Finanziaria ARS e proroghe alla concessione dei servizi nei siti culturali. Si oppongono M5S e altre forze politiche

Sarebbe stata la soluzione al problema. Se non fosse stato stralciato grazie ad alcuni interventi in aula di alcune forze politiche e in particolare del M5S, l’emendamento, molto opportuno, proposto nella Legge Finanziaria in discussione all’ARS in questi giorni, avrebbe consentito alle società concessionarie dei servizi nei siti archeologici, d’emblée, una “proroga” delle concessioni in atto di altri quattro anni senza alcuna gara, senza neanche una verifica della qualità dell’opera svolta.

“Desidero invitare il governo al ritiro di questo articolo – ha detto Zito nel suo intervento di ieri in aula -. Dopo la concessione di quattro anni, i servizi sono stati prorogati una prima volta per tre mesi a causa del lokdown e poi, grazie ad accordi diretti tra assessorato e concessionario, abbiamo avuto proroghe di ben 15 mesi; e ora vorremmo concedere ancora altri quattro anni senza neanche sapere se ci siano state inadempienze nella gestione dei servizi! Inutilmente abbiamo chiesto chiarimenti su questo al Direttore Generale e all’Assessorato ma ci siamo trovati di fronte a un muro, e quando manca la trasparenza è inevitabile che si accenda un allarme”.

La questione è nota ai lettori di questo giornale. La società che dal giugno del 2016 gestisce i più importanti siti culturali di Siracusa (l’Area archeologica della Neapolis, il Museo “Paolo Orsi”, la Galleria regionale di Palazzo Bellomo e dal giugno 2019 anche il Castello Maniace) è l’Aditus srl (prima The Key s.r.l., e ancor prima Jumbo Grandi Eventi s.p.a.).

In vista della scadenza della concessione a fine giugno 2020, il Dipartimento, data la chiusura temporanea (dal 9 marzo sino al 30 maggio 2020) dei musei e dei siti, aveva provveduto a disporre una prima proroga per 93 giorni lavorativi, fino al 28 settembre del 2020.

Ne era quindi seguita un’altra di ben 15 mesi, fino al 31 dicembre del 2021, con un decreto del Dirigente Generale motivato dall’insorgenza di “consistenti variazioni oggettive delle originarie condizioni della concessione, imputabili a fattori esterni o a normative sopraggiunte”.

E proprio nei confronti di questa lunga proroga il deputato regionale dei 5 Stelle Stefano Zito ha presentato un’interrogazione sollevando perplessità in ordine alla fondatezza, sotto il profilo giuridico, delle argomentazioni poste a sostegno del Decreto (una questione di una certa complessità per la quale rinviamo al nostro articolo dell’ottobre 2020).

Ne era seguito un kafkiano rimpallo che sintetizziamo al massimo.

Secondo il deputato, la documentazione ottenuta dagli uffici tramite un accesso agli atti non consentiva di comprendere appieno la sussistenza delle condizioni necessarie alla revisione delle condizioni contrattuali così come decretate. Il Dirigente Generale, per fornire i chiarimenti richiesti, prima fissava una riunione in videoconferenza per il 12 novembre, ma poi la rimandava per “sopravvenuti impegni” a data da destinarsi e poi mai più fissata nonostante le diverse sollecitazioni del deputato Zito. Dopo oltre un mese finalmente il Dirigente Sergio Alessandro chiedeva al deputato di specificare quali fossero i dubbi da chiarire dichiarando la piena disponibilità a fornire ogni spiegazione.

Il lungo elenco dei punti da chiarire in relazione alla documentazione trasmessa, inviato con pec il 28 dicembre 2020, non ha mai avuto alcun riscontro (ancora fino ad oggi) cosicché il deputato si è visto costretto a presentare una nuova interrogazione il 3 marzo scorso, anche questa ignorata.

Non stupisce quindi che l’emendamento presentato per prolungare di ulteriori quattro anni le concessioni in atto, senza alcuna gara, sia di fatto apparso come l’unica risposta a un inseguimento durato circa sei mesi.

“Ma le gare d’appalto sono indispensabili – ha rimarcato Zito in aula -. Non solo occorre verificare le eventuali inadempienze dei gestori dei servizi ma anche rimodulare il regime concessorio per ottenere maggiori introiti, per esempio grazie a una quota maggiore dell’attuale 70% dallo sbigliettamento, fonte dei ricavi più consistenti, che potremmo anche gestire in proprio senza affidamenti indiretti, e per migliorare i servizi. La Sicilia ha bisogno di soldi e qualità”.

È proprio la gestione delle biglietterie il fulcro della questione: un servizio che soprattutto grazie alle attuali modalità telematiche potrebbe essere sicuramente svolto dal personale dei Parchi e garantire così risorse utili a migliorare la gestione di siti la cui valorizzazione è di certo ancora parziale, a volte del tutto insufficiente.

Intanto continua il dibattito a Sala d’Ercole e in queste ore un nuovo emendamento è stato presentato, questa volta però chiedendo una proroga “per un periodo pari alla durata dell’emergenza pandemica” delle concessioni, quelle “in essere alla data 11 marzo 2020 e in scadenza non oltre il 31 dicembre 2021”.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti