Ieri pomeriggio i consiglieri comunali di maggioranza di Palazzolo hanno “scelto” la gestione “in proprio” del servizio idrico integrato. A pochi giorni da un’importante riunione dell’Assemblea Territoriale Idrica nella quale tutti i sindaci della provincia dovrebbero, finalmente, discutere proprio delle nuove modalità di gestione si hanno le prime avvisaglie di quanto accadrà.
Sono infatti 13 su 21 i Comuni pronti a tentare l’impossibile per evitare quanto espressamente chiesto dalla legge di settore: l’unicità della gestione. Un tentativo già fatto nella stessa legge regionale n.19/15 con la creazione di sub ambiti dichiarati incostituzionali.
Il gioco che si sta per aprire viene condotto sulla scorta del comma 2-bis dell’art. 147 del decreto legislativo 152/06 che prevede “a) le gestioni del servizio idrico in forma autonoma nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti già istituite ai sensi del comma 5 dell’articolo 148, e b) le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti, nei comuni che presentano contestualmente le seguenti caratteristiche: approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate; sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette ovvero in siti individuati come beni paesaggistici ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico”.
Spetterà all’ente di governo d’ambito territorialmente competente provvedere all’accertamento dell’esistenza dei requisiti indicati alla lettera b, oggi cioè per Siracusa al commissario, il dottor Giorgio Azzarello, cui spetta l’onere di esaminare le istanze a vario titolo prodotte dai comuni di Buscemi e Cassaro, in quanto comuni montani inferiori a 1000 abitanti, altri 11 (Avola, Buccheri, Canicattini Bagni, Carlentini, Ferla, Francofonte, Melilli, Pachino, Palazzolo Acreide, Priolo Gargallo, Sortino) per altri supposti requisiti. Aver chiaro da subito se questi comuni abbiano diritto a una gestione autonoma ai termini di legge è l’unico modo non solo per evitare contrapposizioni estenuanti ma soprattutto per eliminare eventuali pretestuosi ostacoli al perseguimento del fine ultimo. Ciò che preoccupa infatti non è che essi possano andare alla gestione autonoma, che ben venga se in house, ma che questo significhi una gestione privata (a Palazzolo per esempio quasi in 1.700 si sono espressi in senso contrario attraverso la petizione popolare lanciata a giugno dal Forum per l’acqua pubblica) e/o che inutili discussioni su pretese giuridicamente insostenibili possano poi portare a scelte “in emergenza”, non ponderate, non condivise anche dai cittadini.
A un passo da un ennesimo commissariamento da parte della Regione anche per la scelta del tipo di gestione, oltre a quello di inizio anno per l’aggiornamento e approvazione del Piano d’Ambito determinato dall’ “incapacità” degli enti locali di operare fattivamente, l’attenzione dovrebbe essere concentrata in questi giorni sul nodo del problema: l’opzione tra gestione pubblica, privata o mista del servizio idrico integrato. La dead line è ormai prossima, il primo gennaio 2021, quando il servizio idrico integrato dovrebbe già essere a regime per non perdere i finanziamenti che sono già disponibili. Un traguardo raggiungibile non si sa attraverso quali alchimie.
Ancora una volta, come sempre quando si tratta di decidere strategie fondamentali per la comunità, arriviamo con il fiato sul collo, senza che nessuno, forze politiche sindacali o altro, abbiano promosso un confronto con i cittadini, con le persone su cui andranno a pesare insieme l’efficacia del modello proposto e i suoi costi. Quanto meno di democratico possa accadere!
Al di là degli sforzi continui inesausti per lo più inascoltati del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, rimane unicamente la tracotanza di una classe politica che pretende di decidere da sola, in totale solitudine, nella propria autoreferenzialità, rendendo sempre più profondo il baratro con quella base che dovrebbe rappresentare. Il Partito Democratico, dopo tante inutili proteste e affermazioni di principio, sembra orientato ora a indirizzare la scelta verso il modello misto che, per intenderci, è quello sperimentato con la Sai8: tariffe alle stelle, disservizi e un fallimento da 74 milioni di euro.
C’è solo un frammento di tempo perché i movimenti per i beni comuni facciano sentire la propria voce. Non c’è un’altra battaglia così significativa come questa per dare concretezza ai valori, agli ideali per cui si battono, per affermare i quali si scrivono vagonate di parole. Ora è tempo dell’azione.
È tempo di ricordare che in Italia un referendum popolare del 2011 ha espresso chiaramente la propria volontà. Che l’acqua, come ha ripetuto recentemente anche il pontefice, è un Diritto Fondamentale, riconosciuto universalmente dalle stesse organizzazione mondiali (Onu o Organizzazione mondiale della Sanità); è un Bene Comune naturale che non può essere privatizzato, trasformato in merce, neanche attraverso forme occulte. Che nello statuto dell’ATI all’articolo 2 si legge. “L’ATI di Siracusa privilegia la gestione prevalentemente pubblica del Servizio idrico Integrato” e “prevalentemente” non può essere la porta aperta alla società mista.
Per il Forum siciliano la strada da seguire è già tracciata dai sindaci agrigentini: “la gestione pubblica e partecipativa attraverso la costituzione di una azienda speciale consortile” Occorre “uscire dalle logiche della gestione privatistica proprie della natura di qualsiasi tipo società per azioni, riportandola nell’alveo del diritto pubblico; una gestione che sia integrata con una partecipazione attiva e concreta dei cittadini e dei lavoratori mediante strumenti efficaci che solo l’ente di diritto pubblico rende praticabile, l’unica modalità attraverso cui si garantisce l’efficienza e la trasparenza necessarie per la fruizione di un servizio pubblico essenziale”.

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