Operazione “Eyphemos II”: tra i nomi della ‘ndrina di Santa Eufemia di Aspromonte anche un siracusano

Sono nove le persone indagate a vario titolo – per concorso esterno in associazione mafiosa (cosca Alvaro), trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa – a seguito delle complesse e articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, la Squadra Mobile reggina e il Commissariato di P.S. di Palmi. E a collaborare gli uomini del Reparto Prevenzione Crimine e le Squadre Mobili di sette città: Milano, Ancona, Pesaro Urbino, Udine, Potenza, Sassari e Rovigo, ma addirittura in Australia è stato individuato un locale (termine con cui si indica uno o più rami dell’organizzazione che comprende più ‘ndrine o famiglie di una stessa zona) dipendente direttamente dalla “casa-madre” calabrese degli Alvaro.

Per i nove indagati il Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e il Sostituto Procuratore Giulia Pantano hanno emanato un’ordinanza di applicazione di misure cautelari con un contestuale decreto di sequestro preventivo di alcuni beni.

La contestazione di concorso esterno in associazione mafiosa ha riguardato anche il siracusano Rosario Bonfiglio (classe 1974) in quanto “esecutore delle direttive di Domenico Laurendi e Rosa Alvaro”, figure di spicco dell’organizzazione mafiosa. Le indagini hanno rivelato che Bonfiglio “ha di fatto coadiuvato – eseguendone le direttive – Domenico Laurendi al fine di consentirgli di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e agevolare la commissione di delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, intestandosi fittiziamente beni immobili ed attività imprenditoriali, nell’esclusiva disponibilità di Laurendi. Bonfiglio ha anche rappresentato Laurendi sul territorio in sua assenza, divenendo, in sua vece, “punto di riferimento mafioso” per imprenditori che al locale di Santa Eufemia di Aspromonte si erano rivolti chiedendo “protezione” e per i referenti di altre cosche di ‘ndrangheta; più in generale Bonfiglio era a disposizione per l’attuazione del programma associativo dell’organizzazione mafiosa riconducibile a Laurendi”.

L’Operazione “Eyphemos II” segue la precedente inchiesta dallo stesso nome (in greco significa “acclamato”, “benedetto”) del 25 febbraio 2020 che ha visto l’arresto di 65 persone (53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari), indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa (cosca Alvaro), reati in materia di armi, estorsioni, violazioni del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti, favoreggiamento reale, violenza privata, corruzione elettorale, delitti aggravati dalla finalità di aver agevolato la ‘Ndrangheta, e  scambio elettorale politico mafioso.

La prima inchiesta aveva svelato l’esistenza di tre fazioni operative nella cosca locale Alvaro, una delle quali riferibile a Domenico Laurendi, uomo di fiducia dell’organizzazione, che, tra la fine del 2017 e in tutto il 2018, si era fatto promotore della creazione di un c.d. “banco nuovo“, mediante l’affiliazione di nuovi soggetti e il consolidamento dei ruoli di quelli già affiliati, attraverso il conferimento di nuove doti cariche. Laurendi, figura centrale anche dell’attuale indagine, aveva acquisito un rango ancor più elevato, essendo stato in grado di interfacciarsi anche con politici nazionali, regionali e locali. “La ‘ndrangheta eufemiese – hanno spiegato gli stessi inquirenti – appare antica e moderna al tempo stesso, ancorata a vecchi rituali ma fortemente protesa a radicarsi sempre più nel settore socio-economico ed imprenditoriale, anche attraverso un’oculata attività di infiltrazione negli apparati amministrativi, istituzionali e politici”.

La peculiarità dell’operazione “EyphemosII” – si legge nel resoconto dell’operazione – risiede nel fatto che sono stati colpiti i patrimoni di alcuni indagati e le condotte illecite poste in essere al fine di celare i beni provento delle attività delittuose, onde evitare possibili ablazioni da parte dello Stato. Le intercettazioni hanno fatto comprendere i meccanismi utilizzati da Laurendi per dissimulare il patrimonio posseduto.Evidentemente – scrive il GIP -, il Laurendi che commercia in droga di qualsiasi qualità, che commercia in armi anche da guerra costituendo veri e propri arsenali, che consuma estorsioni ai danni di imprenditori ha cumulato profitti illeciti che ha dovuto necessariamente reimpiegare e lo ha anche fatto attraverso vere e proprie scatole cinesi immobiliari ed imprenditoriali.“.

E come sempre ormai accade, fondamentale anche in questa indagine il ruolo dei colletti bianchi. “Consigliori” di Laurendi, consulente tecnico dell’associazione mafiosa,  il commercialista Gregorio Cuppari a cui è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa in quanto avrebbe “di fatto contribuito al perseguimento delle finalità della cosca suddetta, ovvero proteggere il proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare da eventuali aggressioni da parte dello Stato e in secondo luogo inserirsi, monopolizzandoli poi con la forza di intimidazione, nei settori dell’edilizia e della ristorazione… attivo nell’elaborare stratagemmi che consentissero l’interposizione fittizia di beni, anche con la finalità ultima di consentire alle “aziende mafiose” di acquisire appalti; nel dare suggerimenti tecnici per consentire la movimentazione di capitali illeciti e il riciclaggio di somme di provenienza delittuosa perché proventi dei reati di estorsioni, traffici di stupefacenti, di trasferimento fraudolento di valori, anche per superare eventuali dinieghi da parte degli istituti di credito a fronte di movimentazioni bancarie ritenute “sospette” e ancora prestare attività meramente materiale (a titolo esemplificativo l’accompagnamento dal notaio degli intestatari fittizi) per la costituzione della ditta LD Immobiliare e Costruzioni con nuovi soci Rosario Bonfiglio e Diego Laurendi (quest’ultimo in luogo del padre Laurendi Domenico) e per la costituzione della ditta LDR di Diego  Laurendi e Rocco Laurendi, sorta per il rilevamento dell’attività ristorativa denominata “la Taverna del Pirata” con sede a Bagnara Calabra”.

 

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