E siamo alla petizione online promossa da due studenti di Siracusa per chiedere ai dirigenti scolastici la chiusura tout court delle secondarie di secondo grado e il ritorno alla didattica a distanza, la famigerata dad (argomento complesso), così come alle varie proposte di altri gruppi studenteschi.
Secondo i due studenti, nonostante i notevoli sforzi profusi dagli istituti scolastici siracusani di ogni ordine e grado (tra cui naturalmente il proprio, una precisazione “dovuta” a scanso di equivoci) “per garantire una didattica in presenza scevra da ogni rischio”, i risultati non sarebbero stati quelli sperati. Le tante misure prese “non hanno arginato il rischio contagio” e quindi “Prendendo in considerazione lo sforzo e la pressione psicologica, alle quali docenti e studenti sono sottoposti, andando purtroppo a minare sulle capacità di apprendimento, ci vediamo costretti a rifiutare la proposta della didattica mista e di quella in presenza. Chiediamo la chiusura immediata delle scuole superiori siracusane e il ritorno alla Didattica a Distanza, opzione che, in questo particolare momento storico, riteniamo essere la più valida. Riconosciamo e apprezziamo l’impegno dei dirigenti scolastici e dei docenti per garantirci una serena didattica in presenza ma la realtà attuale esprime la difficoltà degli istituti (per la prima volta nella storia alle prese con un’emergenza sanitaria così grande) nel contenimento del rischio contagio”.
In realtà al momento, e si spera continui così, la situazione nei nostri istituti è “sotto controllo” e non risultano esserci focolai tali da destare preoccupazione. E l’obiezione che sarebbe comunque preferibile anticipare, con atteggiamenti più prudenti, un eventuale precipitare della situazione verso il peggio sarebbe sostenibile, dal nostro punto di vista, solo se contemporaneamente si decidesse di interdire a tutti ogni luogo di possibile aggregazione, e quindi di contagio. In sostanza un ritorno al lookdown che nessuno vuole e che viene giudicato come la previsione più funesta per la nostra economia e per la nostra socialità.
Ma è su un altro aspetto che vorremmo riflettere. Nella nostra comunità civile sono i decreti ministeriali, norme e regole, a stabilire il recinto, l’hortus conclusus, in cui esercitare diritti e doveri. Forse le tante, troppe, iniziative isolate, e spesso estemporanee, di Presidenti di Regione, Sindaci, politici e quant’altri hanno fornito ai nostri giovani – ma purtroppo anche agli adulti, nelle scuole a studenti come a docenti – un esempio malato, molto pericoloso. La convinzione che i centri di governo, ai diversi livelli della nostra stratificazione istituzionale – dal Presidente della Repubblica fino ai Dirigenti Scolastici -, non abbiano una funzione realmente cogente; che possano essere bypassati, e ignorati, da chiunque, anche dal meno titolato e competente a farlo. Se ne genera una sensazione non solo di anarchia ma anche di perdita dei riferimenti fondanti il nostro stare insieme nel rispetto di ruoli e funzioni, nella semplice conoscenza, e riconoscimento, del proprio posto, del proprio compito… dei propri limiti.
Che nelle scuole, proprio nel luogo dove questi principi essenziali a un vivere ordinato e armonico dovrebbero essere insegnati e appresi, si possa pensare di andare a briglie sciolte, ognuno, adulto o giovane che sia, seguendo i propri umori, le proprie paure, e ahimè anche le proprie personalissime priorità e necessità, ci sembra l’espressione più esemplare della deriva della nostra società.
Lasciare che gli studenti – gli stessi che poi, eventualmente, non mostrano senso di responsabilità durante le ore non scolastiche – si convincano (e lo stesso varrebbe per i genitori) che anche in una situazione così complessa, difficile da gestire, sia imprescindibile ascoltare, assecondare i loro desiderata, al di sopra, e semmai in opposizione, a quanto ponderatamente deciso ai massimi livelli non ci sembra la strada giusta per educare a una consapevole “cittadinanza” e al rispetto della legalità. Mentre riteniamo che siano da porre su altro versante le legittime e opportune segnalazioni di ritardi e mancanze nell’attivazione efficace delle misure di sicurezza a cui tutto il mondo della scuola, e non solo, ha diritto.
È il momento piuttosto, per dirigenti e docenti, di una valutazione serena, oggettiva e condivisa, delle situazioni che si vanno via via generando, di tener loro, fermo, il timone, sempre comunque mantenendosi in quell’hortus conclusus di norme e regole fissate da chi di competenza. La denuncia, come quella del dottore Dino Artale nel suo ultimo contributo a La Civetta, della corsa di alcuni insegnanti a comode certificazioni che attestino la personale “fragilità”, o della possibile scappatoia attraverso il ricorso alla legge 104, per evitare di recarsi al lavoro, fa male ai tantissimi lavoratori della scuola – la maggior parte a nostro avviso – che non hanno mai smesso di profondere ogni sforzo e attenzione nell’opera di formazione umana e culturale dei propri studenti.

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