Presto il campo per gli stagionali a Cassibile. Ma c’è chi non lo vuole… a prescindere

È, di fatto, il primo tentativo di soluzione “strutturale” in cui l’Amministrazione Comunale di Siracusa si sia impegnata per trovare finalmente, dopo oltre un ventennio, una soluzione concreta al problema della baraccopoli di Cassibile. Un silenzioso e costante lavoro, prima dell’assessore Giovanni Randazzo e poi dell’assessore in carica Rita Gentile, per ospitare i circa 200 – 300 lavoratori stagionali (i numeri sono estremamente fluttuanti) che ogni anno hanno trovato precaria, e indegna, abitazione sotto tendoni di plastica o baracche nelle campagne della frazione.

Forse solo nel 2010-2011 si è cercato di offrire condizioni abitative più confortevoli grazie a una tendopoli organizzata dalla Croce Rossa all’uscita del paese con il supporto di quelle associazioni di volontariato che da sempre sono una presenza costante nelle attività di sostegno ai braccianti.

Ma il progetto in atto prevede un vero campo di accoglienza: 17 unità abitative per ospitare 10 lavoratori ciascuna e 6 unità di servizi igienici dati in comodato d’uso dalla Prefettura in un’area di proprietà comunale recintata fornita di fognatura ed elettricità. E in più, in un’area limitrofa, si prevede, con altri fondi, una zona con barbecue e tavoli, per chiudere definitivamente con la stagione dei fornelli improvvisati sulla nuda terra, e spazi coperti dove poter svolgere attività comuni.

“Lavori resi possibili da un finanziamento ottenuto dalla stessa Prefettura cui collegare altre risorse di un PON legalità che prevede una sinergia tra i comuni di Siracusa, Rosolini, Pachino e Lentini (quelli dove maggiormente i braccianti prestano la propria opera) per interventi anche di contrasto al fenomeno del caporalato – spiega l’assessore Gentile -. Oggi una politica nazionale, favorita dalla legge sul caporalato, ha permesso l’accesso a risorse economiche che, se non utilizzate, rappresenteranno un fallimento per tutti coloro che si adoperano nel settore agricolo per un cambiamento. Un esempio è dato dal bando regionale pubblicato dall’ufficio speciale per l’immigrazione, Regione Siciliana, in tema di trasporti e di assistenza sanitaria per le zone di Siracusa – Ragusa, che è andato deserto”.

Un impegno da parte dell’Amministrazione che, nonostante vada a risolvere le problematiche che da sempre, ogni anno in primavera, hanno determinato disagio nella popolazione, non sembra essere bastato. Anzi la risposta è stata una petizione che ha raccolto 900 firme tra i circa 5.800 abitanti della frazione.

È forse mancato da parte dell’amministrazione uno sforzo efficace per instaurare un utile confronto con gli abitanti di Cassibile? chiediamo all’assessore.

“Negli ultimi anni abbiamo registrato un malcontento sempre maggiore dei residenti, motivato dal timore che la presenza degli stagionali possa pregiudicare lo sforzo di tanti cittadini, attraverso investimenti personali, a dare un impulso turistico al territorio grazie alla attrattività della limitrofa zona costiera. E abbiamo cercato da tempo un dialogo con loro per la condivisione della problematica e una ricerca di soluzioni. Lo stesso luogo del campo è stato individuato grazie all’apporto di alcuni di loro proprio all’interno di una logica di collaborazione”.

Ma non sembra che questo sia servito. Si chiede che il problema sia risolto diversamente. Cosa potrebbe fare l’Amministrazione?

“Le soluzioni per problemi così annosi e strutturati nei decenni non si risolvono “urlando o negando il problema” che ha evidenti implicanze economiche a favore del sistema agricolo che lo alimenta. Piuttosto bisogna lavorare insieme per costruire un sistema di accoglienza che sia rispettoso sia degli abitanti dei centri investiti del fenomeno che della dignità dei lavoratori. Un obiettivo che non si raggiunge solo con i finanziamenti: esso richiede che tutte le forze sociali del territorio, che a diverso titolo entrano in gioco anche e soprattutto nel problema caporalato, facciano la loro parte per concorrere alla ricerca e alla costruzione di modelli sostenibili nel tempo”.

La protesta di alcuni potrà costituire un ostacolo per questo progetto che obiettivamente sembra andare nella direzione giusta almeno per quanto oggi possibile?

“Il campo si farà perché segna l’inizio di un percorso, segna la volontà di uno Stato che visibilmente sta mobilitando risorse economiche, attraverso le amministrazioni locali, per costruire progettualità fattibili. Ma è evidente che parallelamente occorra costruire percorsi che permettano il decentramento della mano d’opera affinché trovi accoglienza in luoghi limitrofi ai luoghi di lavoro. E’ tempo che i comuni interessati parlino fra di loro e si aprano a collaborazioni che permettano di costruire una rete di luoghi di accoglienza decentrati. Ed è anche tempo di neutralizzare il reperimento della manodopera attraverso dei fiduciari, anch’essi immigrati, dei datori di lavoro che determinano inevitabilmente, oltre che a forme di sfruttamento sommerse, il concentramento in luoghi deputati allo smistamento e al reclutamento. Tutti i protagonisti, che a diverso titolo hanno ruolo nella vicenda agricola del nostro territorio, hanno l’obbligo e la responsabilità di mobilitarsi per evitare di neutralizzare risorse ed opportunità che oggi potenzialmente per la prima volta potrebbero incidere su un sistema e su un modello, apparentemente inamovibile, e offrire soluzioni che fondino, sempre e comunque, sul rispetto delle esigenze di tutti”. 

Il campo si farà, dunque, sebbene permangono alcune criticità che l’assessore si dice pronta ad affrontare, ma è evidente che a monte di tutto sarebbe necessaria la forte presenza delle istituzioni che si facciano carico in particolare del fenomeno del caporalato. “Fino a quando mancherà un’azione condivisa, efficace, sul reperimento, e lo smistamento, della manodopera, di fatto si continuerà a permettere ai “caporali”, anch’essi immigrati e fiduciari dei datori di lavoro, di continuare a far persistere una polarizzazione delle presenze a Cassibile, suo malgrado centro di smistamento per i vari territori” evidenzia Rita Gentile.

Ma proprio su questo snodo cruciale da sempre è mancata una reale volontà da parte di tutti gli attori in gioco, in primis le stesse aziende agricole che si avvalgono di questa manodopera, e i braccianti “neri” di Cassibile hanno continuato ad essere sfruttati e trattati senza rispetto.

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