Prospettive per Siracusa futura

Lavorare in sinergia per Siracusa Capitale Italiana della Cultura. La proposta (una provocazione?) di Fabio Moschella potrebbe far comprendere agli stessi Siracusani che la nostra città non è solo mare e sole, ma tanto di più; è ben altro. E molte, e poco note se non sconosciute, sono le iniziative di chi cerca di dare un contributo per migliorare la vita, e l’immagine, della città.

Alcune proposte sono state “sposate” dall’assessore alla cultura Fabio Granata, come quella di Luigi Puzzo, presidente della Pro Loco cittadina, che ha lanciato il progetto di ripavimentazione di piazza S. Lucia chiedendo la partecipazione dei siracusani e dei devoti nel mondo perché, tramite una raccolta fondi, ognuno posi una mattonella con il proprio nome in una piazza che sarà cambiata e allestita diversamente. Ed è presente anche la volontà della necessaria rinascita socioeconomica e culturale della Borgata: un tassello fondamentale per potersi definire, ed essere, città culturale, impossibile se quel quartiere storico restasse nel suo degrado. Un quartiere legato a una santa di enorme notorietà, non solo nell’ambito cattolico e ortodosso. Si va dalla Svezia alla Cina. Eppure in tanti non conoscono il nome della città dove è nata ed è stata uccisa. La figura di Lucia è stata anche fonte di ispirazione artistica e letteraria, ha trovato spazi sia nella letteratura colta che in quella legata alla tradizione popolare. Dante la richiama più volte nella Divina Commedia dove scorge in lei un personaggio che appare vivo e reale, umano:

«Questa [e cioè la “donna gentil”, Maria] chiese Lucia in suo dimando

e disse: Or ha bisogno il tuo fedele

di te, ed io a te lo raccomando.

Lucia, nimica di ciascun crudele,

si mosse…»

(Dante Alighieri, Inferno, II, 92-96)

Ma la città ha anche una forte tradizione ebraica. Consideriamo i resti del bagno di purificazione rituale: il “Miqweh”. Quello siracusano è il più antico di tutte le Sinagoghe europee. È fra gli unici bagni rituali in Europa che conservi a tutt’oggi la sua integrità e il suo fascino. Nell’insieme la città se posta a confronto con altre antiche città siciliane si eleva di gran lunga: 22 punti archeologici, 14 musei, 17 palazzi e monumenti, 18 chiese, 3 punti naturalistici. Catania ne ha in totale 9 e Palermo 12. Non dimentichiamo che nostri illustri cittadini propagano all’esterno la conoscenza della città. C’è Antonio Randazzo, è un artista oramai conosciuto a livello internazionale grazie al suo prezioso sito sempre aggiornato. Al di là delle sue opere artistiche, preme sottolineare l’ultima sua riuscita creatività. È un veicolo enorme per la cultura della città. È la mappa, non semplice guida turistica, multimediale che permette di collegarsi al suo dinamico e ricco sito con la facilitazione dell’approccio di 16 lingue compreso il siciliano. È uno strumento da mettere in mano a tutti in special modo ai maggiori interessati (intellettuali, artisti, rappresentanti dei commercianti e artigiani e soprattutto del settore turistico). Una disattenzione di questo genere renderebbe povera culturalmente la città. Ma noi abbiamo anche artisti e conoscitori in senso lato alcuni unici. Il primo a venire in mente è Andrea Schiavo esperto maestro di musica barocca. Vorrei ripartire da un tema caro a tutti i siracusani. È quello della provenienza greca. Ed allora, se è rimasta questa grecità insieme all’impeto delle altre grandi società che hanno lasciato impronte, tutti noi abbiamo il “dovere” con umiltà dal politico, all’amministratore, al semplice cittadino di ogni età di contribuire nel fare Cultura, che è anche formazione sul piano intellettuale e morale.

Ogni sforzo deve portare all’obiettivo di Siracusa com’è stata nell’immaginario collettivo nella cultura mondiale. Tutti noi abbiamo l’interesse a essere presenti nei vari progetti su cui si lavorerà per l’obiettivo proposto da Moschella. La riuscita produrrà una ricaduta socioeconomica. Non solo una rinascita culturale. Parigi all’epoca dell’esposizione Universale del 1889 costruì la torre Eiffel divenuta poi un simbolo della città nel mondo. Sarebbe troppo azzardato quest’esempio su un qualcosa di simile legato all’intera città? Ma bisogna cambiare e da subito rotta su tutto: il turismo non più legato, in maggioranza, al “mordi e fuggi”, un impulso artigianale, una maggiore attenzione al commercio dei prodotti locali da pubblicizzare e investimenti nell’industrializzazione dell’agricoltura con piccole imprese che lavorino e confezionino i nostri prodotti da esportare, ma venduti localmente darebbero doppiamente fiato all’economia (denaro che rimane in zona non va via con la grossa distribuzione organizzata). Si rivivrebbe la dinamicità dagli antichi siracusani commercianti e combattenti. Oggi c’è bisogno di un grande riscatto economico, specialmente per quello che attraversiamo, e nasce da un nuovo stimolo culturale. Il concorrere tutti a stimolare gli interessi in queste direzioni porterebbe Siracusa a andare oltre il suo mito, ma all’essere un ricco luogo d’attrazione.

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