Entriamo subito nel vivo della questione.
Innanzitutto fare i test sierologici non è lavoro da medici sul territorio ma dei laboratori specializzati. Nessuno li ha interpellati prima. Un solo sindacato dei medici di famiglia si è permesso, senza alcuna delega in questo senso, di venire in soccorso alle esigenze governative di fare un test agli insegnanti poche settimane prima della apertura delle scuole.
È stato detto ai cittadini e agli insegnanti che solo in pochissimi casi ai medici sono stati forniti i kit per i test? Che la formazione per eseguirli è stata affidata alle pec spedite da tre uffici diversi che non si parlano tra di loro? Delegare ai medici di famiglia un compito non loro, gratuitamente e sovraccaricato da una serie di passaggi burocratici lunghi e stupidi, potrebbe essere interpretato come uno sgravare chi è pagato per farlo ma ha dimostrato di non volerlo fare?
Da una rassegna rapida dei pareri dei medici che si sono dissociati dall’esecuzione dei test spicca, peraltro, la mancata informazione sul perché si facciano questi test agli insegnanti in maniera volontaria sia per il medico di famiglia che per l’insegnante, quasi si trattasse di carabinieri “usi ad ubbidir tacendo”. Ma è anche da tener presente il fatto che un risultato positivo del test sierologico dovrebbe portare all’esecuzione immediata di un tampone che il medico di famiglia non possiede e non può fare!
Altre obiezioni ricorrenti riguardano quello che accadrebbe al medico e alla segretaria se si scoprisse un paziente positivo: Chiusura studio? Quarantena? Chi paga il sostituto del medico, se il medico si ammala? Chi tutela e paga per i dipendenti del medico che si infettano? Si farà come per i quasi cento medici di famiglia morti in zona rossa, cui non è stata riconosciuta la morte per infortunio sul lavoro, lasciando sul lastrico i familiari? Chi si assume le spese della gestione dello studio che va sanificato dopo ogni ingresso? Chi curerà gli ammalati nelle dodici ore al giorno che il medico di famiglia deve assicurare ai suoi pazienti, mentre si trasformerà in analista?
È chiaro ai cittadini che già dal mese di marzo 2020 i medici di famiglia lavorano con reperibilità 12 ore e sette giorni su sette, compresi i festivi? Che lo fanno gratis? Che già da marzo la medicina di famiglia ha dovuto cambiare tutto il suo modo di lavorare, chiudendo o quasi le sale di aspetto, privilegiando la gestione telefonica, telematica, assicurando a spese proprie una serie di misure per ridurre il rischio di contagi? Modificando i propri studi senza alcun aiuto o contributo? Pur ignorati dalla protezione civile e disconosciuti dal Servizio sanitario nazionale, che ha rifiutato loro, ad oggi, i presidi di difesa individuale che hanno dovuto acquistare in proprio, provvedendo a visitare tutti i pazienti i cui problemi non erano risolubili in maniera telematica?
È noto ai cittadini che i medici di famiglia non hanno rapporto di dipendenza dal servizio sanitario pubblico? Che vengono retribuiti a forfait in base alle persone che li scelgono? Che non godono di alcun rimborso per il denaro investito nel mantenimento del loro studio? Che, se perdono pazienti, possono perdere del tutto il loro misero forfait (onorari meno di tre euro al mese, non a visita, per cittadino, sia sano che malato grave)? Che se si ammalano non hanno garanzie? Che se hanno dipendenti devono garantirne la massima difesa dalle infezioni e incidenti vari?
Smettiamo di elencare le motivazioni dei medici non esecutori dei test sierologici ma è necessario precisare due cose. I medici che non eseguono i test nel loro studio si sono offerti di farlo, da volontari, non pagati, come sempre, nelle sedi adeguate, basta che la sanità pubblica decida dove, come e quando eseguirli, seguendo le regole di sicurezza per medici e pazienti e con l’assistenza di personale attrezzato e specializzato. Perché sia chiaro a tutti che la programmazione sanitaria, con lo scaricabarile sulla povera medicina di famiglia, ha solo un significato, già evidenziatosi nelle zone rosse: incapacità e sottofinanziamento. Pressappochismo, aggiungeremmo.
Il sindacato che si è messo a disposizione del governo per indurre i medici di famiglia a fare i test non ha colto nessuna di queste perplessità e ha scambiato una esigenza burocratica per esigenza di salute pubblica, ignorando che persino i medici di famiglia non sono stati ancora sottoposti a test sierologico, pur essendo molto più a rischio degli insegnanti. Ci viene il dubbio sacrosanto di ipotizzare che questi sindacalisti siano assenti dai loro studi professionali da troppo tempo, tanto da non avere consapevolezza del fatto che la totalità dei medici di famiglia italiani sono in burn-out da tempo, prima del covid, per un eccessivo carico di lavoro. Essi hanno lasciato il più alto numero di morti sul campo al mondo fra le professioni sanitarie (male, molto male, perdere medici vuol dire perdere risorse insostituibili in sanità), senza alcun riconoscimento o pentimento, continuando a negare i presidi di difesa individuali e caricando di oneri non dovuti, e persino inutili tutta la categoria.
Per puro spirito di rivalsa questi stessi sindacalisti stanno tacciando i loro rappresentati di ignoranza o scarso senso dello stato, stravolti dal fatto che quasi la metà dei loro iscritti si siano rifiutati di seguirli. Cosa non troppo soddisfacente per chi crede di rappresentarli.

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