Università e Territorio. Ne discutiamo con il Presidente di Architettura, professor Nigrelli

È stato uno dei punti qualificanti della candidatura a sindaco dell’avvocato Giovanni Randazzo di Lealtà e Condivisione: l’inserimento nel “tessuto” della città, nella progettazione del futuro di Siracusa, della Scuola di Architettura. “Il futuro di Siracusa passa dal futuro dell’università – era stato il messaggio nella primavera del 2018 -. Fondamentale il suo ruolo nei processi di programmazione, sviluppo e trasformazione della città e il contributo che possono dare gli studenti, forza intellettuale inestimabile, stimolo per qualsiasi comunità”.

Qual è stato il successivo percorso della Giunta Italia in questa direzione? Il momento più significativo (non sappiamo se l’unico) del coinvolgimento dell’Università è di certo stato l’esperienza promossa dal senatore a vita Renzo Piano del G124 (questo il codice che identifica la stanza di Palazzo Giustiniani assegnata all’architetto) e che da noi, nel 2019, ha riguardato il quartiere di Mazzarona. Vale la pena di ricordare brevemente quale sia l’inestimabile iniziativa di Renzo Piano: nominato senatore a vita nell’agosto 2013, con la retribuzione da parlamentare ha istituito borse di studio che vengono assegnate ogni anno ad alcuni giovani universitari per progetti nelle periferie di quattro città. “Le periferie sono fabbriche di desideri, di aspirazioni e poi nelle periferie abita l’80, il 90 per cento delle persone che vivono in città – segnala Renzo Piano -. Questa parola è sempre accompagnata da un aggettivo denigratorio, sono: lontane, tristi, abbandonate. Ma non è mica vero: quando ci lavori scopri che sono piene di energia e non solo, anche di bellezza. C’è bellezza umana, ma anche la bellezza tout court. È l’idea di bellezza che si coniuga con l’idea di qualità. La vera sfida del futuro è nelle periferie”. 

E così i giovani universitari diventano “ricercatori di bellezza”, “agopuntori urbani”, i progettisti di interventi di quella “rigenerazione e rammendo” di cui ha bisogno “il nostro Paese, così bello e così fragile… che ha tanti problemi: idraulici, geologici, nelle periferie, non parliamo dei ponti, un ponte non ha diritto di crollare. L’idea è molto semplice: facciamo queste piccole cose che sono come tante gocce, però se queste gocce sono giuste, e se sono tante, con esse si fa un mare e magari è anche un mare pieno di sardine”.

Alla Mazzarona, con la condivisione dei residenti e dei bambini, si sono realizzati quattro piccoli progetti, che dovranno però andare avanti. Un laboratorio in cui il G124 ha fatto da collante tra Università, amministrazione locale, Ente parco, terzo settore, imprenditori e cittadini, “accendendo l’interesse per l’area e creando le condizioni per una reale rigenerazione urbana”.

                   

Solo per qualche accenno, sappiamo di un progetto incentrato sulla Mazzarrona “che concorre ai finanziamenti previsti per interventi a sostegno delle attività di valorizzazione, comunicazione e fruizione dei siti Unesco” di cui ha parlato l’assessore Granata. Sappiamo che sarebbe in itinere l’elaborazione di un piano-programma che il gruppo di lavoro donerà al Comune: “Un piano che serve anche per tenersi pronti nel caso si presentino opportunità legate a bandi e programmi utili per far confluire finanziamenti sulla Mazzarrona”. E sappiamo che, proprio in occasione dell’evento “Mazzarona day” il Rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo, ha rassicurato sulla “ferma volontà di trasferire conoscenze al di fuori del mondo accademico, dunque alla società civile e all’impresa. L’Università sarebbe disposta a continuare a lavorare sulla Mazzarrona, e in generale sulle periferie, anche allo scadere (a gennaio 2020) delle borse di studio dei tre architetti. In che modo e in che termini è da valutare”.  

Bene: a che punto siamo con questa valutazione? Cosa è successo in questo difficile anno che tuttavia non può aver bloccato le interlocuzioni istituzionali? Può la sinergia tra amministrazione locale/territorio e Università essere organica, non aver bisogno di impulsi esterni, di un terzo che faccia da “collante”?

   

Noi abbiamo provato a chiederlo al professore Fausto Carmelo Nigrelli, ordinario di Tecnica e Pianificazione urbanistica e da ottobre eletto alla unanimità Presidente della Struttura Didattica Speciale di Architettura dell’Università di Catania, con sede in Siracusa, per il quadriennio 2020-2024. Qui riportiamo solo la prima parte della nostra conversazione.

Professore, partiamo dall’oggi. Come sta la Facoltà (ormai “Scuola”) di Architettura?

Forse sarebbe meglio chiedersi come starà tra qualche mese. Aspettiamo a maggio la valutazione del Ministero e un po’ di apprensione c’è. Non dal punto di vista della qualità della nostra proposta didattica: i questionari compilati dagli studenti hanno espresso una soddisfazione superiore alla media d’Ateneo, un risultato davvero soddisfacente. E d’altra parte i successi dei nostri laureati quando si trovano a lavorare in una qualunque città europea ne sono prova certa. Il problema è invece di natura logistica: la Caserma Abela, nonostante diversi lavori di adeguamento, mostra ancora la sua inadeguatezza. Si tratta di una criticità presente da anni, che finalmente potrebbe essere risolta in un futuro prossimo: nel Programma delle opere pubbliche d’Ateneo è inserito un progetto da 4 mln e 400mila euro per la riqualificazione/ristrutturazione dell’edificio, sebbene di proprietà demaniale, a cui si potrebbero sommare altri 4 mln di fondi ministeriali (la caserma è stata ceduta dal Ministero della Difesa in uso gratuito e perpetuo all’Università di Catania, ndr). Inoltre l’università di Catania ha già stanziato anche 700mila euro per lavori al Palazzo Impellizzeri che è stato dato in concessione dal Comune per 50 anni per ospitare attività didattiche. In ogni caso Abela è un edificio strategico perché ospita anche la biblioteca, il centro stampa, uffici, studi per i docenti, l’archivio, 9 laboratori con macchinari importanti che servono per la didattica, le attività di ricerca, la terza missione, cioè i servizi per il territorio, oltre a 10 aule. Ulteriori opportunità potrebbero venire se si trovasse una soluzione ad alcune questioni pregresse con la ex provincia regionale della quale nel 2010 venne certificato un debito nei confronti dell’Ateneo di oltre 10 milioni di euro. La questione è naturalmente tra quelle seguite con maggiore attenzione dagli organi centrali dell’Ateneo.

È ancora alta la richiesta di iscrizione? O superiore alla disponibilità della Scuola?

In realtà, eccezion fatta per il Politecnico di Milano, ovunque in Italia il numero degli iscritti ad Architettura si è ridotto: su 6.400 posti solo 4.453 risultano coperti; quindi quasi 2000 posti vuoti in Italia. La professione è in crisi ma le prospettive forse volgono in meglio. Si assiste a un cambiamento radicale della figura dell’architetto, sempre meno “artista”, nel senso umanistico del termine, e sempre più figura complessa che deve saper rispondere alle nuove domande della società, di spazialità, di progettazione, ricorrendo alle nuove tecnologie. Quest’anno infatti abbiamo registrato un aumento del 10% rispetto alle iscrizioni dell’altr’anno. Un’inversione di tendenza che certo, in parte, dipende anche dalla situazione sanitaria, come accaduto in tutte le università del sud per una diminuzione generalizzata dell’emigrazione per motivi di studio. Bisognerà vedere cosa accadrà alla fine di questa pandemia.

Veniamo al nodo della questione che ci sta a cuore. Architettura è presente a Siracusa ormai da 25 anni. Quali sono stati i rapporti con le amministrazioni locali? Si è riuscita a creare una interlocuzione fattiva, un confronto sulle scelte urbanistiche della città, soprattutto dal dopo Pagnano, forse uno dei pochi momenti proficui che abbiamo vissuto? Quali proposte potrebbero esserci in questo senso?

Rapporti, come dire… saltuari, da sempre. In realtà, appena eletto Presidente della Scuola, ho voluto incontrare il sindaco Italia per prospettargli la possibilità di un accordo quadro con la Struttura Didattica Speciale perché è qui che sono presenti le più varie competenze: architettonica, di restauro, di progettazione del paesaggio, urbanistica, tecnologia, e anche di estimo, disciplina sempre più importante per la corretta valutazione economica degli interventi che si intendono fare. Con il comune è attualmente vigente un accordo di collaborazione che riguarda alcuni ambiti specifici, di cui è responsabile scientifico un collega docente di Tecnologia, che sta portando a risultati apprezzati. Ne abbiamo sottoscritti alcuni con comuni anche al di fuori della provincia aretusea; consentono di attivare immediatamente una forma di collaborazione con i gruppi di docenti più “funzionali” alle esigenze in campo. Certo la cosiddetta “Terza Missione” delle Università consiste proprio nell’insieme delle attività grazie alle quali gli atenei interagiscono direttamente con la società e il proprio territorio di riferimento, sia attraverso azioni di valorizzazione economica della conoscenza che più in generale attraverso attività ed eventi di ordine culturale. Si mettono a disposizione, oltre a competenze e professionalità, anche i laboratori, e i nostri sono ottimamente attrezzati. Ma il rapporto tra Università e territorio è in fondo come un matrimonio: nasce da una convergenza di interessi (continua)

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