In recessione, ma Siracusa e la sua provincia hanno le potenzialità per ricrescere

È forse tra noi prevalente la convinzione che la città di Siracusa sia ormai da tempo venuta meno non solo agli splendori delle sue origini ma anche a quelli degli anni in cui la grande e frenetica industrializzazione pervadeva tutto e tutti. Ci ritroviamo se non più poveri certo con meno sogni, senza prospettive di prosperità e sviluppo, senza neanche la voglia di partecipare a una crescita comune, eppure la potenzialità ci sarebbe e a dirlo ci sono alcuni indicatori ufficiali generali come per esempio “una minore propensione al risparmio presente nel ceto medio.” Ciò significa una diminuzione della propensione al risparmio, cioè maggiore spese. Quest’effetto non è sintomo di un miglioramento delle condizioni economiche del ceto medio, ma piuttosto deriva da una crescita della spesa per consumi finali avvenuta però contestualmente a una riduzione del reddito lordo disponibile. In estrema sintesi, in una condizione di riduzione congiunturale del reddito lordo si sostituisce un maggiore consumo con un minore risparmio. Invece qui potremmo avere meno crisi, lenirla in parte con obiettivi e programmi locali, s’esistesse un’accurata programmazione di tutti i settori lavorativi e politici per disporsi nel fare “sistema”. Sarebbe la creazione di una sinergia fra imprese, cooperative, artigiani, commercianti, insieme all’amministrazione comunale e l’aiuto di politici che dovrebbero rappresentare la città. È così che città meno importanti in Spagna, intercettando fondi europei, vivono meglio superando almeno in parte la crisi. E le opportunità non mancano a questa città come alla sua provincia. Dichiarano fonti ufficiali: “il territorio siracusano ha un enorme potenziale che resta in gran parte non adeguatamente sfruttato. Le sue infrastrutture risultano al 5º posto come qualità nella regione Sicilia, con un indice di dotazione di infrastrutture economiche pari a 102,7; dato superiore alla media nazionale che si attesta a 100. Grazie alle infrastrutture portuali Siracusa si attesta al 9º posto nazionale, e al 2º posto nel Mezzogiorno (dopo Reggio Calabria)”.

Invece in provincia, rispetto al 2009, quasi 2.000 piccole imprese fra quelle di costruzioni edili e le collegate d’artigianato hanno chiuso perché non si è fatto “sistema” non si è voluto mettere di lato l’invidia, la mediocrità, il provincialismo.

Osserviamo che vi sono cambiamenti fra la spesa della popolazione perché sempre più cittadini hanno preso coscienza e comprano prodotti locali. Hanno capito che è meglio non solo per qualità/prezzo rispetto al cibo spazzatura, ma anche per non arricchire le ditte straniere che “ci trattano male” e che portano via il denaro senza investire qui dando in compenso pochi posti di lavoro a volte precario.

Allora perché non fare sistema? Certamente, è da mettere in conto le banche che non aiutano, cercano di far rientrare i crediti, ma esistono banche diverse come Banca Etica che potrebbero aprire le porte a validi progetti. C’è l’amara realtà creatasi negl’ultimi 31 anni. Infatti, nel 1989 la disoccupazione in provincia era solo del 5%, ora supera il 22% e quella giovanile è del 60% con tanti giovani e meno giovani che vanno via senza alcun desiderio di tornare. Fino ad oggi sono 3 milioni i giovani e non che sono emigrati dal sud.

Per ricordare il male che ci facciamo nel non essere sistema consideriamo il settore agricolo con le sue eccellenze (pomodorino, agrumi, mandorle, vini, ecc.), l’acquacoltura di Pachino (la più grande d’Italia) e anche la grande realtà industriale. Ebbene, date queste attività produttive, la provincia si presenta come la provincia al primo posto in Sicilia quanto al Pil (Istat 2018) e da anni la prima provincia in Italia nelle esportazioni (Istat 2018). Qual è il significato di quest’indice? Tutto ciò che si produce qui, oltre alla grossa quota che proviene dalla raffinazione e prodotti chimici, va via.

In agricoltura, turismo, pesca, ecc. ciò che si produce viene preso dalla terra, dal mare, ecc. e venduto a basso valore aggiunto, sarà lavorato (aggiunta di plusvalore) altrove con maggiori profitti. Quest’anomalia di Siracusa crea un mal funzionamento nei dati generali della Sicilia, poiché le esportazioni siracusane hanno un valore addirittura superiore al totale del valore aggiunto prodotto della provincia. Infatti tra il 2010 e il 2011 Siracusa ha fatto registrare una propensione all’export e un grado di apertura al commercio estero pari al 98% nel 2010 e 113,4% nel 2011; superiore a qualsiasi media regionale o nazionale, le quali si attestano rispettivamente a 12%-13,1% e 24,2%-26,6%. Tutto è risucchiato e la provincia s’impoverisce. Difatti, si ha una media di 18.420€ quale reddito per abitante (3° in Sicilia dopo Messina e Palermo; media del sud 18.500; quella nazionale 25.728€) con un peggioramento progressivo (è giusto corretto così al posto della frase sottolineata?) e ciò continua a diminuire per la strada da anni presa.

In più, se analizziamo i consumi alimentari, troviamo come la maggioranza della popolazione che affolla la GDO (formata da aziende straniere o non locali) è da tempo immersa in una politica di cibo spazzatura con alti costi. Le multinazionali del settore, dovendo intercettare anche i redditi più bassi, immettono prodotti di sottomarche straniere di scarsa qualità. La speculazione di queste grandi aziende è enorme e non tiene conto del basso tenore di vita locale. Difatti, se esaminiamo il paniere alimentare, troviamo da un’ultima inchiesta di Altroconsumo che tra le 5 città più care d’Italia compare Siracusa; essa afferma che l’azienda Esselunga (in Sicilia non c’è) si conferma al top per la spesa economica con prodotti di marca, mentre Eurospin, esistente a Siracusa, si attesta al primo posto per la spesa di prodotti economici di scarsa qualità. L’inchiesta osserva che al supermercato Conad di Rovigo (ricca città del Nord) risulta più conveniente fare la spesa che nella nostra città (1.000€ in meno l’anno rispetto alla media nazionale dichiarano dati Istat). Scopriamo che in un anno la spesa minima ad Aosta è di 6.509, a Siracusa di 6.717 In tal modo ancor più grosse somme di denaro fuoriescono dall’intera provincia contribuendo all’impoverimento economico e al peggioramento della qualità di vita. Sono migliaia le famiglie che, con un limitatissimo budget di spesa alimentare, rincorrono le numerose offerte fra varie bancarelle e discount per rimediare all’alimentazione giornaliera. Ma non finisce qui: altri settori affermano altrettanti indici bassissimi che potremmo leggere in altri articoli e da ciò prendere coscienza per un fare diverso di tutti.

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