Augusta, dibattito in Consiglio Comunale sul Castello. Convitato di pietra, la Soprintendenza

La sintesi del Consiglio comunale che ha avuto luogo ad Augusta nella mattina del 16 marzo è tutta nel documento, approvato all’unanimità dai consiglieri presenti al momento del voto, che Biagio Tribulato, vicepresidente del civico consesso megarese, ha letto alla fine delle quasi quattro ore di dibattito. “I consiglieri comunali – si legge nel documento – invitano l’ente interessato (la Regione siciliana) a reperire i finanziamenti necessari per il recupero totale del Castello con la rifioritura della diga frangiflutti e conseguente restituzione alla città del suo monumento simbolo”.

Richiesto a gran voce da alcuni esponenti politici di opposizione, anche a seguito della pressione proveniente dalla cittadinanza, la riunione è stata convocata nel tentativo di compensare l’insufficienza delle informazioni messe a disposizione della cittadinanza a proposito degli esiti dell’intervento di restauro che, da qui a poche settimane, dovrebbe interessare il complesso del Castello Svevo di Augusta e che dovrebbe determinarne l’abbattimento delle sopraelevazioni realizzate quando nel 1890 divenne un carcere.

Per l’occasione, il Consiglio è stato aperto anche ai contributi delle associazioni culturali cittadine e di alcuni esperti in materia, allo scopo di raccogliere le opinioni di quanti avessero affrontato l’argomento, spesso ponendosi in maniera critica rispetto le conclusioni cui la Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa è giunta.

Proprio la Soprintendenza è stata la grande assente dell’incontro. Questa assenza ha suscitato le rimostranze di molti dei convenuti, i quali avrebbero voluto un’interlocuzione diretta con i tecnici redattori del progetto per fugare i dubbi sorti con la presentazione dello stesso. Tutto da rifare sotto questo punto di vista, anche perché, per quanto il Consiglio si sia espresso in modo unanime sul documento citato, tutt’altro che condivise sono state le posizioni degli intervenuti.

Consiglieri, esperti ed associazioni si sono spaccati, non sul valore storico del manufatto né sul ruolo che lo stesso potrebbe avere nel rilancio culturale ed economico di Augusta, quanto sull’opportunità che si desse pienamente corso al progetto di demolizione redatto.

Così, se il professor Eugenio Magnano di San Lio e il dott. Giuseppe Brunetti Baldi, vedono nella piena realizzazione del progetto l’unica opportunità di recupero di una struttura altrimenti destinata a perdersi, la professoressa Renata Prescia al contrario ritiene evitabile l’abbattimento.   Se i consiglieri di maggioranza Conti e Niciforo appaiono convinti del progetto, quelli di opposizione Contento e Amato chiedono ulteriori approfondimenti per evitarne la demolizione. Quando “Italia Nostra” e “Archeoclub”, spingono per individuare soluzioni alternative, la “Società di storia patria” e “la Gisira di Brucoli” vedono in questo progetto un’occasione da non perdere.

Il primo intervento è della consigliera Milena Contento, che sintetizza le ragioni per cui è stato richiesto l’incontro. “Non si può pensare di dare avvio ad un progetto di questa portata – spiega la dottoressa Contento – senza che la città sia coinvolta e sappia quello che ci aspetta. Nella giornata di oggi speriamo di comprendere dove ci porterà il percorso che sta per iniziare. Il finanziamento iniziale di dieci milioni di euro è oggi più che dimezzato, rimane ben poco per rendere il bene fruibile per la città, cui interessa riacquisire dopo decenni la disponibilità del bene che fortemente la caratterizza”.

È il sindaco Giuseppe Di Mare a chiarire il punto di vista dell’amministrazione. “Ho intenzione di esprimere formalmente il mio dissenso per l’assenza della Soprintendenza – afferma il primo cittadino – una volta finito il consiglio. Oggi abbiamo un’occasione unica per recuperare questo luogo che può consentire alla città di guardare oltre. Siamo ad un bivio, la città attraverso la ristrutturazione può godere di un sito monumentale tra i più importanti della Sicilia orientale. Dobbiamo pensare ad un piano di comunicazione e di marketing su quello che dobbiamo fare di questo Castello. Potrebbe diventare un museo militare e tornare ad ospitare il Museo della Piazzaforte. Tutti insieme dobbiamo trovare la parte di finanziamenti mancante per rendere fruibile pienamente il Castello”.

Come il Sindaco di Augusta, manifesta un’idea di favore per la realizzazione del progetto anche il prof Eugenio Magnano di San Lio, docente del corso di laurea in Architettura dell’Università di Catania. “È mio parere – chiarisce il prof. Magnano di San Lio – che se non si attua questa demolizione si rischia di perdere il Castello perché, purtroppo, la collina su cui è costruito genera problemi di natura strutturale. C’è anche un aspetto culturale, il Castello Svevo è un luogo identitario per eccellenza della città di Augusta, a me sembra riduttivo che l’identità della città possa risolversi nel mantenimento del carcere. Il Castello ha indubbiamente un valore culturale, ma il carcere di Augusta lo sovrasta da un punto di vista fisico e anche simbolico. Non attuando l’intervento previsto si rischia di perdere tutto. L’identità si costruisce rinnovandola in ogni istante. Questo intervento può essere l’inizio della riappropriazione di una identità dignitosa per la città”.

Sullo stesso versante del dibattito si schiera senza indugio anche il dott. Giuseppe Brunetti Baldi, dell’Istituto italiano dei castelli. “La visione di un enorme casermone grigio senza alcun elemento architettonico di rilievo – afferma senza remora il dott. Baldi – spegne l’entusiasmo di un viaggiatore che arriva ad Augusta. Il restauro ha la sua primaria ragione d’essere nella riemersione del Castello Svevo, l’eliminazione del carcere ricondurrà l’edifico ad una dimensione meglio tollerabile dalla collina su cui insiste. Perché non seguire il sogno di Federico, le fortificazioni potrebbero essere un mirabile focus di attrazione turistica. La mia speranza è che non venga persa questa occasione”.

Per le associazioni culturali cittadine, o almeno per una parte di esse, quel “casermone grigio” è invece una componente determinante dello skyline della città, e l’intervento accorato di Mariada Pansera presidente di “Archeoclub d’Italia” ad Augusta, racconta ben altra considerazione del manufatto. “Gli augustani non si indentificano nel carcere, – sottolinea la dott.ssa Pansera – ma nella stratificazione storica e culturale del Castello, in quanto testimonianza tecnologica e linguistica che va conservata, al netto, però, delle parti da demolire perché causano problemi di natura strutturale all’edificio. Occorre un intervento di consolidamento della struttura che consenta di utilizzare le tecniche più innovative”. Posizione, questa, che viene condivisa anche dalla professoressa Jessica Di Venuta di “Italia Nostra”, la quale afferma con determinazione: “stiamo parlando di restauro a quattro anni dal sequestro grazie al quale sono iniziati i lavori di consolidamento della cinta muraria di nord est. La nostra posizione è chiara, non vogliamo l’eliminazione di un secolo di storia, i fondi stanziati devono essere utilizzati per il consolidamento e non per la demolizione di una parte del Castello, che ha un valore storico e identitario. Il Castello è parte integrante del nostro paesaggio, sintesi visibile della relazione dell’uomo con l’ambiente nel tempo, nel Castello leggiamo la storia del territorio”.

Su posizioni del tutto opposte a quelle dei citati tecnici, vi è il giudizio della professoressa Renata Prescia che insegna “Restauro dei monumenti” all’Università di Palermo, la quale ha anche sollevato un dubbio di natura normativa, sottolineando che “le tavole di restauro sono prive degli elaborati di progetto riguardanti il consolidamento della struttura e questa è una violazione delle norme in essere e della carta del restauro. È necessario un adeguamento del progetto e vanno documentati adeguatamente i problemi di natura strutturale e geologica. Non è chiaro quello che potrebbe succedere dopo le demolizioni, vista l’incertezza, evidenziata nel progetto stesso, sulle prospettive di recupero del Castello”.

Dopo un ciclo di interventi, utile a raccogliere i punti di vista del consiglieri, il dott. Riccardo Guazzelli, capo di gabinetto dell’assessore regionale ai beni culturali della Regione siciliana Samonà, leggendo una scheda di sintesi degli interventi da realizzare allo scopo di rispondere alle domande emerse durante il dibattito, sottolinea che ulteriori valutazioni sulle necessarie demolizioni saranno fatte in corso d’opera e che la volontà dell’assessore sia quella di realizzare i lavori senza perdere il finanziamento e di lavorare per il futuro utilizzo del bene.

Resta comunque irrisolta la domanda da cui tutto è partito e che la gente ad Augusta continua a porsi, in merito alla ineluttabilità delle demolizioni. Solo la Soprintendenza potrà fugare ogni dubbio, non sottraendosi più ad un confronto aperto con la cittadinanza. Ma quando entreranno in funzione le pale meccaniche, potrebbe essere troppo tardi.

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