Dice che sarà il suo ultimo intervento sul caso Caravaggio (a meno che non sia personalmente chiamato in causa) perché ora a indagare sui fatti dovrà essere la Procura di Siracusa che pare abbia aperto due diversi tronconi di indagine, uno sulle modalità del prestito e l’altro sulla copia (o meglio sulle copie) che non si sa come se quando e da chi siano state autorizzate.
A fornire buona parte (se non la totalità) degli atti necessari a ricostruire i fatti proprio Giovanni Di Lorenzo, presidente dell’Associazione Dracma, che, questa volta senza il supporto degli altri membri del Patto Civico – da cui si è allontanata Ortigia Sostenibile per differenze di vedute sul ruolo che avrebbe svolto nella vicenda l’Amministrazione Comunale – ha presentato un esposto a Siracusa e una denuncia a Roma (per violazione delle norme che regolano il procedimento di accesso agli atti da parte del direttore dell’Istituto Centrale del Restauro).
Una mole enorme di atti e di documentazione ottenuta attraverso gli accessi concessi dalla Prefettura (due), dal FEC (quattro), dal Mart (circa venti).
Nel corso della conferenza stampa da remoto di giovedì scorso 15 ottobre, Di Lorenzo ha illustrato i passaggi ritenuti da lui fondamentali per dimostrare che sia le procedure del prestito che la realizzazione delle copie (al momento due scansioni e copie digitali e due copie esatte) hanno violato leggi e regole. Fatti e circostanze che dovranno essere ora vagliati dalla magistratura.
In estrema sintesi e per dirla semplicemente, secondo Di Lorenzo, sarebbero stati i rapporti interpersonali e accordi pregressi a consentire e agevolare il prestito al Mart, mentre sarebbero state bypassate le procedure di legge che avrebbero dovuto, correttamente, scandire le diverse fasi dell’iter. “Se tutto fosse stato fatto alla luce del sole, e nel rispetto delle norme, le cose sarebbero andate diversamente. Ma mi sembra ci siano pochi dubbi sul fatto che il restauro “indifferibile e urgente” sia stato una sorta di pass utile a Sgarbi per raggiungere l’obiettivo. Lo stesso intervento di “restauro” sul braccio di uno dei seppellitori genera non poche perplessità. Su questo dovranno esserci i riflettori puntati”.
Per quanto riguarda invece le copie del quadro, Di Lorenzo ha insistito, atti alla mano, sulla mancata preventiva autorizzazione del FEC in particolare per la copia già in esposizione al Mart. “Date e interlocuzioni tra gli enti dimostrano una serie di incongruenze di non poco conto. Al momento, agli atti, esistono solo due autorizzazioni, una del 24 giugno e una del18 settembre, per la scansione digitale. Con l’atto del 18 settembre viene anche autorizzata una copia esatta, materica, quella che andrà a Santa Lucia alla Badia. Di quale autorizzazione gode quella che è già al Mart, esposta a fianco dell’originale?”
Poi, a conclusione della conferenza, due passaggi sulla politica e sull’assessore Fabio Granata.
“La politica è stata latitante. Gli interventi tardivi e inutili. Tanto quelli del PD – Inutilmente da me sollecitato per tempo a prendere una posizione. Dall’inizio di agosto ho inutilmente chiesto un intervento al sottosegretario con delega al Fec del PD, professore Achille Variati, pedissequamente informato da me di ogni iniziativa. E altrettanto inutilmente ho dato ogni elemento utile al segretario provinciale Salvo Adorno nel corso di una lunga conversazione – quanto quelli dell’onorevole Prestigiacomo che solo l’8 settembre si è fatta sentire. Lo dico perché sia chiaro che la politica è stata connivente in questa storia. Felicissimo poi per l’attenzione che ora si rivolge alla Borgata, alla necessità di una sua riqualificazione sull’onda del caso Caravaggio ma mi chiedo cosa abbia fatto finora, in due anni e mezzo, l’assessore Granata per la rigenerazione urbana, oltre che per la legalità, la vera criticità del quartiere”.

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