INCENDI/Parte 2 – COSA FARE? Alcune testimonianze e, soprattutto, gli impegni da assumere

Brucia Pantalica, brucia Cava Grande, brucia la Valle dell’Anapo, brucia Targia, brucia Fonte Ciane, brucia Tremmilia. Brucia dappertutto. Solitudine impotenza, rabbia. Ogni anno, tutti gli anni.

Ma veramente non si riesce a fare nulla? Ad evitare? Solo parole e buoni propositi? Rimpallo di responsabilità e scarica barile? Piagnistei per mancanza di leggi, di fondi e di personale?

Noi riteniamo di no. Riteniamo che indignarsi ma soprattutto mobilitarsi sia indispensabile. Riteniamo che già con gli strumenti a disposizione sia possibile fare qualcosa. A cominciare dall’istituzione di un tavolo (o come lo si voglia chiamare) da parte di Prefettura, Protezione Civile, Forze dell’Ordine, Enti Locali, in cui ognuno assuma i propri impegni e siano accertate eventuali responsabilità o inadempienze. Pare che in base ad una legge non scritta sia impossibile tra luglio e agosto organizzare qualcosa. Non ci resta che confidare in settembre, e in mancanza di iniziative concrete il nostro giornale è disponibile a farsi promotore.

A sentire le testimonianze che abbiamo raccolto pare che gli indizi forti verso i presunti responsabili esistano, si attendono i risultati delle indagini (se si faranno). C’è una Legge (353/2000) che obbliga i Comuni a mappare i terreni incendiati in modo che, nei successivi  dieci anni, si possano vietare attività di pascolo, caccia e costruzioni. È applicata? Un’altra Legge, – 68/2005 – ha introdotto gli ecoreati nel codice penale, e nei casi gravi si può configurare il delitto di disastro ambientale. È operativa?

Come mai il sistema di rilevamento satellitare adottato in Basilicata non viene esteso anche alle altre Regioni? (Vedi il documento/denuncia redatto dal Movimento Antincendi Ibleo).

Su questi e altri interrogativi gli enti preposti sono chiamati a rispondere. Si spera che non si debba attendere molto o invano. Intanto la petizione per l’istituzione del Parco degli Iblei (che già sarebbe una soluzione) ha superato le 13mila firme e continua (leggi pubblicazione a parte). Segno evidente di una sensibilizzazione forte da parte dei cittadini che non si arrendono.

Carmela Pupillo, imprenditrice

Ieri è andata in fumo una vasta area di macchia mediterranea di Targia.

Se i terreni e le vigne di Moscato di Siracusa sono stati miracolosamente risparmiati, si sono persi ettari di biodiversità che erano casa e rifugio di tanta flora e fauna spontanea e che differenziano questo territorio dagli sfruttamenti intensivi e dagli impianti industriali.

Verso sera le fiamme hanno avvolto anche il metanodotto di Targia e il panico del giorno si è trasformato in terrore.

I soccorsi sono stati insufficienti e scoordinati a causa dei numerosissimi fronti di fuoco che hanno interessato tutte le delicate zone di riserva della città con un atto premeditato e criminale.

Quello che risulta evidente è che non ci sono ad oggi misure adeguate né di prevenzione né di contenimento. Ogni estate la Sicilia brucia e non ci sono uomini né mezzi in grado di contrastare uno stato di emergenza che è diventato normalità.

Da soli non possiamo farcela, è necessario fare fronte comune per richiedere risorse ed interventi straordinari adeguati alla gravità della situazione o non resterà più terra da tutelare.

Paolino Uccello – Guida naturalistica

Stiamo assistendo ad una catastrofe ambientale incredibile. Di mezzo ci vanno gli agricoltori, gli imprenditori, le famiglie che stanno subendo danni enormi. I deputati nazionali e regionali dovrebbero intervenire, è inaudito non sentire nulla da parte loro.

Per quanto riguarda gli interventi preventivi andavano fatti a marzo non a luglio, quando bisognava predisporre i viali taglia fuoco, mettere in rete le varie associazioni di Protezione Civile (Regionale, Provinciale, Comunali), creare punti di avvistamento e controllo h.24.

Poi bisogna avviare le indagini, che non può fare la Forestale. La Forestale di Siracusa è senza personale, ha soltanto due  agenti a Sortino, due  a Buccheri e due  a Noto. L’intervento dell’esercito a questo punto è un atto dovuto, data l’inefficienza del Governo Regionale. La Regione va denunciata per inezia ed è causa della catastrofe. Hanno dirigenti a 200mila euro l’anno che non si rendono conto della situazione. Oltre all’Esercito devono intervenire i Carabinieri perché prima o poi ci scapperà il morto.

La situazione è drammatica, stanno attentando a tutte le Riserve, all’istituendo Parco degli Iblei.

Anche i partiti sono troppo in silenzio, bisognerebbe coinvolgere tutti i deputati, nazionali e regionali, per incalzare il governo regionale, ci sono gli agricoltori, gli imprenditori, le singole famiglie disperate che non sanno a chi chiedere aiuto. Negli ultimi decenni di forestazione sono stati spesi parecchi milioni per ogni ettaro di bosco: assunzione di personale, redazione di progetti, consulenti e specialisti vari, ditte per vari servizi. Un quantità enorme di risorse investite. Un governo (regionale) dovrebbe difendere questo patrimonio ma invece lo rende vano e si assiste al nulla assoluto.

Saro Cuda – Associazione Acquanuvena

Sono contro l’uso dell’esercito per bloccare gli incendi. Perchè? …ci sono delle responsabilità nella mala-gestione del territorio a base della devastazione avvenuta con gli incendi.

Prendiamo ad esempio l’incendio in c.da Calderaro ad Avola di giorno 21 giugno 2021. E’ iniziato vicino alla “discarica comunale di inerti” mai bonificata. Da lì si è sviluppato in tutta l’area. C’è una responsabilità? In situazioni di emergenza tutti i nodi vengono al pettine! Usiamo la magistratura ordinaria …. non l’esercito!

Escursionista anonimo

È triste constatare come si assiste passivamente a questa tragedia. Non è difficile risalire ai piromani. Basta vedere chi dopo ne trae benefici. A parte qualche lavoratore forestale precario che in passato è stato scoperto, i più interessati sono i pastori in cerca di pascolo fresco e gratis. C’è la mafia della pastorizia che si sta imponendo dappertutto. Attraverso prestanomi (spesso inconsapevoli) prendono contributi europei per il bestiame, per i terreni, per attrezzature, ecc. Hanno bisogno di pascoli (abusivi perché non spendono nulla) sono pericolosi, diversi vengono dalla provincia di Messina, con la violenza o la persuasione a tutti i costi si impadroniscono di beni e terreni. La gente ha paura e non denuncia.

Poi c’è anche chi fa di tutto per ostacolare l’istituzione ed il funzionamento di parchi e riserve, ritenendo erroneamente di non poter svolgere attività imprenditoriali ed economiche.

Il fatto è che il Paesaggio subisce una violenza spesso irreversibile, non si trovano più funghi, dai nostri boschi sono spariti (morti?) conigli, lepri e volpi. La situazione è tragica ma nessuno interviene.

Ex Forestale anonimo

Il dramma degli incendi si ripete ogni anno senza problemi per i criminali incendiari. Il personale della forestale è al minimo, ma secondo me non è un problema di uomini, di esercito o carabinieri che pure sono necessari. Manca un coordinamento tra i vari enti (Prefettura, Forestale, Protezione Civile, Comuni, Regione, Forze dell’Ordine) e manca un vero e proprio Piano di prevenzione.

Le Leggi ci sono e basterebbe metterle in pratica. I Comuni devono vigilare sulla manutenzione e prevenzione da parte di privati e pubblici, lo fanno? Sempre i Comuni devono stilare la mappatura dei terreni bruciati in modo che poi lo Stato, per  dieci anni, vieti il pascolo, la caccia e nuovi insediamenti. Lo fanno? La Regione deve commissariare tutti i Comuni inadempienti, lo fa? in Basilicata hanno risolto il problema attraverso un sistema di rilevamento e controllo satellitare. Perché non diffonderlo in tutto il territorio? Le indagini per l’individuazione dei colpevoli (quelli che poi ne traggono vantaggio) si fanno? Tutti dicono che c’è la mafia dei tortoriciani che sta avendo il sopravvento dappertutto in Sicilia orientale. È vero? Qualcuno indaga?

Vincenzo Spadaro – M.A.I.

Quando ti trovi davanti ad un incendio devi pensare a 3 cose:

Vie di fuga

Vento

Cosa puoi salvare.

Dopo aver segnalato alle autorità competenti ed esserti reso conto che forse non verranno, perché nel frattempo, in altre zone, c’è un inferno più profondo, allora ti armi di buona pazienza e tanta razionalità, con Marco e Christopher, e con il supporto logistico di Saro Cuda, sfidi le fiamme.

Obiettivo? Salvare più alberi possibile. Il calore ti cuoce la pelle addosso. Il fumo ti annebbia il cervello. Respiri in apnea. Poco tempo per pensare. Troppo tempo per consumare l’aria che respiriamo. I volontari de M.A.I. #MovimentoAntincendioIbleo, del gruppo spegnimento vivono questo. Ogni volta che intervengono.

Ieri, domenica, sono uscito di casa alle 16 per rientrare alle 23. Due roghi importanti: il primo in zona Cassibile, a qualche chilometro dalla foce del fiume (la Marchesa), il secondo in zona Euchini (Oasi di San Francesco).

Nel primo i 4 “firebusters”, soli, senza l’intervento di nessun mezzo. Nel secondo, molti mezzi di VVFF e Forestale. Abbiamo però assistito a scene di panico, cittadini spaventati e scoraggiati.

Soluzioni individuali e di comunità:

Prevenire

Pulire i terreni

Pattugliare

Segnalare 112 – 1515 – 115

Autorganizzarsi

Bonificare

Reti solidali di vicinato

Piantare alberi

Soluzioni locali:

Reti di collaborazione tra Comuni, forestali, VVFF, protezione civile, associazioni, liberi cittadini

Contratti seri per i forestali

Presidi sul territorio

Pulizia e manutenzione

Soluzioni globali?

Istituzione del reato di attentato terroristico ai danni dell’umanità

Nazionalizzazione delle flotte aeree

Manutenzione preventiva dei mezzi di soccorso

Nei terreni bruciati si possono piantare solo alberi autoctoni

Istituzione di Parchi e Riserve.

Vedi anche:

https://www.facebook.com/237010786444133/posts/2481840111961178/

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1514032045650487&id=100011311187091

 

 

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