Beni comuni in svendita. Eppure le alternative ci sono

L’ex Provincia di Siracusa, sommersa dai debiti, ci riprova a far cassa vendendo i beni immobili di cui è proprietaria e lo fa abbassando le cifre a base d’asta nella speranza di trovare un compratore che, prima o poi, siamo certi, arriverà. Sono in particolare tre le opere pubbliche di maggior valore messe in vendita (il carcere borbonico, il cine-teatro Verga e l’autodromo) e su queste abbiamo voluto ascoltare la dottoressa Alessandra Trigilia, per anni dirigente della Soprintendenza di Siracusa. 

Alessandra, svendiamo i beni di famiglia, quindi. Qual è il tuo punto di vista?

Queste tre opere pubbliche di maggior valore hanno storie e narrazioni diverse ma sono tutte strettamente legate alla città di Siracusa. L’antico carcere borbonico è un vanto per l’epoca poiché audace architettonicamente ed eccezionalmente moderno; ve ne sono solo tre simili in Italia. La torre centrale nel cortile interno ottagonale consentiva a un solo sorvegliante il controllo di tutti i detenuti contemporaneamente, da qui il nome “panocticon”, su progetto nel 1791 del filosofo e giurista Jeremy Bentham. L’edificio è stato dichiarato d’interesse monumentale con Decreto del Dip. Reg. Beni Culturali del 2013 e per la sua collocazione sul fronte a mare di ponente di Ortigia, assume una grande rilevanza e valore sia per la storia architettonica che per lo ski-line dell’isola. A fianco il mercato all’aperto oggi costituisce una nuova attrazione turistica, valorizzata dai media nazionali, per la molteplicità dei prodotti della filiera agroalimentare di qualità del territorio siracusano. Il carcere, attivo fino al 1990, dichiarato inagibile per i danni subiti durante il terremoto di Santa Lucia, venne riconsegnato dall’Amministrazione giudiziaria alla Provincia regionale nel 1995. Da allora ha subito l’abbandono ed il degrado, salvo aver suscitato sporadicamente interessi immobiliari. Nel 2013 il FAI ed Italia Nostra ne fecero un simbolo di rinascita indicandolo nella campagna nazionale del FAI come “luogo del cuore”, senza tuttavia pervenire a un significativo risultato. Se ne interessò allora, deputato all’Ars, Musumeci che nel 2016 con un’interrogazione chiese che fosse trasformato in sede dell’Archivio storico di Siracusa, mantenendone la finalità di pubblico interesse. Lo stesso Comune ne approvò la destinazione d’uso pubblica. Purtroppo da tali propositi, di indubbia importanza e coerenza con la storia pubblica dell’edificio, non è conseguito alcun finanziamento pubblico che ne includesse il restauro. Ora l’ex Provincia ne propone la vendita all’asta senza che la stesso Ente di tutela del monumento abbia posto un divieto all’alienazione del bene, autorizzandone la vendita con prescrizioni. Se si potesse avviare un dibattito cittadino sulle destinazioni d’uso dei beni monumentali dei quali Ortigia è ricca, forse una riflessione andrebbe fatta sulle possibili alternative e non indirizzarsi sull’unica opzione di vendita agli imprenditori privati che ne farebbero l’ennesimo albergo o comunque una struttura ricettiva ad uso privato. Le destinazioni d’uso pubbliche possono trovare accoglimento in un’ottica di recupero urbano nel rispetto del valore storico e architettonico del pregiato complesso, che comprenda sia il mercato all’aperto che quello al chiuso, trasformandolo però in un pezzo integrato della città, quasi una “cittadella con il più ampio mix di funzioni possibili”. Da questo muove l’esigenza di un progetto generale con la finalità di sviluppare soluzioni integrate di recupero urbano, dove si possono trovare congiuntamente funzioni pubbliche e private.

Come ci si muove altrove? Abbiamo esempi che possano valere da suggerimenti per le nostre amministrazioni?

Certo, basta pensare alla riqualificazione del complesso delle Murate a Firenze, dove il riuso è stato pensato da Renzo Piano come una stratificazione verticale di funzioni diverse: commerciali, artigianali, sociali al piano terreno; uffici e residenze ai piani superiori. Il Progetto Unitario approvato dal Comune di Firenze ha elaborato linee guida, indirizzi e temi per le successive progettazioni esecutive dei lotti previsti nei successivi interventi di recupero.

Un altro esempio di carceri riqualificate è a Torino dove le carceri dismesse di corso Vittorio Emanuele, di fronte al nuovo Palagiustizia, sono state trasformate e utilizzate come museo: le opere degli artisti contemporanei, in gran parte giovani, sono esposte dentro le anguste celle che un tempo “ospitavano” i detenuti. “L’effetto reclusione” in alcune circostanze è stato accentuato dal fatto che gli espositori fanno entrare nelle celle un visitatore alla volta. Il carattere fortemente innovativo del progetto di riuso è stato riconosciuto dall’Unione Europea che ha finanziato un progetto di rete tra diverse città “Reprise” per lo scambio di esperienze su recupero di penitenziari storici dismessi. Compito della politica sarebbe finanziamenti per tali programmi e assumere il ruolo di guida in una visione di funzioni da assegnare al centro storico della città che solo in un’ottica di multifunzioni dei suoi contenitori storici potrà ricomporre l’economia del futuro post pandemia.

                           

E per gli altri edifici di cui “vogliamo” disfarci?

Nella visione detta rientrano le funzioni da attribuire all’ex cinema teatro Verga, attrattore ideale di interessi economici sia culturali che cinematografici (la nostra città ha già un film festival), edificio non condizionato da vincoli perché non ha interesse monumentale. Potrebbe offrire molteplici iniziative complementari e fruibili in ogni stagione dell’anno.

E infine l’Autodromo. Le importanti attività del circuito sono proseguite fino al 1969, quando venne dichiarato inagibile perché inidoneo ad ospitare un pubblico numeroso, per le precarie protezioni e per alcuni tratti del tracciato ormai pericolosi. I tentativi di recupero sono stati tutti inefficaci. In realtà occorrerebbe un coordinamento tra tutti i comuni siracusani che, al di là dell’istituzione pubblica, azzerata per scelte delle quali non si erano previste le nefaste conseguenze, ritrovi la motivazione per il rilancio della struttura le cui potenzialità vanno riconsiderate attraverso un’analisi di fattibilità tecnico-economica da sostenere insieme.

Queste opere pubbliche rientrano a pieno titolo tra i beni comuni del nostro territorio e il loro valore in termini quali-quantitativi non ha eguali: potrebbero avere un futuro solo se comprese in una condivisione di funzioni e interessi comuni. Credo che la passione giunga attraverso la conoscenza: abbiamo il dovere di porgere esempi concreti e azioni in grado di confermare il nostro ruolo. Abbiamo un compito importante: quello di impedire che la Bellezza si impoverisca perché attraverso questi Luoghi, che sono presidi fondamentali per la Cultura e per la Civiltà, si può realmente contribuire al benessere della nostra società.

 

 

 

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