Dalle (tante) proroghe alla SIAM alla probabile privatizzazione del servizio idrico. Modello Sai8

Leggere in questi giorni che il sindaco Francesco Italia, con propria ordinanza, ha prorogato per la seconda volta, fino al 28 febbraio 2021, l’affidamento della gestione idrica del Comune di Siracusa alla Siam genera uno strano effetto in chi abbia un minimo seguito i fatti: un effetto distorsivo.

Si vuole forse intendere che questa è la seconda proroga rispetto al contratto del 26 aprile 2018, contratto annuale con scadenza al 26 aprile 2019 e che solo ove l’Amministrazione avesse fatto ricorso ad una prima proroga (per un ulteriore anno) risulterebbe scaduto il 26 aprile 2020?

Ricordiamo male o prima c’è stata un’ordinanza “contingibile e urgente” del 24 aprile 2020 con cui il servizio è stato prorogato di ulteriori sei mesi fino al 31 agosto successivo? Quindi, in realtà, se si fa capo al 26 aprile 2018, per essere precisi, siamo alla terza proroga ma non è da lì che si deve partire.

Perché infatti stupirsi? Se c’è un esempio luminoso, nel mondo dell’affidamento dei servizi pubblici, di quel “regime delle proroghe” così amato dai nostri amministratori nazionali ma fatto sistema in Sicilia, in tutta la Sicilia – non solo a Siracusa si badi bene – è proprio quello del nostro servizio idrico. E non sappiamo se in una ipotetica graduatoria ci collocheremmo al primo posto. Temiamo di sì.

Il primo atto “formale” che riguarda il rapporto tra Siracusa e il nuovo gestore Siam, dopo la tristissima vergognosissima vicenda Sai8 (un fallimento da 74 milioni di euro), è il contratto stipulato il 13 febbraio 2015, con affidamento al 28 dello stesso mese, ma gli spagnoli, con la società Aqualia, erano già presenti a Siracusa. Con l’ordinanza “di natura contingibile e urgente” del 20 giugno 2014 l’allora primo cittadino Giancarlo Garozzo, nonostante gli impegni assunti nel suo programma elettorale per “l’acqua pubblica”, (ri)apriva ai privati. Una scelta che costerà a lui, come all’ingegnere Natale Borgione, un’accusa per turbativa d’asta (nata nel clima torbido del Sistema Siracusa) risoltasi con assoluzione piena solo recentemente, il 26 settembre 2019.

Sono assolutamente sereno che in sede penale emergerà l’infondatezza delle accuse. Prendo atto che tutte le mie responsabilità deriverebbero dalla firma di un’ordinanza adottata nell’arco di 24 ore e in emergenza per assicurare il servizio idrico alla città, il funzionamento del depuratore e per dare delle risposte a quasi 160 lavoratori e alle loro famiglie” aveva detto, e così è stato, occorre dargliene atto.

Ma va detto anche, per rispetto della verità, che una soluzione diversa sarebbe stata possibile e proprio nel segno di quella pubblicizzazione del servizio idrico chiesta, e ottenuta (sulla carta), da milioni di italiani con il referendum del 2011. L’aveva prospettata, nel marzo 2014, il Commissario dell’Ato idrico Ferdinando Buceti ai dieci Comuni, compresa Siracusa, che avevano ceduto gli impianti alla Sai 8 e il cui servizio idrico, dopo il crac della società, era gestito dalla curatela fallimentare.

Secondo il lungimirante commissario – assolutamente contrario all’irrazionale ipotesi di affidare il servizio a privati dopo la disastrosa esperienza vissuta, nonché nella previsione di quella legge regionale per l’acqua pubblica che poi sarebbe stata emanata l’11 agosto del 2015 (la n.19) – la via giusta per i dieci comuni interessati, ma tale da attrarre anche quelli  che da sempre si erano sottratti alla gestione della Sai8 (uno scontro epico!) – nel comune interesse, per il pieno e corretto utilizzo dei fondi europei e regionali già stanziati – non avrebbe potuto essere che la gestione unitaria in house attraverso la costituzione di una società uninominale creata direttamente dall’Ato idrico per la durata di tre anni. Una proposta illustrata dal punto di vista giuridico dall’avvocato Nicola D’Alessandro, dibattuta e condivisa unanimemente dai Sindaci, e … misteriosamente accantonata nonostante l’approvazione in Assemblea regionale del DDL n.693 del 6 maggio 2014, a firma Vinciullo-De Marco, grazie al quale sarebbe stato possibile a tutti i Comuni della Provincia di Siracusa riassumere in proprio, anche singolarmente, il Servizio Idrico Integrato.

 

Meglio andare tutti in ordine sparso, seguendo ciascuno le proprie logiche, i propri interessi, non sappiamo quanto coincidenti con quelli dei cittadini amministrati, dimenticando che “la gestione privata ma sotto il controllo pubblico”, quanto auspicato da Garozzo, era né più né meno quanto già sperimentato con la Sai8! Ragioni “superiori” a monte della scelta di Garozzo: in primis la tutela dei lavoratori della società fallita, in particolare degli ex Sogeas, che vedremo ritornare in campo, in piazza, a rivendicare il proprio sacrosanto diritto alla stabilità, ad ogni avvicinarsi della data di scadenza dei contratti a termine, a breve termine; cioè di quelle stesse proroghe, tutte nate da ordinanze “contingibili e urgenti”, che daranno sempre alla Siam l’occasione di ricordare, ammonire, che la breve durata dell’affidamento “impedisce alla società una programmazione di investimenti a lungo termine”. Un cane che si morde la coda!

Dunque con l’affidamento del 28 febbraio 2015 inizia “ufficialmente” l’era Siam. Nella disciplina di gara, alla scadenza del primo anno, viene data però la possibilità di proroga fino a un massimo di due anni sebbene, con delibera n. 59 del 2014 (seduta del 20 maggio), il Consiglio comunale avesse  approvato un atto di indirizzo sul servizio idrico con cui si chiedeva “l’acquisizione degli impianti da parte del Comune di Siracusa e di procedere con apposito avviso pubblico all’affidamento provvisorio del servizio idrico, per la durata massima di un anno senza possibilità di proroghe o di nuovi affidamenti”. Indicazione rimasta lettera morta.

E con l’era Siam inizia la stagione delle proroghe, con scadenze progressive all’interno di una situazione complessa aggravata dalla pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità della legge regionale 19/2015. Ordinanze ora motivate da una nuova ulteriore giustificazione, un ostacolo, che diventerà una sorta di trampolino di lancio, o di pilastro, se si vuole, dei ponti e ponticelli grazie ai quali la Siam continuerà a gestire il servizio in maniera continuativa. Necessariamente continuativa, data l’importanza della risorsa gestita: l’acqua, la depurazione, la manutenzione della rete, e tutto il resto. Impossibile pensare a una qualsiasi interruzione. È evidente!

L’ostacolo è l’Ati, l’assemblea territoriale voluta dalla legge regionale 19/2015 a capo della quale viene posto tutto il servizio idrico dei 21 comuni dell’ambito provinciale, e senza la quale gli atti amministrativi non possono che avere i caratteri della provvisorietà e dell’incertezza.

Le ordinanze.

Quella del 25 febbraio 2016 proroga fino al 31 dicembre, quella del 30 dicembre 2016 fino al 31 marzo 2017 per avere il tempo di espletare, finalmente, le procedure per una vera gara d’appalto ma, dopo i tre mesi ritenuti “tempi tecnici incomprimibili”, ecco la nuova ordinanza del 31 marzo 2017 in cui si dà atto del fatto di esser riusciti solo ad indire la procedura di gare per affidare il servizio (per la durata di un anno, prorogabile un ulteriore anno – determinazione dirigenziale n. 90 del 31.3.2017). Indispensabile quindi concedersi altri 6 mesi per completare la gara, e da qui la proroga al 30 settembre 2017 prevedendo però “la facoltà dell’amministrazione di disporre la cessazione anticipata degli effetti della presente ordinanza nel caso in cui, alla definizione delle procedure di gara, si dovesse procedere alla consegna del servizio in data antecedente al termine indicato” (altra formula magica che diverrà ricorrente).

Ma la determina n. 90 deve essere revocata. Occorre conformare gli atti di gara al quadro normativo venutosi a delineare a seguito proprio della sentenza 93/2017 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcuni articoli della legge regionale: il Comune deve indire una nuova gara (determina dirigenziale n. 143 del 31.06.2017).

Si va avanti con le ordinanze urgenti: quella del 28 settembre 2017 proroga fino al 31 dicembre (servono infatti presumibilmente altri 90 giorni per l’espletamento della gara), quella del 29 dicembre 2017 fino al 31 gennaio 2018 quando con determina dirigenziale n. 27 viene disposta l’aggiudicazione in favore della SIAM.

A quanto si comprende, si va poi avanti a proroghe brevissime: ordinanze del febbraio e del marzo 2018, forse in attesa di arrivare alla stipula del contratto con la SIAM che intanto rinuncia al ricorso, presentato nell’estate 2017 (ma come mai sentiamo aria di dejà vù?), con cui aveva contestato l’indizione della gara e impugnato tutti gli atti della procedura.

Finalmente la stipula del contratto il 26 aprile 2018 e torniamo così all’inizio del racconto.

Avvincente, vero? Su per giù quindi sono in tutto una decina le proroghe dal 2015, intervallate da una gara. Tutto regolare? Noi non lo sappiamo. Tutto sommato pensiamo di sì, se siamo qui a discuterne in questi termini. Possiamo tuttavia ricordare un intervento dell’ANAC, chiamata in causa dal deputato regionale Vincenzo Vinciullo e dai suoi consiglieri Salvatore Castagnino e Fabio Alota per il primo affidamento del servizio.

Nella sua delibera del 23 settembre 2016 l’Anac, nel riscontrare le irregolarità procedurali (come la mancata pubblicazione dell’avviso di gara sulla Gazzetta europea, dimenticanza a nostro avviso di non poco conto) e la non congruità del piano economico-finanziario, stigmatizzava proprio  “l’adozione sistematica di ordinanze contingibili e urgenti da parte dei sindaci dei comuni siciliani per l’affidamento del servizio idrico” e dava mandato all’Ufficio Vigilanza Servizi e Forniture “di inviare la presente delibera alla Città di Siracusa ed al Comune di Solarino, con l’invito espresso ad evitare l’emanazione di ulteriori ordinanze contingibili e urgenti per l’affidamento del servizio idrico integrato”.

Ma al di là della legittimità, e legalità, di questo complesso e farraginoso iter ciò che rimane è un sospetto. Il sospetto che non solo la Giunta di Siracusa ma tutte quelle degli altri Comuni, ciascuno come si diceva per proprie logiche, proprie “strategie”, abbiano remato contro l’obiettivo del sistema idrico integrato così come indicato dalla legge regionale. E lo stiano tuttora utilizzando come specchietto per le allodole (noi cittadini).

Laddove il resto dell’Italia ha in tempi accettabili portato a termine l’iter di costituzione dell’Assemblea territoriale (che sarà l’unico organo di governo del territorio per le risorse idriche e il resto), la stesura e approvazione del Piano d’ambito (analisi diagnosi terapia dei sistemi idrici esistenti), l’individuazione del gestore unico, ma soprattutto deciso la forma di gestione che si intende  adottare, in Sicilia, a Siracusa e provincia, si è quasi all’anno zero con qualche eccezione, come per esempio, ma solo da pochissimo, i comuni dell’agrigentino che hanno trovato un accordo.

Torneremo sull’argomento prestissimo perché c’è ancora tanto da approfondire ma è fondamentale ricordare che il Ministero dell’Ambiente ha posto quale termine per l’affidamento del Servizio Idrico Integrato a regime il primo gennaio 2021 e un ritardo (ma forse è già troppo tardi) farebbe perdere il diritto alle risorse finanziarie già destinate, e quindi non consentirebbe di risolvere le molteplici criticità del nostro territorio, non solo nel sistema di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, e di fognatura e di depurazione delle acque reflue, ma anche nell’affrontare quel rischio idrogeologico diventato sempre più incombente per il cambiamento climatico. E intanto continuiamo a pagare somme notevolissime all’Europa a seguito di varie procedure di infrazione per danni all’ambiente.

(sull’argomento vedi anche https://www.lacivettapress.it/2020/08/10/arranca-laggiornamento-del-piano-dambito-idrico-per-la-provincia-di-siracusa-una-scatola-vuota-il-sito-dellassemblea-territoriale-organo-di-governo/)

 

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