Ora che è stato “approvato” dalla Giunta Italia il progetto di restyling del Talete – in genere sono un successo i progetti di street art o similari per la riqualificazione di edifici e quartieri degradati – e che la discussione sull’ecomostro nostrano si riaccende (per un attimo!), riproponiamo un nostro articolo del 25 dicembre 2011 su Il Ponte per ricordare precedenti valutazioni e proposte abbandonate.
Ma prima una riflessione di ordine generale. Siracusa vive un momento amministrativo difficile, non solo per la pandemia, che richiede un imponente sforzo organizzativo per far fronte alle diverse esigenze, ma anche per la mancanza di un consiglio comunale che, oltre a svolgere le funzioni che gli sono proprie, rappresenti il sentire della città. Più che mai oggi ci sarebbe la necessità di un confronto aperto con i cittadini sulle scelte che si intendono fare, teoricamente per il bene e la crescita della comunità. E invece si decide tutto in Giunta, forse semmai anche solo su input (o conoscenza) di uno solo degli assessori, senza cercare il coinvolgimento della popolazione, anzi mantenendo il più totale riserbo su quanto si fa, per poi dare il contentino informando con il rituale post sui social.
Siracusa si pone così in direzione diametralmente opposta alla tendenza da tempo indicata anche in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione che ha introdotto all’articolo 118 il principio di sussidiarietà orizzontale. Nessuna ricerca di nuove forme di “intesa” tra cittadini e istituzioni, ignorate le esigenze di partecipazione civica (se non per quella “democrazia partecipata” che viene di fatto imposta agli enti locali), nessuna forma di collaborazione con chi sarebbe felice di mettere a servizio di tutti la propria professionalità e le proprie competenze (unica eccezione nelle politiche sociali con le associazioni di volontariato ma con diverse criticità), il vuoto nell’attivazione di “processi decisionali inclusivi”. E questo, naturalmente, soprattutto là dove i finanziamenti hanno una certa consistenza. In questo caso il silenzio diventa tombale.
Proposte sul Talete (Il Ponte 25 dicembre 2011)
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Come troppo spesso accade nella nostra città, ci sono eventi che per qualche tempo calamitano l’attenzione di tutta la cittadinanza, accendono dibattiti e proposte, infiammano gli animi e poi, come il classico fuoco di paglia, si spengono, tornano nel silenzio e una coltre di sabbia finissima li soffoca. Ma poi improvvisamente riemergono, completamente stravolti rispetto alla forma precedente e ci si domanda che cosa mai sia successo, cosa sia subentrato ad alterarne lo status iniziale.
È la previsione che azzardo: accadrà così anche per il Parcheggio Talete, per quell’ ecomostro, come qualcuno lo ha definito, che ha visto levate di scudi e proposte di immediata demolizione anche da parte di personaggi illustri, come l’assessore Granata. Eppure è rimasto lì e ora che è stato reso gratuito – non per benevolenza dell’amministrazione, ma perché la società gestore se ne è lavata le mani, ritenendolo improduttivo, e si sta aspettando di capire come meglio sfruttarlo – mostra tutta la sua utilità, lo vogliamo forse negare?, per residenti o frequentatori di Ortigia.
Cosa sappiamo oggi del parcheggio? Che lo si vuole riqualificare per mitigarne l’impatto ambientale e far dimenticare ai Siracusani che lì, una volta, c’era una splendida passeggiata sul mare. Infatti è stato bandito dal Comune di Siracusa un concorso di idee e nel marzo 2002 vincitrice è risultata l’equipe dell’architetto Truppi, docente della facoltà di architettura di Napoli. La commissione esaminatrice ha addirittura votato all’unanimità la sua proposta di far assomigliare il parcheggio alla tolda di un veliero: si legge sul progetto “scavi archeologici hanno evidenziato in questa zona la presenza di antiche strutture che richiamano un antico arsenale greco destinato a ricoverare barche. Cosa, più che una nave tirata a secco, poteva ricordare i resti sepolti di quel ricovero di barche che la flotta siracusana possedeva prima che una colata di cemento cancellasse irreversibilmente tutto?”
Una colata di cemento, come parcheggio Talete! Quindi l’architetto Truppi ha pensato di offrire, a chi arriva dal mare, proprio quest’immagine, non solo ricreandone la tolda ma anche le vele con tensostrutture e gli oblò, creati in corrispondenza degli archi del parcheggio. E poi il resto della superficie avrebbe dovuto arricchirsi di strutture per il gioco dei bambini e di spazi espositivi per iniziative culturali.
Sì, avrebbe dovuto, perché già non è più così. È subentrata la variabile imprevista e il processo si è bloccato e un nuovo progetto, sicuramente di minore valenza perché rispondente alla logica meramente economica del risparmio, si sta predisponendo. L’assessore Visentin è pienamente convinto della necessità di creare un polo di attrazione a levante: “Il baricentro dell’isola di Ortigia è tutto spostato verso ponente, perché lì si concentrano tutte le maggiori attrattive: piazza Duomo, la fonte Aretusa, il porto grande, i servizi amministrativi come quelli commerciali, gli alberghi più eleganti. Occorre un’azione di bilanciamento: riqualificare il Talete, insieme al grande piano di ristrutturazione del mercato che è in fieri, significa rivitalizzare quella zona, recuperare i quartieri della Graziella, quel lungomare”.
Un’ottica pienamente condivisibile, ma non ci ritroviamo più quando si affrontano le modalità dell’intervento. Certo, non conosciamo il nuovo progetto, sarà anche ben fatto: “un piccolo parco, 15 chioschi (come quelli del teatro greco? ironizzo con terrore), nella parte laterale zona gioco e spettacoli, una passerella in legno che colleghi a piazza Cesare Battisti, a quello che diventerà una specie di mercato arabo, aperto anche di notte, per offrire, che ne so, fritture di pesce fresco, altro”, ma richiede un investimento al risparmio, 150 milioni a fronte di “Quale costi avrebbe richiesto il progetto di Truppi?”
“Credo due miliardi – mi risponde Visentin – ma ci sarebbero state anche le successive spese di manutenzione. Uno splendido progetto, ma bisogna fare i conti con la realtà, con i bilanci del comune destinati ad essere sempre più asfittici senza le rimesse del governo centrale!”
Ma a Siracusa si deve sempre pensare in piccolo? Pronti a sperperare nelle cose inutili e mai disponibili a un grande sogno che dia lustro a questa città, resa importante dai nostri antenati, loro sì capaci di pensare in grande, e immiserita dalla nostra incapacità di ben investire i nostri, nostri, soldi? Sempre schiavi di una logica provinciale?
“Eppure, assessore Visentin, lei si era impegnato a farlo diventare realtà, a cercare i necessari finanziamenti, perché ci ha ripensato?” “È degli stolti non cambiare idea, non abbiamo i mezzi”.
Non mi convince. Da qualche parte non si nutrirà il nascosto pensiero che tanto i Siracusani non capiscono molto e che si accontentano anche con due sciocchezze, due attrezzature rapide, tanto per riempire gli spazi e dire che un’altra opera è stata realizzata? Che ne dice l’architetto Carlo Tuppi?
“Architetto Truppi, le telefono da Siracusa, sto preparando un servizio sul Parcheggio Talete. Lo ricorda? Lei ha vinto il concorso”
“Ma certo, Siracusa è la mia seconda patria e quel luogo mi sta molto a cuore”
“Un progetto di grande fascino, ma forse troppo costoso per i bilanci comunali di oggi! Non sono pochi due miliardi di lire!
Assolutamente il progetto non richiede questa cifra: vede in realtà l’immagine è ardita ma il materiale usato è tradizionale, locale, non ha costi proibitivi. Qualcuno aveva sollevato perplessità e dubbi sulla opportunità, sulla tenuta delle vele, ma io garantisco personalmente sulla validità della scelta: in sede di calcolo è stato tutto verificato dal fior fiore di professionisti. Sono stato coadiuvato da Gabriele Del Mese, presidente dell’associazione italiana di architettura contemporanea, professionisti che si sono visti all’opera con il Bouburg di Parigi, con Renzo Piano. Non mi voglio mettere a quell’altezza, ma godo di rapporti con persone che fanno opere encomiabili. Il costo è normalissimo, tra l’altro qualcuno, veramente interessato alla realizzazione del progetto, aveva ipotizzato una suddivisione in lotti, progressiva; sarebbe un’ipotesi percorribile. Nel pensare a investimenti per opere di un certo prestigio occorre valutare i costi insieme ai ritorni, ai benefici che ne deriveranno: pensi al museo di Bilbao, grandi risorse che hanno però avuto un ritorno di immagine grandioso e hanno richiamato flussi turistici significativi. La questione è se la si vuole realizzare veramente o no.
E per i costi di manutenzione?
Ma suvvia: ci penso io, mi metto a piena disposizione dell’amministrazione per aiutarla ad individuare chi sia in grado di farla senza un impegno eccessivo per le casse comunali.
Sono passati alcuni anni e non si è fatto ancora nulla, cosa pensa?
Guardi, ho partecipato con grande entusiasmo a quel concorso di idee anche per i legami affettivi che mi uniscono a Siracusa. Sarei veramente felice di poter collaborare con l’amministrazione e realizzare un progetto che, sono convinto, segnerebbe in senso positivo la città, le darebbe un gioiello in più. Ho anche chiarito che non mi sono mai posto problemi di compensi professionali, mi piacerebbe che si cercasse insieme una strategia, un modo per realizzare l’opera. Mi sembra certo strano che prima, in sede di concorso e di esame delle proposte, si manifesti la volontà di arrivare a una conclusione e poi, al momento della realizzazione, senza motivi veramente ostativi, si cambi idea: come un corteggiatore che per 5 anni ti fa la corte e poi, arrivati al dunque, si tira indietro. Mi auguro che qualcosa cambi se se ne ritornerà a parlare.

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