Augusta beni culturali: prospettive e polemiche

Si conclude tra dubbi, incertezze e flebili speranze il 2020 dei beni culturali augustani. I problemi sono sempre gli stessi, ovvero incuria, abbandono, mancanza di una visione di sistema che ne possa garantire il recupero e la fruizione, ma il nuovo anno sembra voler portare con sé delle novità. E le polemiche che, come ovvio, ne conseguono.

Sembra ormai tracciata la strada che conduce alla demolizione parziale dal Castello Svevo. Una riunione in videoconferenza di alcune settimane fa ha messo attorno a un tavolo virtuale l’Assessore regionale ai beni culturali della regione siciliana Samonà, il Sindaco di Augusta Di Mare, l’Assessore ai beni culturali del Comune di Augusta Carrabino, i tecnici della Sovrintendenza di Siracusa e i responsabili di alcune tra le principali associazioni culturali della città. L’esito dell’incontro è stato chiaro nel voler sottolineare l’ineluttabilità del provvedimento di demolizione della sopraelevazione costruita nel 1890 per adattare il castello federiciano al nuovo ruolo di carcere. Pare, infatti, come già detto in passato, che solo alleggerendo una struttura appesantita da tali superfetazioni, al punto che il terreno sottostante non sia più in grado di sorreggerla, sia possibile mettere in sicurezza il manufatto per evitarne il crollo e consentirne il recupero.

L’amministrazione comunale pare aver accettato le soluzioni proposte dalla sovrintendenza. Come già dichiarato alla Civetta nei mesi scorsi, quando venne sentito in qualità di presidente della “Società augustana di storia patria”, l’Assessore Giuseppe Carrabino ha ribadito che le condizioni attuali del manufatto rendono necessario un intervento, per quanto radicale possa essere.

Non tutti coloro che hanno poggiato i loro gomiti a quel tavolo virtuale, però, sono stati d’accordo in pieno con la soluzione prospettata. Dal mondo delle associazioni culturali, infatti, sono giunti dubbi e perplessità.

La sezione augustana dell’Archeoclub, tramite la propria rappresentante la Professoressa Mariada Pansera, ha sottolineato la necessità di “conservare e tutelare almeno una parte dell’architettura penitenziaria testimone di periodi storici vissuti dalla città in taluni casi ancora vivi nei ricordi dei nostri concittadini”. Mentre Italia Nostra, rappresentata dalla Professoressa Jessica Di Venuta sia attraverso i social che attraverso la ribalta garantita dal TG regionale della Rai, ha detto con forza la propria, sottolineando come sia necessario “preservare la memoria storica del Castello svevo di cui è parte integrante la struttura carceraria, non soltanto per tutelare l’integrità del bene culturale ma anche l’identità del territorio megarese, e inoltre creare ricchezza attraverso il turismo”

Perplessità condivise da parte della cittadinanza, anch’essa divisa tra coloro che si dicono disposti ad accettare l’ineluttabile e definitivo modificarsi dello skyline cittadino, purché “si faccia qualcosa” e si “riapra il monumento” e coloro che invece vorrebbero che il bene venisse tutelato così com’è.

Come già sottolineato nei mesi scorsi proprio su queste pagine il progetto pubblicato in pieno primo lockdown dalla soprintendenza non risolve tutte le possibili domande. In particolare, non dice nulla sull’esito finale dei lavori e su quali dovrebbero essere le fattezze del castello dopo un intervento così radicale. A meno che non si dia per scontato il recupero delle strutture preesistenti il 1890, cosa che gli esperti del settore, tra cui l’architetto De Martino studioso di castelli siciliani, escludono sia possibile, se non creando una sorta di “fake”, ovvero ricostruendo ex novo parti di castello ormai inesistenti.

Non è nemmeno stato spiegato il motivo per cui non si potesse ricorrere alla soluzione prospettata da qualcuno e riguardante la possibilità di intervenire direttamente sul consolidamento statico della struttura. È impossibile da fare o costa troppo?

Sembra che una seduta monotematica del Consiglio comunale possa essere presto convocata per dibattere pubblicamente dei contenuti del progetto della Soprintendenza e forse riuscire a rispondere ad alcune delle domande poste. 

In maniera molto chiara, invece, si è espressa la Marina Militare a proposito delle proprie intenzioni riguardanti quella parte del parco dell’hangar che di recente ha acquisto dal demanio, ponendo una recinzione attorno ad aree fruite da generazioni di augustani e che oggi sono off limits. “Ci è stato comunicato che purtroppo la Marina Militare non ha più confermato la propria disponibilità a rendere fruibile quell’area del Parco dell’Hangar di cui prima il Comune disponeva e che adesso è di pertinenza della Marina. Per intenderci l’area che comprende l’ex viale alberato, il campetto sportivo, il parco giochi, la zona dell’alzabandiera, il cinema all’aperto. È quanto emerso dall’ultimo incontro avuto, in merito con il Sindaco, il quale ha dichiarato la volontà di trovare qualche soluzione possibile”. Così si esprimeva appena pochi giorni fa l’Hangar Team sulla propria pagina Facebook. Un comunicato laconico che prendeva atto di una decisione che in città è stata ritenuta quanto meno incomprensibile. Sul punto è tornato successivamente l’avvocato Raffaele Migneco, già difensore civico del Comune di Augusta e componente della stessa associazione che per anni ha gestito gli spazi del parco, il quale sulla propria pagina facebook ha ribadito che “Il complesso immobiliare costituito dall’Hangar, dagli edifici minori, dal parco e dallo ex spiazzo di manovra ed atterraggio dei Dirigibili, costituisce un complesso monumentale e cioè un unicum culturale ed architettonico inscindibile sotto il profilo della destinazione. In altre parole, ciò vuol dire che l’area in questione può essere di pertinenza di più soggetti ma costoro non ne possono mutare la destinazione né alterare i luoghi e devono per ogni eventuale intervento edilizio ed uso chiedere il nulla osta della Sovrintendenza”. Con queste parole sembra resti aperto un varco alla possibilità che con la Marina Militare si possa raggiungere un accordo in grado di non lasciar svanire un’ulteriore opportunità di recupero del proprio territorio e della propria identità da parte degli augustani e di non alterare, al contempo, l’integrità dei luoghi. Ciò che emerge dai commenti che seguono il post appare evidente, si vuole che si parli in pubblico e non a cose fatte, magari proprio nel corso di un’ulteriore seduta ad hoc del Consiglio. Augusta non vuole subire soluzioni preconfezionate, ma essere partecipe a momenti delicati e appassionanti che incideranno sul proprio futuro, magari proprio dal 2021.

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