Dobbiamo ringraziare l’autorevolezza del professor Galli per aver sollevato un problema che ci vede quasi al primo posto al mondo fra le nazioni che stanno perdendo la battaglia contro l’antibiotico resistenza.
Come spesso accade la Sicilia è fra le regioni con il più alto tasso di prescrizione antibiotica inappropriata e resistenza microbica. L’aver usato, a sproposito, per almeno cinquant’anni ogni tipo di antibiotico ci ha condotti ad osservare che persino germi che non hanno mai preoccupato i medici, come il Coli, ora sono diventati un vero problema, causando morti che prima erano evitabili. Che fosse difficile far capire agli Italiani che l’attuale abuso degli antibiotici è perlomeno proporzionale alla pessima scolarità media nazionale, nessuno si era fatto illusioni.
Amarissima e poco esplicitata anche fra medici è la vera causa di questo abuso: lo hanno promosso le categorie mediche abilitate all’uso degli antibiotici e i farmacisti che li vendono. In sintesi la colpa è dei medici e dei farmacisti, a loro volta inseriti in un servizio sanitario che non ha mai avuto la capacità di controllare scientificamente la cultura e onestà professionale di questi operatori.
Basti pensare che agli inizi degli anni ’80, proprio a Siracusa, pochi volenterosi colleghi medici di famiglia organizzarono in autonomia diverse sedute di aggiornamento assolutamente originali e contro tendenza per promuovere un uso ragionato e appropriato degli antibiotici. Era l’epoca d’oro delle multinazionali del farmaco, in grado di influenzare direttamente e indirettamente tutta la classe medica e sanitaria in genere.
A quarant’anni di distanza dal coraggio di quei pochi le cose sono anche peggiorate. Di fatto la maggior parte degli antibiotici a disposizione dei medici del territorio ha, mediamente, un indice di fallimento che supera di poco la metà dei casi trattati. In sostanza le nostre armi contro i batteri hanno perso metà della loro efficacia. Se si considera che nessuno è interessato a produrre e introdurre nuovi antibiotici di uso diffuso, si comprende il pericolo che si profila.
Di chi è la colpa dell’incancrenirsi del problema? Una pessima formazione universitaria, un mancato controllo sanzionatorio su chi prescrive veleni che possono salvare le vite in casi che non lo richiedono, la presenza di operatori sanitari che non rispondono a una gerarchia tipica della dipendenza e che hanno la possibilità di sprecare denaro senza temere di renderne conto. Dalle nostre parti accade anche che chi ha il compito di avversare queste manifestazioni di leggerezza culturale, con risvolti severi sullo stato di salute generale, non si sia mai attivato seriamente per far sentire la voce della scienza. D’altronde cercare di dimostrare a un medico che è somaro non è proprio semplice e non attira né simpatie né consenso elettorale. Accade così che le nostre quotazioni prescrittive attirino i reclami di tutte le nazioni ma qui nessuno se ne cura. Sono soddisfazioni che fanno la differenza!
Il professo Galli ha ritenuto di intervenire dal momento che tutti i suoi colleghi infettivologi mondiali sono concordi nel predire un numero maggiore di morti rispetto al covid uccisi da malattie batteriche che prima controllavamo bene e che ora richiedono trattamenti eroici, con antibiotici rari e carissimi e solo di uso ospedaliero.

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