Se già da oggi fosse in vigore il nuovo parametro di incidenza settimanale del contagio che il Governo pensa di introdurre a partire dal 16 gennaio, la provincia di Siracusa sarebbe in zona rossa. Insieme a quelle di Messina e Catania.
Grazie soprattutto al comportamento irresponsabile di molti, abbiamo anche noi superato il limite dei 250 contagi su 100mila abitanti. E abbiamo fatto anche di più: a livello provinciale siamo risultati i peggiori per incremento percentuale nell’ultima settimana. Finalmente ci siamo riusciti.
Forse, mai primi in nessuna graduatoria nazionale su qualità della vita, economia, lavoro e tanto altro, abbiamo pensato di esserlo come esempio “virtuoso” di una Regione che, anch’essa, si dà da fare per raggiungere lo stesso obiettivo, collocandosi subito dopo la più alta in classifica, l’Emilia Romagna, per tasso di positività. Primi tra i primi, quindi.
Nelle ultime 24 ore, con 8.736 tamponi eseguiti su tutto il territorio regionale (niente di che), i 1.733 nuovi positivi portano infatti il tasso della Sicilia al 19,8%: 6 punti e mezzo più della media nazionale attestata al 13,3%.
E insieme crescono i ricoveri (+12), le terapie intensive (+3), i morti (+33). Uno anche a Siracusa. Ma perché non dovrebbe essere così? E non perché anche da noi è arrivata la “variante inglese” del virus. Ma perché, a quanto pare, si estende senza freni il contagio dell’imbecillità dei negazionisti, o proprio di quella che ha contraddistinto nei primi tempi le (non) scelte sanitarie del premier inglese Johnson. Tutti pronti ad approfittare del minimo allentamento delle misure di sicurezza per riversarsi, senza alcuna preoccupazione, nei locali più in dei vari Comuni, come accaduto ieri sera in via Malta. Folla dentro, folla fuori, mascherine a proteggere il collo fino all’arrivo delle forze dell’ordine impegnate in controlli che si spera non siano sporadici dato il senso di (ir)responsabilità di cui danno prova i nostri concittadini.
Dove la ragione non arriva, non può che esserci la sanzione, la repressione di comportamenti inaccettabili, inspiegabili. È una triste constatazione, ma è così: l’unica soluzione a un costume che non accenna a cambiare è una risposta severa, rigorosa, determinata da parte delle istituzioni.
Abbiamo forse bisogno che le immagini dei nostri malati in terapia intensiva girino di più, che vengano sbattute in faccia a chi proprio non ha voglia di mettere in azione le proprie sinapsi, per poter sperare che qualcuno comprenda i rischi che si fanno correre ai propri congiunti (oltre che a se stessi).
E poi, l’altro aspetto del problema: il tracciamento dei contatti delle persone risultate positive. Sta funzionando? Non si sa. Non abbiamo i dati. Come non abbiamo i dati dei contagi per ogni singolo Comune se non è lo stesso sindaco a comunicarlo alla popolazione perché, a quanto pare, il cittadino suddito ha diritto solo a conoscere i dati aggregati a livello regionale. Né abbiamo i dati sui tamponi a livello provinciale, e non sempre quello sui decessi. La trasparenza è uno dei punti di forza della nostra sanità.

Commenti recenti