La ricchezza di Villa Reimann: che siano gli agrumi o le “colonnine” … il rischio è perderli

L’emergenza covid rischia di non consentire quest’anno, come in passato si è fatto almeno in parte, la raccolta degli agrumi del giardino di Villa Reimann per donarli ai poveri. In genere se n’è occupata l’Associazione San Martino di Tours ma il divieto di assembramenti potrebbe impedire questo ulteriore gesto di vicinanza e solidarietà per i non abbienti. “Una prima raccolta è stata fatta la settimana scorsa – ci spiega il presidente dell’associazione Giuseppe Agosta – ma con solo due volontari, e i frutti sono tanti. Vediamo cosa si può fare”.

Certo, si tratta di un piccolo problema, niente di fronte ad altri – molti dei quali emersi in tutta la loro drammaticità in quest’anno così difficile – ma affrontare e superare gli ostacoli meno complessi, proprio perché azione semplice, potrebbe/dovrebbe rientrare nella cosiddetta “normalità”, quella che non viene neanche comunicata ai mezzi di informazione, appunto per la sua non eccezionalità, e che segue iter consolidati nel tempo.

                     

Invece i frutti stanno lì, splendidi sugli alberi, ma tra qualche giorno a marcire sulla terra, sebbene si possa puntare sull’aiuto, che non mancherebbe, dei volontari, un punto di forza della città.  

La questione del Giardino delle Esperidi di Villa Reimann (come tutte quelle che riguardano questo luogo) sembra irrisolvibile, un’alchimia misteriosa. E naturalmente, anche di questo si è interessato Marcello Lo Iacono coordinatore storico, e fondatore, di Save Villa Reimann, un comitato che ha probabilmente salvato la Villa, destinata, con buone probabilità, a fare la stessa fine di Casa Monteforte se lasciata all’ignavia, e alla irriconoscenza verso le sue benefattrici, delle varie amministrazioni comunali … tranne rare eccezioni.

La proposta di Lo Iacono è stata, tempo fa, quella di valutare l’ipotesi di darne la gestione a chi fosse interessato alla vendita dei prodotti. Due i vantaggi: risparmiare sul capitolato del verde e avere introiti da reinvestire sulla stessa Villa. “Gli alberi sono però di vecchio impianto. Non so se qualcuno potrebbe essere interessato e si tratta comunque di un giardino storico, fa parte del nostro patrimonio culturale. È vero: bisognerebbe comunque rifletterci” ha correttamente osservato l’assessore Carlo Gradenigo. Ma Lo Iacono, tuttavia, il sensale lo avrebbe già individuato. “Su 700 piante, 500 sono di limone. Una produzione continua. Non vengono raccolti, cadono a terra e rendono acido il terreno. In realtà bisognerebbe anche lavorare la terra e non si fa, con la scusa di un impianto di irrigazione poco profondo che consentirebbe solo un “pesante” lavoro manuale. Anche in questo caso, come in altri, c’è molta incuria. Ci siamo offerti per sistemare le saie e i muri a secco e niente; la Forestale aveva inviato un progetto a Palermo ma se ne sarebbero perse le tracce; le tabelle di riconoscimento degli alberi sono ormai rotte o illeggibili; nessuna attenzione per l’origano greco che nasce solo lì e al teatro greco. In passato ho anche proposto un marchio, il brand di Villa Reimann, per i prodotti del giardino da vendere in occasione delle rappresentazioni teatrali. È tutto inutile”.

Inutile come il tentativo di salvare dal degrado le colonnine in pietra che arredano il piazzale antistante l’ingresso della villa utilizzando “la stessa procedura messa in atto per il restauro della fontana di Diana in piazza Archimede”. Save Villa Reimann si sarebbe impegnata a reperire i fondi attraverso le offerte dei partecipanti ai “Tè letterari” e gli Enti interessati avrebbero approntato e facilitato il percorso autorizzativo. E così, approvata con entusiasmo in un primo momento l’iniziativa, Save Villa Reimann, lo scorso anno, ha presentato il progetto di restauro alla Soprintendenza e poi, su indicazione di quegli uffici, anche al Comune, proprietario del bene.

                     

Da allora per noi è cominciato il più lungo e disgustoso calvario di un iter burocratico, indegno di un paese civile che non possiamo più sottacere, perché ad oggi le colonnine continuano a cadere a pezzi nella totale indifferenza dell’Ente proprietario – ha “denunciato” Lo Iacono in una lettera aperta al sindaco Italia –. A nulla sono valse le continue sollecitazioni al Sindaco, all’Assessore alla Cultura e allo stesso Dirigente che ci aveva rassicurato che il progetto sarebbe stato presentato entro il 5 giugno 2020 e invece, dopo due mesi, ci ha chiesto di avere di nuovo la documentazione che non riusciva più a trovare. La stessa Soprintendenza, con una pec di fine novembre scorso, ha inutilmente sollecitato l’Assessore alle Politiche Culturali invitando “l’Ente a presentare un progetto firmato da un architetto regolarmente iscritto all’Ordine professionale” sottolineando “che è apprezzabile l’interesse a voler mantenere in ottimo stato uno dei pochi esempi di architettura domestica siracusana di pregio”. Ignorare l’importanza e il valore di questi manufatti, che arredano il viale d’ingresso e il piazzale antistante la Villa, è un affronto alla memoria della Donatrice e un voler condannare alla distruzione gli ultimi esemplari di un arredo urbano ottocentesco delle ville del tempo ormai tutte inesistenti” ha concluso Lo Iacono.

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