Questo governo rappresenta la netta vittoria del potere. È l’1% dei super ricchi che ha trionfato, l’unico grande potere accentrato in poche mani, che influenza tutti i campi del vivere, dal politico all’economico, nella gran parte delle nazioni.
Era una manovra orchestrata da tempo in quei ristretti circoli (gruppo Bilderberg, ecc.)?
Sappiamo solo che il senatore Renzi, rappresentante del 2% in parlamento, è stato invitato l’anno scorso, per la prima volta, a una riunione del gruppo Bilderberg. Come mai, quali i motivi? Cosa si sono detti? Questi incontri si svolgono a porte chiuse ed esiste l’ordine tassativo di non rilasciare dichiarazioni all’uscita. Però, dopo pochi mesi, il senatore ha iniziato a picchettare il governo Conte fino alla sua caduta per motivazioni pretestuose.
C’era bisogno di un nuovo commissariamento alla Monti, anche se in veste diversa? Rivediamo i risultati di quel governo costituitosi per salvare l’Italia. Gli scenari economici dimostrano che se il PIL, coi governi di Centro Destra e Centro Sinistra, perdeva l’1,0% l’anno, con Monti passò al 2,0%. Con i governi precedenti il tasso annuo di disoccupazione aveva avuto uno scostamento medio annuo dello 0,1%, con Monti la disoccupazione aumentò di ben l’1,5% in più della media europea. Sul debito pubblico: con i governi pre Monti l’Italia aveva ridotto dal 53% al 38% il differenziale di rapporto tra debito e PIL rispetto alla media europea (dello 0,9% all’anno medio). Con il salvatore Monti la forbice si riaprì. Alla fine, lo concordano anche altri parametri, il governo Monti fu il peggiore degli ultimi 15 anni. Ovviamente, gli italiani ricordano bene i tagli alle pensioni, gli esodati, l’incremento di tassazione indiretta come l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti e quei 4 miliardi regalati alla Monte Paschi di Siena.
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Oggi scopriamo il presidente Draghi che, nel tracciare con la sua dichiarazione in Parlamento la linea del suo governo, ha rimarcato la linea dell’austerity dichiarando che si deve rimanere nel solco dell’euro, moneta irreversibile, a tutti i costi cedendo ulteriormente sovranità. L’ex governatore della BCE non vuole per nulla fuoriuscire dalla logica perversa dell’iperliberismo che continua a fare danni (esempio Grecia). Come qualcuno aveva previsto non avremo un Monti 2, ma un curatore fallimentare. Draghi porterà politiche di austerity ben peggiori di quelle affrontate nel 2012 da Monti. Inoltre, se osserviamo la composizione del suo governo, troviamo che non c’è un ministro di rilievo e in posti importanti che provenga dal sud. Lasciamo stare la Carfagna posta per fare figura con il ministero per il Sud e della Coesione territoriale che succede a Provenzano, lui sì conoscitore della materia. Ciò dà significato alla non rilevanza del meridione in un momento particolare, quello in cui, su richiesta della stessa UE, la maggioranza dei progetti del recovery dovrebbe andare al sud. Ma fatta la legge si troverà l’inganno. La gestione importante dell’economia sarà in mano ai tecnici di Draghi. Osserviamo ancora che ministeri importanti sono affidati a Lega e agli altri grandi partiti (PD, FI) i cui interessi maggiori sono nel centro-nord. Mentre la popolazione meridionale (il 35% d’Italia) può aspettare, in fondo lo fa da 160 anni. Nello specifico, la parte del leone la fa il lombardo-veneto. Possiamo affermare che si è giunti a un punto antidemocratico? Come mai un partito che ancora in parte si dichiara secessionista e razzista tiene in mano tanto potere nel governo? Ma per Draghi è lo scotto che deve pagare per avere assicurata la maggioranza in Parlamento.
È con fare da virtuoso politico che Draghi ha tessuto la tela. Difatti, il partito di maggioranza, il M5S col 33% dei parlamentari, ha ottenuto 4 ministeri e Italia viva (2%) un ministro oltre ad altri del Pd vicini a Renzi, compreso il capo gabinetto. Per cui, ancora una volta, si è dato spazio al partito unico del centro-nord (Lega, FI, PD) che rappresenta la parte più ricca e ossequiosa al sistema e quella di porre in minoranza, per rilevanza nei ministeri, il Movimento 5 Stelle, unica forza politica venuta dalla base e a maggioranza dal sud. Messo a punto ciò, il presidente Draghi potrà lavorare nell’effettuare ciò che è nell’interesse dell’assurda logica della diminuzione del debito pubblico anche se l’Italia da decine d’anni ha un avanzo primario (lo Stato prende più di quello che dà dai cittadini). Logicamente, i nuovi sacrifici faranno più danni nel meridione, territorio già in piena crisi.
Ma, osservando tutta la situazione di questi ultimi dieci anni, possiamo giungere a delle conclusioni: intanto che la repubblica da parlamentare sta diventando nei fatti semipresidenziale perché chi decide al di sopra del Parlamento su questioni importanti, come la chiamata di un “salvatore esterno”, è il Presidente della Repubblica, non ascoltando nessuno, neppure il partito di maggioranza relativa (è successo con Napolitano, oggi con Mattarella).
E poi il monito che ne consegue: chi, partendo dal basso, vuole organizzare una protesta giungendo, in maniera democratica, al Parlamento per cambiare qualcosa deve rassegnarsi: il potere costituito nei fatti adopererà tutti i mezzi per bloccarlo e vincere. Difatti, non è successo che pensando ad un’eventuale grande vittoria elettorale del Movimento di protesta, il parlamento ha approvato una legge elettorale che in parte sbarrasse ciò? Questo Movimento, contrario al potere costituito e che raccoglieva in gran parte i voti del sud voleva, anche se con molta velleità e limitata preparazione politica, cambiare la politica. Il danno principale che il Movimento avrebbe potuto fare era quello di toccare grandi interessi sulla giustizia, ambiente, ecc. ma soprattutto poteva toccare gli scopi del partito unico del centro-nord. Difatti, è da 11 anni, con la legge incostituzionale del “federalismo fiscale”, si è iniziato a deviare 61,5 miliardi l’anno del bilancio statale dal meridione al centro-nord. Ciò è stata ed è una scelta demenziale perché questa decisione, a lungo andare, porterà sempre più a un regresso economico non solo del sud, ma anche del centro-nord. Invece, attualmente il nord vive d’assistenza statale con una situazione industriale sempre più in calo. È davanti a tutti l’attuale tragica realtà del nord con le grandi imprese e banche oramai in maggioranza in mano straniere e l’entrata continua di capitali francesi, tedeschi e cinesi nelle restanti fabbriche. Inoltre, si è continuato, da parte degli altri parlamentari e della maggioranza dei mass media, a cercare di dividere e denigrare il Movimento e i suoi parlamentari. Adesso, l’ultimo passo: la grande pressione nell’entrare nel governissimo Draghi. L’intenzione del potere costituito è quello di disintegrare ulteriormente il Movimento e far dimenticare agli italiani la presenza autorevole e carismatica di Conte che, anche se era benvoluto dalla popolazione, non lo era per il partito unico perché dava nei suoi piani importanza alla questione meridionale. Tutto questo non dà la netta sensazione che una sempre minor democrazia avanzi in Italia? Il potere sa che il popolo bue potrà dimenticare in poco tempo cosa hanno fatto il senatore Renzi e l’avvocato Conte.
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E calandoci nella nostra realtà provinciale, troviamo un’ulteriore arroganza del potere: ci sono forti pressioni affinché venga costruito un deposito Gnl nel porto d’Augusta. Abbiamo Stato e Regione che rimangono latitanti nel provvedere alla bonifica della rada, dopo l’accordo di programma siglato nel 2005, ma non lo sono nel prendersi le accise e altre imposte sui carburanti delle raffinerie della zona. Inoltre, se pur in presenza di una rada frequentata da sommergibili atomici, navi militari, commerciali, petroliere in un contesto ad alto livello sismico e con la presenza ad effetto domino delle grandi raffinerie, si vuole forzare nella realizzazione di tale deposito di Gnl interno alla rada con la dichiarazione della società costruttrice che non potranno mai esserci situazioni pericolose: anche se in altri posti si sono verificati grandi incidenti rilevanti, ci sarà chi fermerà eventuali eventi catastrofici, compresi terremoti e maremoti.

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