L’Ordine dei Medici di Siracusa si è dato un nuovo direttivo.
I risultati ottenuti dalle liste, a seguito dello spoglio, danno 433 voti alla Lista INSIEME (poco meno del 55 %) e 356 voti alla Lista RINNOVAMENTO (poco più del 45%). Quindi uno scarto di 77 voti (9%) secondo il comunicato ufficiale. Su circa 2500 medici hanno votato in 860 (il 34% degli aventi diritto), di questi, 789 hanno espresso voti validi (il 91,7%). Un curioso meccanismo elettorale consente però alla lista più votata di eleggere tutti i propri componenti (15, l’intera composizione del Consiglio), mentre chi ha ottenuto poco meno della metà dei voti complessivi (oltre il 45%) non elegge nessun componente.
Una procedura discutibile che non consente così la partecipazione della minoranza in Consiglio, né l’effettiva rappresentatività e volontà dei votanti. Volendo analizzare le dubbie modalità di convocazione, il tempo impossibile per organizzare appieno liste alternative e democraticamente concorrenziali, su queste elezioni e sulla reale rappresentatività degli elettori e della base ci sarebbe da discutere a fondo. Inoltre si tenga conto che la lista “acchiappatutto” è stata votata dal 55% del 34% del totale dei votanti che significa che questo Consiglio rappresenta appena il 18% di tutti gli iscritti all’Ordine. Insomma, numeri non proprio confortanti. Ed è per questo che abbiamo accolto le impressioni in merito del Dr. Dino Artale, che era anche candidato:
Dottor Artale, com’è andata? Nelle precedenti elezioni del novembre 2017 la lista guidata dal presidente allora in carica Anselmo Madeddu, che riproponeva insieme a nuovi nomi anche i componenti del Consiglio uscente, ha “asfaltato” i contendenti capitanati allora come ora dal dottor Gaetano Fiore: 19 a 0. Madeddu risultò il più votato: ben 663 voti, quasi l’80% di un elettorato triplicato rispetto al passato (862 elettori); eletti in blocco tutti i candidati della lista, che ha avuto 500 voti in più dell’altra.
E anche in queste elezioni siamo 15 a zero…
Un numero che non racconta la differenza rispetto al passato. Anche in questo caso occorre dar atto alla determinazione di Gaetano Fiore nel voler rendere un minimo democratiche e libere queste elezioni. Si è fatto carico di una mole enorme di lavoro in pochissimo tempo pur di aggirare le decine di ostacoli che sembravano messi ad arte dalla Federazione Nazionale degli ordini dei Medici per rendere farraginose alcune fasi della registrazione della lista avversaria.
Non solo: a causa della convocazione elettorale a sorpresa il 13 agosto, rimasta sospetta e criticata da tutti, era impossibile comporre e depositare una lista meditata e preordinata. Chi non si attrezzava in poche ore sarebbe rimasto escluso. Si può certo dare del coraggioso a quel manipolo di lottatori raggruppati alla meglio in poche ore, che in parte neanche si conoscevano, alcuni in contrasto con altri, che non hanno avuto neanche il tempo di concordare strategie comuni. Peraltro la nostra lista aveva un consigliere in meno rispetto a quella degli uscenti e qualche collega componente che non si è speso granché nella ricerca del consenso Per non dire, poi, del disinteresse di altri medici di spessore che avrebbero potuto coagulare molti consensi, ma che hanno scelto di non partecipare, forse non appieno comprendendo la forte volontà di restituire questa competizione, partita così male, alle regole democratiche.
È stata una competizione libera?
In maniera palese si sono mosse truppe cammellate (nel significato lessicale dell’espressione), ma ciò che a me sembra veramente grave è stato il ruolo dei sindacati. Almeno quattro sigle sindacali di spicco nell’area medica, per quello che mi risulta molto verosimilmente senza alcuna consultazione della base, vista la fulmineità della chiamata alle urne, si sono schierate nella lista degli uscenti.
Ora mi pongo queste domande: i vertici dei maggiori sindacati medici, tutti seduti in pianta stabile dentro il Consiglio dell’Ordine dei Medici, a fianco di chi rappresenta l’ente che governa tutta l’organizzazione ed il finanziamento della sanità, sono davvero sicuri di rappresentare, di poter rappresentare, la volontà dei propri iscritti? Come si comporteranno in caso di conflitto di interessi fra medici aderenti o no al loro sindacato? Sono in grado di garantire i propri iscritti sulla propria indipendenza, considerando che il presidente dell’Ordine ha cariche apicali nella sanità provinciale, proprio nella Istituzione che dispensa redditi alla globalità della classe medica: il Servizio Sanitario Nazionale? Siamo nel campo delle anomalie tutte italiane. Questo è quello che penso. Non posso dimenticare un vecchio presidente, attivo e agguerrito fin da giovane nel sindacato che a poco a poco transitò dall’altra parte fino a sognare di poter lasciare la propria vecchia professione per trasformarsi in burocrate della sanità, dirigendo un qualsiasi comparto dell’azienda sanitaria locale. Non ci riuscì, risparmiandosi l’ultima pessima figura.
Una storia già scritta dall’inizio, quindi?
Considerato il numero degli iscritti, l’aggregarsi di sigle, dirigenti di aziende sanitarie provinciali, ospedali, medici di famiglia, pediatri veramente avremmo dovuto registrare risultati bulgari per la lista degli uscenti e l’annientamento della lista avversaria, la nostra. La lista Insieme ha avuto certo tutto il tempo di organizzarsi e di preparare una “campagna elettorale” che non credo abbia precedenti nella storia nazionale delle elezioni degli ordini professionali.
Passaggi televisivi e sui giornali che ci hanno costretti a una velleitaria, ma dovuta, rincorsa, un video promozionale curato, a più voci, immagino preparato da un professionista, che non è stato certo confezionato in due giorni, e questo già di per sé la dice lunga sulle condizioni della sfida. Impari. Ma nonostante questo entusiasmante, e stressante sì. L’abbiamo sostenuta, io e i sette colleghi, sacrificando il nostro tempo, solo per fare testimonianza di dissenso e protesta, convinti di non poter sperare se non nel 10% dei consensi.
E invece?
Invece, dopo tre giorni defatiganti di presidio della sede dell’Ordine da parte dei candidati, lo spoglio delle schede, nelle prime due ore, è stato molto stressante, emozionante e sorprendente.
Se le previsioni più ottimistiche davano noi sfidanti al 10%, nessuno poteva prevedere che le forze armate e corazzate degli uscenti fossero incalzate da uno scostamento di soli 20 voti dalla lista dei pochi “gladiatori”. Non potrei definire con un aggettivo adeguato la sensazione di vedere impallidire persone abilissime nel congegnare strategie elettorali, nell’ascoltare 356 volte il nome della lista improvvisata. Solo alla fine dello spoglio si è delineata la vittoria degli uscenti. L’intelligenza, la lungimiranza, la premonizione del caro presidente Madeddu hanno dato la stura ad una serie lunghissima di telefonate personali a medici fidati negli ultimi due giorni utili al voto, tale da consentirgli di raggiungere nell’ultima ora dello spoglio un distacco di soli 77 voti con gli improvvisati ma leonini avversari. A nostro pur sindacabile parere non sarebbero bastate le migliaia di mail in possesso dell’ordine e utilizzate ai fini elettorali (era lecito utilizzarle per fini personali di una sola lista?), i video entusiastici e magniloquenti diffusi a profusione, l’uso disinvolto dei media a determinare la vittoria dei soliti noti. Centotrenta medici, poi, non hanno votato le liste ma i singoli medici.
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Ora però ad elezioni concluse, l’Ordine dei medici ha il suo nuovo organo direttivo. Ma è proprio nuovo?
Non direi. Sebbene, per ora, sia solo vivamente consigliato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici di non superare i due mandati consecutivi, Siracusa consegna l’organo superiore di controllo a chi è già al terzo mandato. Il più votato, che non è l’attuale presidente Madeddu, siede colà da più di trenta anni, in sostanza ci abita. Molti altri si avvicinano ai venti anni di occupazione stanziale. Deve essere un soggiorno gradevole, pare che nessuno voglia sloggiare.
La presenza femminile, da incrementare e garantire secondo tutte le recenti norme, risulta notevolmente sottorappresentata nel Consiglio e, malgrado ci fossero centinaia di motivi per fare una gara elettorale ricca di contestazioni e toni polemici, è stata accolta, gradita e accettata da tutti, la regola del “fair play”, proposta da Madeddu. Non c’è stato il tempo materiale perché tutti i nodi venissero al pettine.
È stato forse in questo modo sconfitto anche il desiderio di una riflessione più approfondita su possibili eventuali conflitti di interesse proprio nel ricoprire più cariche, diversi ruoli, come per il sindacato?
È chiaro che, da tempo, molti malevoli si siano posti il problema del conflitto di interessi. A seconda della poltrona occupata potrebbe accadere, e accade, che alcune cariche detenute conducano a fare delle scelte che vadano a toccare gli interessi di qualche altro medico; se poi si occupano più cariche, più poltrone, ci si può anche confondere, distrarsi, avere problemi identitari, non sapere se si sta agendo come Tizio o come Caio. Se un’autorità sanitaria o amministrativa, superiore per grado, attacca o offende una intera categoria di medici, potrà mai essere agevole opporsi, in qualità di presidente di tutti, in difesa dei medici attaccati o danneggiati, sapendo di rischiare una delle poltrone occupate come ritorsione? Sì… forse, ma non è mai facile!
Rammaricato? Si sente di dire qualcosa ai vincitori?
Dalle preferenze personali si è capito chi avrebbero potuto essere i veri consiglieri democraticamente scelti, senza le gabbie della lista, un sistema perfido, sbagliato, che assicura tutti i poteri a chi vince senza alcun controllo dell’opposizione. Se posso, voglio rendere merito ai primi quattro colleghi per voti di preferenza personale nella lista degli sfidanti: Corrado Vaccarisi, Tati Sgarlata, me stesso, Anna Campisi. Ora non possiamo che affidare ai vincenti la cura della dignità della professione e la garanzia dei diritti dei cittadini. Ci auguriamo che si guardi con sollecitudine verso i più deboli, anche fra le schiere dei medici, in particolare i giovani colleghi.
In Italia si usa dire di aver vinto anche quando si perde e, per questo, nessuno di noi lo dirà, ma ottenere in pochi giorni il 45% dei consensi era da tutti ritenuto impossibile e quindi un po’ di soddisfazione c’è. Ci consoliamo così! Tutto è perduto, fuorché l’onore!

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