Recovery fund e mezzogiorno. Meglio il Piano di Giuseppe Conte!

Ancora una volta il Sud e la Sicilia escono penalizzati da programmi su previsti investimenti nazionali, questa volta riguardano quelli del recovery fund. Vengono disattesi da parte del governo i criteri indicati da Bruxelles basati sul reddito pro-capite, la popolazione e la disoccupazione che portavano il Sud e isole a essere soggetti principali per tanti progetti d’allocazione di risorse. Invece Mara Carfagna, ministro per il Sud e unica meridionale nella formazione governativa, ha dichiarato all’incontro con 500 sindaci del Sud riunitisi il 25 aprile a Napoli perché abbastanza contrariati per queste scelte governative: “è stato varato un piano che consegna alle amministrazioni meridionali 82 miliardi da spendere in 5 anni e che farà aumentare il Pil del Sud più di quello del centronord. È una cifra enorme, superiore a quella che erogò la vecchia Cassa del Mezzogiorno, e che si aggiunge a fondi UE e FSC”. Vari sindaci hanno risposto che sono solo chiacchere affermando che i parametri europei non vengono rispettati perché le lobby economiche e finanziarie del Nord stanno facendo pressione, ancora una volta, per poter rubare questi soldi al Mezzogiorno.

European Commission President Ursula von der Leyen, speaks during a media conference on the European Union response to the COVID-19 crisis at EU headquarters in Brussels, Wednesday, April 15, 2020. The European Union moved Wednesday to head off a chaotic and potentially disastrous easing of restrictions that are limiting the spread of the coronavirus, warning its 27 nations to move very cautiously as they return to normal life and base their actions on scientific advice. (John Thys, Pool Photo via AP)

Loro dichiarano che c’è il silenzio assordante dell’Anci e quello dei senatori e deputati del Mezzogiorno ad eccezione di qualcuno. Anche in Unione Europea si asserisci che l’Italia ha preso una valanga di soldi esclusivamente perché le regioni del Sud avevano abbassato sostanzialmente la media del reddito e alzato quella della disoccupazione. Senza Sud in Italia sarebbero arrivati 70 miliardi, altro che 209. Per cui in questa importante fase al Mezzogiorno spetterebbe circa il 60% delle risorse mentre stiamo al 40%, che sono 60 miliardi in meno. Nel governo regionale c’è una linea volutamente confusa sugli interventi da finanziare con il Recovery. Difatti, il piano regionale varato dalla giunta Musumeci ha ambiguamente dapprima parlato di un porto Hub del Mediterraneo per poi accettare la scelta di Gela presente nel testo di Draghi non d’Augusta, riconosciuto dall’Europa come porto core inserito nella rete europea Ten-T. Non può essere che a Gela vi sono grossi interessi, specialmente dell’Eni, mentre Augusta e il SIN, essendo in mano straniere, non interessa a fini elettorali? L’importante è sfruttare il territorio (accise, ecc.) e lasciare andare via come e quando vorranno tali industrie? Il PNRR presentata da Draghi si apre davvero con poche risorse all’economia circolare e un piano che coinvolga industrie e PMI che coinvolge con risorse limitate il Sud. Stesso discorso sulle reti idriche, fognarie e depurazione acque reflue. Soprattutto questa questione è incresciosa perché interessa da anni il Comune di Siracusa e Augusta con quest’ultimo che ha ricevuto perfino una sanzione dall’Unione Europea. Sulle bonifiche dei siti inquinati non c’è nulla. È una questione che svantaggia particolarmente il Sud perché al Sud e isole risiedono il 60% di popolazione dei SIN italiani (oltre 3 milioni) e uno dei SIN più estesi è il nostro. Inoltre, osserviamo che accanto alla scomparsa dell’Hub di Augusta, spariscono anche gli investimenti per la tratta ferroviaria Messina-Siracusa e Catania-Palermo. Un fatto grave proviene dalla dichiarazione del sottosegretario alle infrastrutture, il siciliano Giancarlo Cancelleri del movimento 5 stelle, che dopo la lettura del testo di Draghi ha dichiarato all’Ansa: il tema non è quello che al Sud sono state assegnate meno risorse che al Nord, anche perché è falso, ma è avere la capacità di spendere le risorse. Chi scende in piazza per protestare chiedendo più fondi per il Mezzogiorno magari è la stessa persona che in vent’anni non è stato in grado di spendere. Nel Recovery ci sono 221 miliardi, oltre 90 miliardi sono per il Mezzogiorno, (l’Ue ne assegna per il Sud 139 oltre ai fondi che cita, ndr) a questi bisogna aggiungere altri 110 miliardi da altri strumenti comunitari: in totale 202 miliardi. Lo Stato non credo ragioni per figli e figliastri, noi dobbiamo lavorare per aumentare la capacità di spesa, per arrivare a Bruxelles dicendo abbiamo speso prima della scadenza dei termini”. Il suo è un bizzarro discorso perché si sa che il Partito unico del Nord 11 anni fa con la legge sul federalismo fiscale portò al risultato di una diminuzione di contributi statali verso le amministrazioni locali del Sud e isole deviando una grande massa di denaro verso il centronord perché venne stabilito che gli enti territoriali non sarebbero stati più finanziati secondo la “spesa storica” ma secondo degli “standard di spesa”. In concreto: se Siracusa aveva un certo numero di scuole con l’applicazione della legge (42/2009) rimaneva con quel numero. Brescia al contrario avente il doppio poteva mantenere con le sue. Eppure, le tasse rimasero uguali in tutta la nazione la conseguenza è che lo Stato dà molto meno al Sud (circa 61 miliardi € l’anno) che vanno al centronord. I risultati sono: al centronord più asili, scuole, assistenza scolastica, infrastrutture, alta velocità, autostrade, ecc. al Sud, anche per aree commercialmente e turisticamente importanti, nulla.

in 7 Regioni del Centro-Nord i cittadini pagano in termini di tasse più di quanto ricevono; ciò è indubbiamente la dimostrazione degli squilibri territoriali esistenti nella distribuzione del gettito tributario.

alla pressione tributaria (il rapporto fra gettito e Pil regionale), si scoprirà che la pressione fiscale è più elevata in alcune Regioni del Nord (es: Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna) mentre le grandi Regioni del Sud (es: Campania, Puglia e Sicilia) hanno valori anche superiori rispetto a quelli di alcune Regioni del Centro-nord (es: Veneto e Toscana).

Infatti la tesi secondo cui il federalismo rappresenta una necessità per il Nord e la soluzione della questione meridionale appare infondata

Il centro-nord e il Sud rimangano con redditi sempre più differenti differendo ogni anno. Un’analisi dichiara: se della spesa pubblica totale si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma sottratta ammonta a più di 840 miliardi di € netti. Così lo Stato spende ogni anno una cifra pro capite maggiore al Nord rispetto al Sud. Nel 2017 la spesa destinata al Sud si è ridotta a 11.929 € (-0,8%) pro capite mentre quella del Centro-Nord aumenta dell’1,6% toccando quota 15.297 rispetto al 2016 e così sta andando. Può l’on. Cancelleri non conoscere questa legge da tanti politici dichiarata iniqua e anticostituzionale? Lo sconcerto aumenta quando si vedono i politici del Sud e della Sicilia guardare ad altro. Infatti, il presidente Musumeci ha programmato un incontro con quello calabrese per parlare del ponte sullo stretto non immesso nel recovery. Questo è un’opera oramai antiecologica e commercialmente non più valida per costi e durata lavori. Difatti, oggi ci si sta attrezzando con traghetti elettrici, domani anche a idrogeno, veloci e grandi in grado di far entrare un treno senza dividerne le carrozze, diminuendone il tempo e rispettando l’ambiente. In poco tempo grandi navi ecologiche salperanno portando container anche sotto la linea di galleggiamento mentre con il ponte si possono avere, per via del forte vento, la sua chiusura. In conclusione sarebbe un’opera che assorbirebbe miliardi destinati non al Sud ma alle specializzate imprese del centronord ed estero. Infine l’attraversamento costato caro troverebbe la velocizzazione, non l’alta velocità, solo della tratta Messina-Palermo come dichiara il recovery. Si farebbe un immenso piacere alla mafia e alle grandi holding del nord. Davanti a tutto ciò cosa dicono i politici regionali, nazionali e i sindaci della provincia? Qualcuno s’arrischia nel promettere di fare la voce forte in parlamento per cambiare il recovery anche se sa che il governo Draghi è a maggioranza schiacciante a trazione nord. Specialmente al il movimento 5 stelle questa linea sul recovery, differente dal governo Conte, nuocerà perché il grosso del suo elettorato proviene dal Sud che aveva grandi attese di riscatto. Insomma, il sindaco di Siracusa vedendo le risorse quasi nulle per il turismo, l’occupazione, ecc. non potrà riunirsi insieme agli altri sindaci 500 meridionali che richiedono cambiamenti davanti all’ennesima ingiustizia che la città e la provincia dovrà accettare essendo da anni posta agli ultimi posti della qualità della vita?

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