Ci siamo incontrati con Paolo Ficara, portavoce alla Camera del M5S, in questi giorni di profonda sofferenza da parte del Movimento dopo la decisione d’accettare il governo Draghi. Una grande domanda aleggia: premettendo l’esistente blocco d’interessi del partito unico del centro-nord formato da quasi tutti (Lega, Fi, Pd, ecc.) che da anni si muove in senso non meridionalista, diversamente da quanto avvenuto con il Conte 2, il governissimo Draghi non dovrà forse tenerne conto? Quale sarà il suo comportamento nella gestione di tutti gli investimenti da effettuare (recovery ed altri)? Il Movimento, sapendo che il 65/70% delle somme del recovery fund, come esplicitamente dichiarato dall’UE, dovrebbero andare per il sud, e, in special modo, in Sicilia, cosa pensa di fare?
La prima versione del Recovery Plan, approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 gennaio, ha dato una forma ben precisa a quello che dovrà essere un piano di ripresa dell’economia italiana duramente colpita dall’emergenza, prima sanitaria e poi economica, dovuta al Covid19. Un piano che individua sei missioni ben specifiche (digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, infrastrutture e mobilità, istruzione, equità sociale e salute) con il triplice obiettivo di recuperare i divari di genere, i ritardi territoriali e favorire lo sviluppo sostenibile. L’Italia, grazie al grande lavoro di mediazione del presidente Conte, ha ottenuto la fetta più grossa di aiuti europei, 209 miliardi, seguendo i parametri dettati dall’Europa. E tra quelli in primo piano, i divari territoriali e le condizioni economiche tra Nord e Sud del Paese. È chiaro che il nostro Mezzogiorno soffre ormai da troppo tempo. É quindi un obbligo, oltre che un dovere, indirizzare gran parte delle risorse del recovery plan al Sud Italia. E il Piano attualmente in discussione sposa questa direzione, individuando molti progetti che avranno ricadute nel Mezzogiorno. Poi ovviamente bisognerà vedere i singoli progetti che saranno finanziati e avviati, ma questo succederà in una seconda fase.
Adesso bisogna stare attenti, perché il cambio di governo può mettere in discussione questa impostazione e alcune forze politiche come la Lega lo hanno già dichiarato. La loro volontà é quella di rivedere l’impostazione perequativa tra Nord e Sud del Recovery. Chissà cosa ne pensano i novelli leghisti del sud Italia.
Quali potrebbero/dovrebbero essere i primi e migliori investimenti con effetti positivi per Siracusa e provincia a cui il Movimento pensa?
Il PNRR si articola su diversi settori che hanno come pilastro l’innovazione e la digitalizzazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale. Ci sono interventi che avranno ricadute positive in ogni territorio, coinvolgendo sia la Pubblica Amministrazione sia le imprese private. Per quanto riguarda il nostro territorio nello specifico, credo molto nel ruolo che potrà rivestire l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale. Significa che è il momento di mettere al centro il porto di Augusta e la sua capacità di rilancio di una buona parte dell’economia della nostra provincia. Un sistema portuale efficiente, in grado di intercettare fondi europei e traffici internazionali, capace di stringere legami e accordi con altre zone d’Italia e del Mediterraneo, in sinergia con l’auspicato avvio delle ZES, può rappresentare una grande occasione di crescita e sviluppo. L’AdSP ha svolto un gran lavoro nell’ultimo anno e mezzo, con le risorse del Recovery finanzieremo il collegamento ferroviario all’interno del porto e sto insistendo affinché si possa anche realizzare il bypass ferroviario della città di Augusta, con inevitabili vantaggi anche sul collegamento ferroviario Catania-Siracusa. Inoltre crediamo che siano diverse le missioni del Recovery all’interno delle quali possa trovare collocazione il SIN di Priolo: dal punto di vista sanitario all’istruzione e alla ricerca, ma soprattutto per la parte relativa alla transizione ecologica, con l’insediamento di attività legate alla produzione di energia rinnovabile, la riconversione di aree dismesse e lo sviluppo della filiera dell’idrogeno a servizio di grossi agglomerati industriali, come per esempio quello della raffinazione.
Autonomia differenziata: quali le posizioni del Movimento in questi ultimi momenti in cui parti importanti della Costituzione sono sempre più attaccate dalla maggioranza di interessi che si nascondono dietro a quasi tutti i partiti e che ambiscono a una più intensa autonomia verso il centro nord? C’è stata una giornata di mobilitazione per l’unità della Repubblica e contro ogni autonomia differenziata il 18 dicembre a piazza Montecitorio. Questo movimento di cittadini aveva chiesto una risposta a tutti i singoli parlamentari, eppure nessuno ha risposto. Come mai? Sappiamo che si parla del tema principe del sud per poter riscattarsi e non accettare ogni anno la deviazione di 61,5 miliardi verso il nord assistenziale. Il Movimento sa che la sua grande base elettorale è al sud che rimane ad aspettare risposte per un rilancio che farebbe il bene anche per il nord. Quali i vostri progetti specifici?
Con la pandemia si è anche fermata la discussione sull’autonomia differenziata. Penso che una situazione eccezionale come quella che abbiamo vissuto ci debba permettere di rivedere alcune posizioni. Penso per esempio alla gestione regionale della sanità, che ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue mancanze. Va bene riconoscere un certo grado di autonomia ai territori, come già la Costituzione prevede, ma dipende dai settori e dalle materie. Per esempio mai sulla scuola mentre per la sanità spero che appena la situazione torni alla normalità si rimetta mano alla catastrofica riforma del titolo V di venti anni fa e si riporti la sanità sotto la diretta gestione dello Stato.
Spesso si sentono i governatori del nord lamentarsi. Ma non tutti sanno che il federalismo fiscale, entrato in Costituzione nel 2001 a seguito della riforma del Titolo V, e attuato dalla legge Calderoli nel 2009, ha in realtà cristallizzato una situazione tutta a sfavore del Meridione. La riforma doveva ridurre la disparità tra i comuni con l’introduzione dei Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) e la creazione di un fondo perequativo da distribuire ai comuni in base a determinati criteri di equità. Invece è rimasto tutto sulla carta in questi anni (volontariamente?) adottando il principio della spesa storica che di fatto ha cristallizzato le differenze preesistenti non solo tra Nord e Sud del Paese, ma anche tra aree depresse ed aree più avanzate nell’ambito dello stesso Centro-Nord. In questi due anni e mezzo di governo, il M5S ha messo al centro della sua azione politica il Mezzogiorno. Abbiamo rafforzato lo strumento delle ZES e la clausola del 34%, monitorando che i vari ministeri la applicassero davvero nella distribuzione delle risorse. E così è stato. Adesso abbiamo la grande occasione del Recovery Plan, costruito per ridurre il divario nord-sud. Ma dobbiamo stare attenti perché gli appetiti sono tanti.
Ad una possibile proposta di riunire le associazioni di categorie (confcommercio, artigiani, ecc.) e i sindacati per giungere alla creazione di una rete alternativa alla GDO formata da botteghe commerciali, artigiani, ecc. il movimento darebbe il suo apporto? Ciò sarebbe utile per tutti piuttosto che far volare via il denaro. Ciò porterebbe anche un aiuto al turismo, la visibilità dei prodotti locali, investimenti per piccole imprese agricole, ecc. È fattibile un’eventuale apertura su ciò?
Ben venga tutto ciò che può portare benessere a livello locale, meglio ancora se lo facciamo nel rispetto dell’ambiente, valorizzando i prodotti locali e rafforzando gli strumenti a disposizione dei giovani imprenditori agricoli. Si può fare molto destagionalizzando il turismo per esempio, siamo una terra fortunata e bellissima che può offrire sole e prodotti enogastromici 12 mesi l’anno. Oltre a
un patrimonio architettonico, storico e naturalistico unico al mondo. Servirebbe però una regia a livello locale in grado di intercettare finanziamenti nazionali ed europei creando sinergie e consorzi tra i piccoli produttori, ma su questo dobbiamo migliorare molto a tutti i livelli di amministrazione.

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