Università e Territorio (2a parte). La possibilità di un accordo quadro: risponde il prof. Nigrelli

Scartiamo a priori la sola ipotesi che a maggio la visita ispettiva del Ministero alla Scuola di Architettura di Siracusa possa decidere che l’esperienza sia da concludere. E la volontà espressa dal rettore di Catania di aumentare la presenza dell’università nella nostra città dovrebbe essere già il segnale di un rischio che non si paventa: l’apertura di altri corsi, oltre a quello di Beni Culturali già attivato, prospetta pertanto uno scenario rassicurante.

Ma come far diventare l’Università il luogo dell’elaborazione organica di una visione prospettica della Siracusa futura? Il centro di un dibattito che veda ragionamenti condivisi da tutte le istituzioni e i portatori di interesse, in primis i cittadini, nella progettazione di una città “inclusiva, sicura, resiliente e sostenibile” secondo le indicazioni europee? Come mettere a reale profitto l’esperienza, o meglio, il laboratorio del G124?

“Noi siamo pronti – risponde il Presidente della Struttura Didattica Speciale di Architettura, Fausto Carmelo Nigrelli -. È tutto contenuto in quella Terza Missione che caratterizza i nostri atenei, terza perché affianca le finalità della formazione e della ricerca. L’obiettivo è proprio quello di contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico del “mondo che sta fuori dall’accademia”, a partire dalla città. Siamo in grado di offrire consulenze tecnico scientifiche sia tramite i laboratori che attraverso auspicati accordi quadro/convenzioni con enti pubblici e privati, così come siamo disponibili a confrontarci con tutti, cittadini, istituzioni, ordini professionali o società scientifiche, in seminari, conferenze e incontri pubblici nel corso dei quali illustrare contenuti e senso delle nostre ricerche, del lavoro dei nostri studenti. A metà dicembre, grazie al Dipartimento di riferimento, il DICAR diretto dal prof. Enrico Foti, abbiamo fatto un importante investimento per il potenziamento dei laboratori che hanno attrezzature, competenze e know how che consentono di lavorare anche su big data alla scala del territorio e della città, a servizio dei laureandi, dei nostri progetti di ricerca e del territorio stesso. L’auspicio è che anche dall’esterno arrivino i giusti input per utilizzarli al massimo, per sfruttarne le grandi potenzialità.

A noi sembra che, nell’azione politico amministrativa in atto, sia assente un grande progetto per la città, il disegno definito del suo futuro, non solo urbanistico. Alcuni interventi ci sembrano estemporanei, non tasselli di un mosaico. Le posso chiedere un suo giudizio in merito?

Se non c’è, è certo il momento di costruirlo. La vera scommessa non è solo pensare a come dovrebbe essere la città da qui a vent’anni ma soprattutto ragionare su come recuperare la risorsa più preziosa che abbiamo: i nostri giovani. C’è la necessità di trattenere qui i ragazzi più proattivi, quelli che ci fanno essere fieri di loro quando li vediamo avere successo all’estero; creare le condizioni per offrire loro non una borsa di ricerca per sei mesi, o un anno di servizio civile, o un lavoro precario, bensì  una prospettiva di stabilità. Molti rientrerebbero se avessero maggiori garanzie, anche a fronte di una minore retribuzione. La società è radicalmente cambiata e usciremo diversi da questa crisi di cui bisognerà cogliere le opportunità di crescita. C’è una forte necessità di saperi esperti che ormai sono patrimonio dei giovani, più che nostro. Dei giovani a Catania producono tessuti richiestissimi con le bucce degli agrumi, altri creano isolanti termici dagli scarti dei fichi d’India… Occorre puntare sulla creatività e genialità delle giovani menti. Bisognerebbe anche garantire l’accesso rapido alla rete, creare le infrastrutture necessarie ad aumentare la competitività dei territori deboli rispetto ai forti, aumentarne la desiderabilità. Se si chiudono gli ospedali, o si tagliano servizi essenziali nei centri piccoli, con quali prospettive si dovrebbe decidere di restare?

Non credo poi che Siracusa potrà creare per sé un futuro importante se chiusa nel suo solipsismo, senza il territorio che le sta dietro di cui dovrebbe, avrebbe dovuto da tempo farsi traino. Né si può pensare che lo sviluppo sia unicamente nel turismo. Abbiamo visto come il settore sia debole di fronte a situazioni come quelle che stiamo vivendo (ma in piccolo era già successo nel 2001 con l’attentato alle Torri Gemelle), e gli scienziati ci avvertono del rischio delle prossime probabili pandemie: i più pessimisti parlano di una periodicità quinquennale, gli ottimisti decennale. I grandi ghiacciai si sciolgono e non sappiamo se virus e batteri che si sprigioneranno avranno la meglio o saranno loro a soccombere al nostro inquinamento. Dobbiamo puntare sull’agricoltura 4.0, quella in cui i droni guidano dall’alto i  microtrattori sui fianchi delle colline erose; sui distretti ad energia positiva: le aree pubbliche ma non utilizzate della zona industriale potrebbero produrre con il fotovoltaico energia pulita sufficiente al fabbisogno energetico delle province di Catania e Siracusa insieme. Ne ho parlato con il ministro Provenzano ed era interessato. Voglio dire che occorre avere una visione non da pillole LSD… ma retta dalla consapevolezza di dove si vuole portare il territorio partendo dalla conoscenza delle sue potenzialità, una conoscenza però non nostalgica, ma rispettosa della specificità anche culturale dei luoghi da coniugare con l’innovazione e le nuove tecnologie.

Mi spiace dover tornare alla prosaicità della nostra realtà ma avrei ancora una domanda. Una delle criticità che a nostro avviso vive oggi Siracusa, anzi la sua amministrazione, è in realtà la mancanza di risorse, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, che possano essere dedicate alla progettazione. Per partecipare ai bandi futuri, per accedere ai molti finanziamenti del Recovery Plan, occorrerebbe avere al più presto i progetti preliminari necessari. Chiariamo per chi legge che essi in genere non vengono finanziati, a differenza di quelli definitivi ed esecutivi. Dovrebbero essere realizzati dai tecnici del Comune ma non siamo sicuri che in questo momento non ci siano difficoltà da questo punto di vista. In che modo l’Università potrebbe essere di supporto?

L’Università è un servizio pubblico, come un ospedale, una scuola. Sta alle persone, agli altri, decidere se servirsene o meno. Non c’è dubbio che in questi 25 anni siano state elaborate da noi molte riflessioni sulla città, sul territorio, ma che si trasformino in azioni questo non dipende da noi. Non possiamo redigere progetti, una competenza di funzionari e professionisti, ma possiamo fornire tutti i supporti necessari a chi ne ha il compito. Possiamo organizzare mostre, convegni, possiamo discutere in gruppi di lavoro e favorire o organizzare la partecipazione e la condivisione delle comunità, ma se manca il passo finale, la volontà, nulla si realizza. Possiamo solo sperare che ci sia una inversione di rotta. Che questa crisi, come spesso accade, come ho già detto, faccia nascere nuove opportunità.

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti