Il teatrino di Sgarbi in “onore” di Fabio Granata

Sette minuti di risate a crepapelle, di arte oratoria irrazionale e aleatoria, di toni teatrali, talora leggeri, spesso forzati e sempre accompagnati dallo sguardo folle e a tratti feroce sullo sfondo di dipinti che lui, l’uomo dai tanti ruoli come ama definirsi, il politico, l’opinionista, il tuttologo a tempo pieno, il critico d’arte, sviscera nel profondo e “possiede fino alle budella dell’Autore”.

 Stiamo parlando dell’orazione di Vittorio Sgarbi in difesa di Fabio Granata, caotica al punto giusto, nello stile dell’oratore che trascurando la “dispositio”, l’ordine logico e temporale degli eventi, punta teatralmente sulla “elocutio” e “l’actio” per generare il pathos e fare breccia nei suoi spettatori contro il Bruto del giorno (il Bonomo).

Il colto Vittorio contro l’incolto Bonomo, brutalmente invitato a studiare, e che ha avuto l’orrida, zelante, illiberale  idea di avventarsi contro  l’opinione del Granata,  libero pensatore al quale, nonostante i gravosi impegni pubblici, nel pieno di una drammatica Pandemia che ha provocato la morte  in Italia  di  106.000  persone e nel mondo quella di oltre due milioni e settecentocinquantamila persone, non mancano il tempo e l’occasione  per  postare  memorabili commenti traendo spunto dai festini modaioli organizzati in barba alle norme antiassembramento da due note autorità del settore, le sorelle Rodriguez. 

La terribile Sindemia (termine riproposto da Richard Horton su Lancet e citazione a beneficio del colto Vittorio): la doppia spaventosa crisi sanitaria ed economico-sociale dell’annus horribilis 2020, secondo il Granata pensiero è una scelta di chi ha governato il nostro Paese (ma anche, aggiungiamo noi, la Germania, la Francia, gli Usa, il Regno Unito e il resto del mondo).

Fabio Granata avrebbe sicuramente gestito la Pandemia in modo diverso dal ministro Speranza da lui definito con sgarbiano “allure” demente (ricordate il sottosegretario Sgarbi contro il ministro Urbani di una ventina d’anni addietro?). Non avrebbe tenuto conto del Comitato Tecnico Scientifico, ma puntato tutto sul parere delle sorelle Rodriguez e di qualche giornalista che a giugno 2020 pubblicava titoli a sei colonne del tipo “Il virus è morto”.

Granata, assessore cui non difetta la conoscenza della Genetica (anche se non oso chiedergli se conosca a pieno la differenza tra DNA ed RNA messaggero) lancia degli allarmi sulla utilizzazione dei vaccini genetici. Nonostante le perplessità dell’assessore siracusano alla cultura, la tecnica messa a punto da Katalin Karikò ed Andrew Weissman rivoluzionerà la produzione dei vaccini contro la maggior parte delle infezioni e già rappresenta uno storico passo avanti della ricerca scientifica.

Granata è libero di non vaccinarsi, per  nostra fortuna non è un operatore del sistema sanitario addetto all’assistenza di soggetti  anziani, fragili ed esposti al rischio di infezione, e noi diversamente dal maligno Vittorio che augura al povero Bonomo la morte di un congiunto per effetto della vaccinazione anti -Covid, non gli auguriamo un’infezione da SARS CoV-2 complicata da polmonite interstiziale grave, epatizzazione del polmone, endotelite trombotica  dei vasi polmonari, insufficienza respiratoria acuta grave e necessità di ventilazione meccanica.

Granata però non è libero di schernire e insultare gli “eroici novantenni” e gli “eroici infermieri”.

Gli eroici novantenni sono i nostri padri e i nostri nonni, sono i nostri affetti e la storia della nostra vita e del nostro Paese, e sono caduti tragicamente spesso nella fredda solitudine di letti ospedalieri anonimi senza il sostegno dei loro cari.

Essi meritano rispetto e non lo scherno spregiativo di un assessore “anaffettivo” e festaiolo.

Quanto agli eroici infermieri e aggiungo anche gli eroici medici, farmacisti e   operatori sociosanitari, Granata porti rispetto a coloro che rischiando la pelle e, lasciando innumerevoli morti sul campo, hanno curato migliaia di ammalati e consentito la gestione dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese. Hanno salvato tante vite e hanno assistito con abnegazione anche quelli che non ce l’hanno fatta.  Tutti hanno dimostrato sul campo di meritare la gratitudine dell’intero Paese.

E intanto che infermieri, medici, farmacisti, operatori socio sanitari si spendevano senza risparmiarsi, alcuni  “ingrati” erano impegnati a postare commenti  insensati   e persino nocivi  per il bene comune della nostra società ed altri consegnavano alla storia di questo Paese indelebili immagini di menefreghismo e comportamento antisociale mentre venivano espulsi dal Parlamento da schiere di fattorini ansimanti  e venivano immortalati come nuovi esemplari di  “stockfish”,  non maturato al freddo  secco  e ventoso delle isole Lofoten ma ammalorato  nelle torride aule di Montecitorio.

P.S. Giulio Giorello, filosofo della scienza e grande studioso che ha insegnato matematica, scienze e filosofia, prima di essere abbattuto dal virus SARS CoV-2, ha rivendicato fino all’ultimo i principi del metodo scientifico checché ne dica il capo comico Vittorio Sgarbi.

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