli una mano. Ma, anche se ciò corrispondesse al vero, credo che chiunque voglia fare da partner si farebbe avanti solo se approdassimo quanto meno alla serie D, quindi bisogna prima uscire dall’Eccellenza. Per fare questo tutte le impellenze economiche spettano solamente al patron Gaetano Cutrufo, perché già la domanda di ripescaggio comporta delle spese che vengono tolte dal budget societario, e che invece servirebbero a costruire un organico migliore.
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Il problema di una certa inadeguatezza della società è un fenomeno atavico per gli amanti della maglia azzurra. Dacci una tua opinione del fenomeno e cosa ritieni si possa fare affinché allo stadio De Simone si torni a respirare una diversa atmosfera.
Attraversiamo un momento in cui il calcio è un po’ in difficoltà in tutte le categorie, dalla serie A in giù. Ed è quindi logico che più scendi di categoria più incontri problemi, perché si riducono le entrate a partire dai diritti TV. In più nelle ultime due annate sono mancati gli incassi dei botteghini, come a tutti del resto. Quindi in qualche modo capisco le preoccupazioni e le difficoltà della società. Però è anche vero che per fare crescere un qualsiasi club, giocoforza si devono fare degli investimenti. Se no è meglio non mettersi nel mondo del calcio. Pertanto, se Cutrufo ha intenzione di continuare a gestire come ha fatto sinora, allora è meglio che si dia da fare per trovare degli acquirenti, oppure cerchi di coinvolgere altri soci che ci possano far crescere. Nel calcio senza la dovuta programmazione non si va da nessuna parte. E per programmazione intendo le strutture, un adeguato settore giovanile e tutta una serie di cose che purtroppo Siracusa in questo momento non ha, nonostante sia affamata di calcio. La società si è sempre lamentata che la città non segue la squadra, invece sono convinto che se la gente si accorgesse che questa società ha finalmente degli obiettivi chiari e ambiziosi, allora la seguirebbe in massa. Non bisogna mai dimenticare che negli anni in cui la squadra ha ottenuto due promozioni di seguito, ci si è stretti attorno al Siracusa. C’erano più di duemila tifosi in trasferta a Rende e quasi diecimila appassionati accolsero in piazza Duomo i giocatori al loro ritorno. Persino le istituzioni come la Provincia si erano avvicinate al progetto sportivo. Da lì in poi però i progetti non sono stati più chiari, la gestione della squadra è stata più approssimativa, tanto che ogni anno abbiamo dovuto sorbirci pure i punti di penalizzazione che ci ha inferto la Lega. E queste cose ovviamente allontanano i tifosi dallo stadio, perché sono portati a non credere più a dirigenti dai quali si sentono traditi.
Tu sei un tifoso storico del Siracusa. Ci piacerebbe sapere se sei stato d’accordo con la forma di protesta che ha visto l’assenza del tifo organizzato proprio nell’appuntamento più importante della stagione. Come ti poni nei confronti del cuore pulsante del tifo aretuseo?
Grazie per questo attestato di stima, anche se sono un tifoso giovane visti i miei quarant’anni. E ti rispondo, ahimè, che come tanti altri tifosi azzurri oramai ho fatto quasi l’abitudine a questi fallimenti in serie, sportivi e societari, ai quali siamo stati costretti a sottostare. Quindi mi sono leggermente disamorato e credo sia umano farsi uno scudo per soffrire meno a causa di certe ferite. E sono diventato più razionale nel giudicare gli eventi drammatici, sportivamente parlando. Capisco dunque qual è l’andazzo della nostra realtà sportiva. Se poi vogliamo parlare delle forme di protesta come l’assenza del tifo siracusano organizzato nella finale di Agrigento, allora ti devo confessare che sono stato d’accordo con quella scelta. Fatta nei confronti di una società guidata da una persona che più volte ci ha voltato le spalle e spesso ci ha illuso con promesse che, regolarmente, non ha mantenuto. Se invece dobbiamo parlare della maglia, allora penso che in qualunque categoria e con qualunque presidente la bandiera andrebbe sempre seguita e sostenuta. Per questo ribadisco che Cutrufo dovrebbe chiedere un incontro franco e chiarificatore con tutti gli esponenti del tifo azzurro, compresi i gruppi organizzati, per chiarire una volta per tutte le sue reali intenzioni circa la gestione del Siracusa Calcio. Perché siamo una squadra storica e dobbiamo fare di tutto per uscire il prima possibile da queste categorie minori. Negli ultimi trent’anni siamo stati più fra i dilettanti che tra i professionisti, come una città capoluogo di una provincia di oltre quattrocentomila abitanti meriterebbe. Qualche buon giocatore, vedi Mancosu e Magnani, è comunque venuto fuori ed è finito in serie A portando dei bei soldini nelle casse della società. Nonostante ciò siamo rimasti nelle stesse condizioni, allora 2+2 fa 4 e quindi qualche responsabilità di cattiva gestione la proprietà deve averla e deve cominciare a farsi delle domande. Come tutta la tifoseria pure io attendo fiducioso una conferenza stampa della società che ci sveli i programmi futuri, ma non nella solita maniera facilona e approssimativa perché, francamente, è una maniera che non si addice al nome che portiamo. Se questo presidente ama davvero Siracusa ed il Siracusa, è arrivata l’ora di cambiare registro e di dimostrarcelo. E questo mi sembra il minimo.

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