83 anni e … sentirli, ma solo nel fisico, perché la mente c’è tutta: nell’analisi come nella memoria. “Leggo molto e rifletto su tante cose. Sono abituato a chiedermi il perché di tutto, di andare oltre le verità di comodo, o quelle propinate alla massa. Il processo logico è come un problema aritmetico. Si assumono dei dati, si elaborano logicamente e se i dati assunti sono veritieri e il processo è corretto, il risultato non può essere che esatto”
Mario Italia si dichiara ancora socialista: non ha mai tradito la propria appartenenza politica, la propria ideologia. Bettino Craxi per lui resta uno dei pochi veri politici della nostra storia, colpevole solo di essere stato onesto nel riconoscere che la politica, quella che cambia il corso delle cose e non è vuota retorica, ha bisogno di mezzi e strumenti. Anche del vil denaro, “purché non sia usato per arricchire se stessi”. Altro politico di razza Enrico Berlinguer, sulla cui morte Mario fa aleggiare sospetti “Hanno lasciato passare troppo tempo prima di portarlo in ospedale. E a legittimare il sospetto l’analogo problema sofferto dal suo successore Natta. Oggi procurare un infarto a distanza non è un problema!”. E poi Massimo D’Alema, l’eminenza grigia, l’uomo che aspira alla Presidenza della Repubblica, in grado ancora oggi di “far fuori” segretari di partito non graditi, di manovrare con ogni mezzo, “un’intelligenza politica di grande spessore”.
Ma c’è un uomo che svetta oggi su tutti, da cui più che da altri dipende il destino del mondo, e a cui Mario assegna un ruolo importantissimo per il mantenimento della pace.
“Penso che la situazione mondiale, l’umanità come la natura, siano in un momento epocale, di svolta e radicale cambiamento. Dalla intelligenza artificiale al discorso politico economico che si è ormai globalizzato, non in senso deteriore perché molti e innegabili sono i suoi aspetti positivi. Tutto dipende dall’atteggiamento delle nazioni che possono essere determinanti nella vita delle persone. Oggi per esempio il confronto tra Usa e alleati da una parte, e Russia e Cina, dall’altra, che si declina sempre in maniera variabile, rappresenta lo scontro tra due culture assolutamente diverse. La Cina con 2000 anni di storia ha mostrato un approccio del tutto particolare alla strategia bellica. Mai la prima ad attaccare, ma sempre pronta a difendersi. È la loro mentalità: cercare il consenso, o se vuoi il dominio sul mondo, unicamente attraverso i contatti, la forza economica, mentre, dispiace dirlo, dall’altra parte gli Stati Uniti sono portatori di una cultura criminale, guerrafondaia. È l’esito della loro origine: la loro storia nasce dalla criminalità per gli emigranti europei, non pochi mafiosi, assassini, delinquenti, mandati lì come colonia. Ecco perché a me non piace la distinzione tra destra e sinistra indentificando fascisti e non fascisti quanto invece quella tra guerrafondai e pacifisti.
In questo periodo leggo con molto piacere Federico Rampini, uno dei giornalisti più obiettivi: si dichiara comunista ma critica molti atteggiamenti della sinistra che ha ceduto la propria storia, le proprie idealità al capitale. Ha smesso di essere partito del popolo e ha ceduto alle destre questo ruolo, quello di occuparsi del popolo, delle sue esigenze più immediate e fondamentali, dei confini della patria, ecc.. Lo dice la stessa recente storia degli Stati Uniti: Trump ha difeso i propri confini dall’emigrazione dei Messicani, la stessa cosa che faceva Marx (allora a Londra) nell’884 quando, a causa della carestia in Irlanda, molti furono gli immigrati verso l’Inghilterra, una migrazione non controllata pericolosa per i diritti acquisiti dei lavoratori locali. Per lui era da avversare, da fermare. Cioè quello che oggi fa la destra e che avrebbe dovuto fare la sinistra pur nel rispetto dei diritti umani. Da sinistra solo lassismo.
Secondo Rampini, finita la guerra fredda tra Russia (ex URSS) E Stati Uniti, ne sta iniziando un’altra tra Stati Uniti e Cina con una differenza sostanziale: la Cina sta effettivamente invadendo il mondo con le sue imprese. Per esempio in Africa costruisce le infrastrutture necessarie e di cui hanno bisogno non gratuitamente ma chiedendo i relativi rimborsi. Tutto ciò allarga il dissenso con gli Stati Uniti. Questo determina un cambiamento sostanziale a livello mondiale che non sappiamo in cosa sfocerà. Così come per l’intelligenza artificiale che sta prendendo enorme campo e che vede al primo posto la Cina. Ha utilizzato robot anche per il servizio ai malati di covid onde tutelare il personale sanitario!
Ma in tutto questo uno è l’intervento determinante, quello che può cambiare il corso della storia: quello dell’attuale Pontefice. Molti non guardano a lui come a un capo di governo ma solo come alla massima autorità religiosa e restringono a questo il suo campo d’azione. E invece Bergoglio, da buon gesuita, secondo me sta giocando un ruolo fondamentale. Quando ha riunito i capi delle maggiori religioni, islamica confuciana ebraica induista, lo ha fatto, credo, perché sa bene quale sia la funzione, l’importanza delle religioni nei conflitti mondiali. Da sempre ne sono state l’anima: fino a qualche decennio fa grandi scontri sono stati provocati da dispute religiose e ancora oggi in molte nazioni africane e non essi nascono dalle differenze religiose.
“Egli, secondo me, in queste riunioni, ha ricordato come chi paghi il prezzo maggiore in questi conflitti sono le persone più semplici, inermi, i fedeli (insomma, i loro clienti), ed ecco perché ogni capo religioso deve fare la propria parte per fermare tensioni e contrasti, per spegnere la miccia che prelude a possibili guerre. Recentemente il vescovo di Siracusa ha augurato il buon ramadan agli islamici, un fatto non usuale dietro cui evidentemente c’è un messaggio preciso, un invito all’unità e alla coesione tra le religioni, forse richiesto dallo stesso pontefice.
Se l’azione, il disegno di questo papa andrà a buon fine, il mondo potrà godere di una pace duratura… anche se l’impresa mi sembra piuttosto ardua perché le contromosse sono già in essere”.

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