Tristezza, Impotenza, Rabbia, Disperazione. Il Day After si palesa con questi sentimenti che si rinnovano ogni anno puntualmente come un rito implacabile e devastante. Una catena di fuoco ha accerchiato ieri Siracusa da Nord, lungo la dorsale Ovest fino a Sud (ad Est per fortuna abbiamo il mare). Da Targia a Contrada Spalla a Tremmilia e poi ancora a Fonte Ciane e Pantanelli. Strade interrotte, fumo dappertutto, evacuato un albergo e l’acquapark e persino case private ed un asilo, tutto intorno alla città scene da film. La fuliggine é arrivata persino su balconi e terrazze di Ortigia.
Dopo i recentissimi roghi di Cava Grande, di Pantalica e della Valle dell’Anapo la devastazione ambientale ha proseguito il suo corso con una sincronizzazione e localizzazione che sembra dettata da un manuale e una strategia studiata a tavolino. Guarda caso almeno quattro o cinque focolai in contemporanea si attivano sulle Mura Dionigiane (a Nord del parco della Neapolis), sulla Riserva Ciane Saline e poi ancora a Cugni (Cava Grande di Cassibile), Spinagallo/Ippodromo e Monti Climiti (Avola). Tutte zone di particolare interesse paesaggistico, molte delle quali incluse nelle Riserve (Neapolis, Ciane, Cava Grande) che si aggiungono al disastro di Pantalica e Valle dell’Anapo di qualche giorno fa.
A chi danno fastidio le Riserve, le zone vincolate paesaggisticamente, l’istituendo Parco degli Iblei?
Chi viene beneficiato da questi atti criminali?
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Ogni anno si perpetua la saga del lamento, dell’indignazione, dei propositi, delle raccomandazioni. Ma è tutto vano, a giudicare dai risultati. Gli appelli e gli impegni assunti dagli Enti preposti non si concretizzano e si assiste al rimpallo delle responsabilità: è colpa del Comune, no della Provincia, di più della Regione, la Forestale non ha mezzi e uomini, sono gli stessi precari della forestale ad appiccare i roghi, no sono i pastori e gli allevatori, che dite: è la società dei Canadair, è l’incuria del privato che non manutenzione i propri fondi, è il dolo di chi lascia accesi i falò o lancia i mozziconi dall’automobile.
E intanto i roghi si ripetono, lo scempio ambientale si compie, la tragedia per la distruzione di un patrimonio unico rappresentato dalla tipica macchia mediterranea, da vegetazione spontanea, luoghi ospitali per la fauna locale e di passaggio, di specie che migrano o che nidificano: carbonizzati. Con esso il papiro, la mitica rinomata simbolo del nostro territorio e della nostra antichità: tutto bruciato. Il tutto, ironia della sorte, in concomitanza con il FESTIVAL DEL PAESAGGIO – Il Circuito delle Mura Dionigiane: storia, natura e bellezza in città – la cui locandina riporta: Il Festival ha come obiettivo quello di stimolare nei cittadini – ha spiegato Valvo – una nuova consapevolezza su archeologia e natura del territorio, delle quali siamo circondati quotidianamente, con particolare riferimento alla Mura Dionigiane. Si tratta di un bene di indubbio interesse storico ed archeologico che può essere valorizzato sia dai cittadini che dalle scelte della politica. Una tragica fatalità ha voluto che proprio durante il Festival del Paesaggio si consumasse l’ennesimo scempio al Paesaggio.
Le esperienze passate cosa ci hanno insegnato? Le istituzioni preposte cosa hanno adottato per evitarlo? Possibile che non si possa fare nulla per evitare tutto ciò? Sembra che il reato di distruzione ambientale sia il più facile da compiere ed il più difficile da accertare e punire. Mai (o quasi) si risale ai colpevoli. Ci indigniamo un giorno, massimo due. Domani c’è la semifinale della nazionale italiana. Ne riparliamo la prossima estate.
(Fine parte 1)

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