Caldo torrido e proteste dei lavoratori. La risposta nella legge 81 del 2008

Giornate di caldo torrido e lavoratori in protesta per le condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare. Eppure, chiarisce Salvo Carnevale, segretario provinciale degli edili Cgil di Siracusa, proprio a tutela della salute da eventuali rischi nei giorni, o nelle ore, particolarmente calde tutte le aziende sono obbligate al rispetto di una legge specifica, la n.81 del 2008, che prevede le misure da adottare nel caso la temperatura raggiunga i 34° gradi e un alto tasso d’umidità.

In tal caso i lavoratori devono sospendere le proprie attività o per alcune ore o per l’intera giornata.

I lavoratori hanno quindi ragione nel chiedere maggiore attenzione per la loro salute in queste giornate afose nei luoghi di lavoro!

Certamente, le misure da adottare sono connesse alla valutazione di ogni rischio affinché sia eliminato. Ma questo non è un problema in quei cantieri edili dove esiste il sindacato con i propri rappresentanti che si fanno sentire. Il problema emerge in particolare presso quelle aziende, purtroppo la maggioranza assoluta (95%), dove non esiste il sindacato, che si trovano fuori dalla zona industriale.

Per cui c’è bisogno di più sindacato?

Lo dichiaro sempre a tutti i lavoratori che incontro. Per questa circostanza stiamo verificando quante richieste da parte di imprese sono giunte all’Inps nei giorni 23/24/25 giugno per le ondate di calore e valutare quindi la dimensione del fenomeno. Inoltre, abbiamo presentato un esposto agli enti competenti perché emanino un’ordinanza per imporre alle imprese la cassa integrazione in presenza di questi avvenimenti atmosferici. Abbiamo inviato la stessa richiesta anche alla Regione sollecitando un’ordinanza a tutti i Comuni per lo stop di tutti i cantieri, ma non abbiamo ricevuto risposta. Solo l’Asl ci ha fatto pervenire una comunicazione in cui chiarisce che non è in suo potere emettere ordinanze. Intanto la Regione Puglia, in seguito all’ondata di calore che ha portato a tre morti in due giorni, durante o dopo il lavoro, non solo nei campi per l’altissima temperatura e l’elevata umidità, ha deciso che dal 26 giugno fino al 31 agosto non si potrà lavorare nei campi dalle 12.30 alle 16 in caso di ondate di caldo.

Quali altre azioni ha intenzione di promuovere il sindacato?

Andremo avanti oltre l’esposto chiedendo all’ispettorato del lavoro d’intervenire perché è suo compito. È chiaro che esistono cantieri illegali in cui la sicurezza non esiste e si lavora in condizioni estreme e rischiose, ma come fare in questi casi?

Sullo sblocco dei licenziamenti la categoria in provincia subirà dei colpi?

No, non si sentiranno, perché il settore è prevalentemente fatto di cantieri che aprono per un lavoro e poi chiudono, invece avremo dei problemi nelle commesse delle grandi committenti che stanno riducendo il lavoro e come sempre i primi a essere licenziati sono gli edili. Per il resto, parlo di Siracusa e dei Comuni, la situazione è diventata positiva con l’applicazione del super bonus che ha incrementato del 10% l’occupazione.

Antonino Recano è il segretario provinciale dei metalmeccanici Cgil di Siracusa. A lui abbiamo chiesto in particolare informazioni sulle proteste dei lavoratori della Icos serbatoi.

Proprio in questi giorni, noi confederali ci siamo recati presso quest’impresa dove esiste un protocollo per le situazioni di caldo eccessivo. Abbiamo verificato che ha un sistema interno collegato a vari punti nel cantiere che dà la temperatura e il tasso d’umidità e che, al superamento dei parametri stabiliti dalla legge 81, porta i lavoratori a fermarsi riposando o se l’evento persiste alla richiesta di cassa integrazione. Inoltre, non abbiamo avuto nessuna segnalazione negativa da parte dei lavoratori iscritti e non su anomalie fra loro e il datore di lavoro. Invece ci stiamo allertando verso l’ispettorato del lavoro e gli altri enti interessati per questa problematica in generale.

Si è aperto lo sblocco dei licenziamenti quali problemi avrà la categoria qui?

Già oggi la prospettiva è parecchio preoccupante: non c’è lavoro per tanti lavoratori. Abbiamo la Lukoil che ha posto i suoi lavoratori in cassa integrazione ponendoci ulteriori problemi.

Cosa intendete fate?

Oggi, abbiamo fatto un’assemblea in zona industriale per un primo sciopero nazionale da effettuare il 6 luglio ed erano presenti 300 lavoratori che in realtà, rispetto alla nostra apprensione, non apparivano preoccupati. Per questo riteniamo di rivederci con ulteriori assemblee dopo lo sciopero del 6 perché intendiamo organizzare, partendo da una base consapevole, uno sciopero generale locale che coinvolga tutte le categorie dato che, con le decisioni di questo governo a guida nordista, gli sperati investimenti per una transizione ecologica fuori dal circuito del petrolio sono stati deviati e non vediamo nulla di positivo all’orizzonte. Notiamo che specialmente la Lukoil rimane rigida nelle sue posizioni, per nulla disposta a un cambiamento di rotta per una transizione ecologica ma interessata ai nuovi finanziamenti considerate le proprie difficoltà. Non vogliamo finire come la zona industriale di Gela diventata quasi un deserto dove i lavoratori metalmeccanici sono diventati appena un terzo e non si preannuncia nulla per il futuro anche per i rimanenti. Perché deve toccare sempre a noi la chiusura di posti di lavoro specialmente quello di chiudere questo importante sito? Il sindacato a livello nazionale capisce molto bene l’importanza di questo grande momento e vuole essere presente alla proclamazione del nostro sciopero generale. I nostri leader nazionali sono pronti a venire qui per sostenerci e dare ancora più importanza al nostro sciopero, ma tutto deve partire dal basso, dalla consapevolezza di tutti i lavoratori.

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