I numeri parlano e raccontano le statistiche di questi anni. Ci consegnano la storia di un Paese che, da decenni, arretra nella disoccupazione e servizi, mentre aumenta in corruzione, evasione, inefficienza della burocrazia. Nella scuola siamo regrediti a tutti i livelli. Per aumentare i posti di lavoro servono investimenti, pubblici e privati, invece si continua a tagliare e non si interviene sugli sprechi della spesa pubblica. Siamo diventati un Paese per vecchi, e sarà sempre peggio con un welfare ingiusto che difende privilegi più che diritti.
La giustizia non esiste: è cancellata da processi civili interminabili, che favoriscono i furfanti e i ricchi. Senza la ripresa del Mezzogiorno non vedremo mai la ripresa dell’Italia. Eppure, il Sud sprofonda e i massimi responsabili del Paese mancano di rispetto a quel 33% di italiani che oggi si presenta come un Paese a sé, rivolto più che altro al ritorno al passato, fra basso reddito, servizi scadenti ed emigrazione giovanile. Ma se l’Italia ha le energie e le possibilità per riprendersi, è la Sicilia, e soprattutto la provincia di Siracusa, che deve faticare di più per emergere nell’attuale società, classista e squilibrata: dal diritto allo studio e alla salute, dal riconoscimento del merito al posto di lavoro, ecc.
I numeri che seguono dovrebbero essere essenziali per le figure apicali della provincia se vogliono dare un’anima ai loro progetti avendo a cura il servizio verso la collettività. Ma si nota che c’è una democrazia in disgregazione specialmente nel capoluogo e allora servirebbe il coraggio di tutta la collettività partendo dalla conoscenza dello stato di fatto, basilare per compiere i primi passi appropriati verso una strada diversa.
Da queste considerazioni la nostra proposta dei due report che ogni anno, da 31 anni, il Sole 24ore e da 22 Italiaoggi7 pubblicano. Sono rapporti sulla qualità della nazione divisi per provincie.
Il termine qualità di vita (o favorevoli condizioni di vita) indica il benessere di una provincia. Si tratta di un argomento trasversale e multidisciplinare che comprende vari aspetti (economia, sociologia, medicina, pedagogia, ecc.). I dati provengono da diverse fonti ufficiali (Inps, Istat, ministeri, infocamere, ecc.) ma i due resoconti si distinguono sia per alcune ragioni statistiche che per la presenza di alcuni indicatori differenti nella classifica generale delle 107 provincie italiane. Ecco perché, nella classifica totale, le provincie assumono una posizione diversa, in questo caso minima: nell’ultimo rapporto del 2020, la nostra provincia si trova in 105ma posizione per il Sole 24ore, in 104ma nell’altro report di Italiaoggi7.
![]()
Questa la tabella del Sole 24ore con i macro indici delle nove provincie dell’isola e di seguito noteremo importanti divergenze.
Ag Tr Ct Cl Pa En Me Rg Sr
| Ricchezza/Consumi | 101 | 99 | 85 | 103 | 81 | 97 | 82 | 104 | 94 |
| Ambiente/Servizi | 104 | 102 | 101 | 107 | 92 | 100 | 89 | 106 | 103 |
| Giustizia/Sicurezza | 11 | 74 | 67 | 18 | 50 | 39 | 76 | 73 | 91 |
| Affari/Lavoro | 95 | 98 | 87 | 107 | 89 | 99 | 93 | 83 | 104 |
| Demografia/Società | 23 | 25 | 13 | 14 | 27 | 46 | 33 | 7 | 19 |
| Cultura/Tempo libero | 106 | 95 | 90 | 101 | 98 | 104 | 78 | 92 | 99 |
Nel macro indice Ricchezza/Consumi (che raggruppa reddito pro capite, reddito disponibile pro capite, depositi bancari, pensioni di vecchiaia, ecc.) la ricca e prospera provincia è, da tempo, in caduta continua, nei depositi bancari giunge al 105mo posto in classifica.
In Ambiente/Servizi (ecosistema urbano, spesa sociale enti locali, persone con almeno un diploma, laurea, ecc.) si presenta addirittura penultima. E in Affari/Lavoro (imprese in fallimento, imprese in rete, ecc.) è penultima, anche se c’è da notare che per le imprese femminili – avverte Infocamere – si trova al 14mo posto nella classifica nazionale. Permane fortemente negativo l’indice di “quota di export sul Pil”, quest’anno è in seconda posizione, l’anno precedente era addirittura al primo posto. Esso denuncia l’immagine di una economia quasi tutta basata sull’esportazione con basso valore aggiunto. Il grosso lo fa la raffinazione: arriva il petrolio e vanno via i raffinati, ma le multinazionali non lasciano quasi nulla in loco (accise, Iva) che va all’incasso di Regione e Stato.
Ma anche negli altri settori economici la storia si ripete: nel settore agricolo non esiste un tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere nonostante i nostri raccolti anche pregiati. E lo stesso turismo comporta poche entrate. I grandi alberghi sono gestiti da società straniere, locali restano solo i piccoli e i B&B, oltre a ristoranti e bar, e prevale il turismo mordi e fuggi, di cui anche importanti località d’attrazione (per esempio Venezia) si lamentano.
Per Demografia e Società l’alto indice denota una bassa qualità della vita. Troviamo in questo macro indice i consumi di farmaci per la depressione (12ma posizione), calmanti e sonniferi (29ma) e anche, una criticità grave specialmente nella pandemia in atto, il 98mo posto per numero d’infermieri e il tasso di mortalità (standardizzato per 10mila abitanti) al 93mo.
La provincia è anche fra le ultime per Cultura/Tempo libero (spettacoli, spese al botteghino, offerta culturale, ecc.). L’indice di lettura di quotidiani è da sempre sotto quota 90 (96ma nel 2020).
Scarsa la presenza di eventi: tranne quelli classici e da alcuni anni, complice l’aumentato turismo, gli eventi estivi, solo in Ortigia, il resto del capoluogo è deserto. Ciò che fa alzare l’asta di questo macro indice sono altre manifestazioni in provincia (jazz Canicattini, cinema Marzamemi, ecc.).
E se nella partecipazione elettorale ci collochiamo al centesimo, per Giustizia/Sicurezza ci stacchiamo nettamente dalle altre. La provincia più in basso è Messina, con indice 76, molto più giù si colloca Siracusa al 91mo posto, il risultato dovuto a quasi tutti gli indicatori che compongono questo macro indice: dall’indice di criminalità 84, ai furti 74, alle estorsioni 97, all’indice di litigiosità 79, alla durata media cause civili 99, alle cause pendenti ultra triennali 87, ai tentati omicidi 97, alle lesioni dolose/percosse 100, agli omicidi volontari 89, e così via. È un quadro davvero disastroso.
![]()
Infine, se controlliamo il tasso di disoccupazione è del 24,13% (nel 1990 era all’8 %, nel 2004 al 17%) e il tasso di disoccupazione giovanile salito al 53,95% ciò fa capire che esiste un certo numero di persone che lavorano in nero, troviamo difatti che l’indicatore relativo ai giovani non studenti né in cerca di lavoro ci colloca in 97ma posizione (il 36,7%). La miseria si allarga sempre di più (percettori pensioni basso importo 92mo) con la conseguenza che anche anziani lavoratori con pensione da fame lavorano offrendosi a un maggiore sfruttamento. Anche la diffusione del reddito di cittadinanza è limitata (102mo). È una degenerazione: si vive in una realtà dove i pilastri del vivere civile e democratico vanno frantumandosi, e infatti per competenza alfabetica e numerica degli studenti finiamo al 95mo posto della classifica nazionale.
Per concludere, per meglio chiarire quanta strada in negativo abbiamo tutti percorso, riportiamo un quadro di confronto dei macro indici fra l’attuale e quello del 1990 (posizione generale 81ma rispetto a 105ma del 2020).
1990 2020
| Ricchezza/Consumi | 84 | 94 |
| Ambiente/Servizi | 45 | 103 |
| Giustizia/Sicurezza | 3 | 91 |
| Affari/Lavoro | 83 | 104 |
| Demografia/Società | 81 | 19 |
| Cultura/Tempo libero | 85 | 99 |

Commenti recenti