Parole coraggiose per un senso di Comunità
A Siracusa oggi pomeriggio, dopo le dichiarazioni del Sindaco Italia, sembra ci sia un nuovo fermento attorno alla querelle estiva del Caravaggio. Questo mi ha dato un po’ di sano coraggio nel rendere pubblica una lettera che da cittadina aretusea ho inviato durante la pausa di ferragosto alla Ministra dell’Interno, Paola Lamorgese. In quel diniego oggi espresso dall’Amministrazione in Prefettura ho riconosciuto il valore del senso di Comunità che ho raccontato nella mia missiva.
La lettera l’ho scritta perché credo fermamente che un progetto culturale che abbia un forte impatto sul territorio con il quale desidera interagire, debba saper capire il vento, da dove spira, che suoni e umori trasporta. Insomma debba accendere la passione di una pianificazione condivisa, scritta a più mani, in cui tutta la comunità , anche la parte “ostile”, possa diventare protagonista di un copione che agirà sulla pelle di tutti. Noi siracusani sentiamo spesso dire come la città sia in balia di scontri fra una pars costruens e una destruens ed è in parte vero. Come negarlo? Ma è la Cultura, intesa nell’accezione di imprenditorialità e programmaticità svolta dagli enti attori, che deve assumersi la responsabilità di agire sui territori e trovare modi efficaci per insinuarsi, pensare e agire per annullare probabili ataviche tare. Ma è sicuro che in questa storia si possano trovare chiusure mentali e provinciali vedute? Non credo. Io invece ho visto una certa difficoltà nel comunicare tra le parti circa il ruolo esercitato e svolto da questo grandioso brano di storia artistica, quale il Seppellimento di Lucia, sulla comunità. Oggi a seguito della voce del Sindaco, l’uso dell’aggettivo “identitario” dinnanzi al Caravaggio aretuseo, non crea più la stessa confusione che ha creato due mesi addietro. È provincialismo? Si, lo è. Nel senso che è espressione di uno dei sentimenti provati da una comunità. È pietas. È Fede. Esprimere giudizi su questi aspetti è molto pericoloso. È un dato da accogliere, registrare e gestire. Il nostro Paese, la Sicilia e Siracusa, godono di un patrimonio storico-artistico imponente e nonostante questo non sembra ce ne sia costante coscienza. Il Mart in questa direzione ha avuto un grande merito, quello di accendere una fiammella intorno alla vicenda della tutela e della valorizzazione del nostro Caravaggio. E questa è una vittoria non un demerito, per tutti. Favorevoli e no. Tuttavia io credo che nella nostra città la differenza sia possibile farla, creando sempre più consapevolezza e responsabilità. E lo dico perché so che “a casa mia” c’è ambizione; c’è la possibilità di avviare virtuosi processi di rigenerazione culturale. Allora, necessario a mio avviso è programmare e agire in nome della partecipazione dalla base, in cui un grande evento culturale sia volano di ripresa e non sia avvertito come calato dall’alto, ma partorito dalla comunità. Se manca il confronto, anche acceso ma rispettoso, in cui sia possibile esprimersi, manca l’idea dello sviluppo, dell’empatia e della condivisione di vedute.
Rimarrà, insomma la forte sensazione che a decidere siano sempre le stesse stanze.
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QUESTO IL TESTO DELLA LETTERA INVIATA ALLA MINISTRA LAMORGESE:
A S. E. la Ministra per gli Affari Interni
Dott.ssa Luciana Lamorgese
Preg.ma Ministra, Le scrivo da Siracusa con la speranza di non disturbarla eccessivamente, per chiederLe pochi minuti di attenzione.
Come Ella saprà, in questi giorni la mia città è attraversata da una polemica di “natura culturale”, nata in seno al dibattuto prestito della tela del Caravaggio, raffigurante il Seppellimento di Santa Lucia, richiesta dal Mart di Rovereto per la mostra “Caravaggio. Il contemporaneo”, prevista nel periodo autunnale-invernale.
Il Seppellimento di Santa Lucia è un’opera di straordinaria intensità, che oltre ad offrirsi come vivace brano della storia artistica del nostro paese, rappresenta anche un eccezionale documento narrante la storia dei possedimenti del patrimonio artistico italiano, fra Stato e Chiesa. Nonostante io abbia fatto parte, sin dalla prima ora di questa discussa vicenda, al gruppo di associazioni che ha espresso un giudizio negativo sulla possibilità del viaggio della tela del Merisi da Siracusa appunto verso Rovereto, a Ella oggi mi rivolgo come semplice cittadina siracusana. Questa mia lettera, infatti, non vuole entrare nel merito dei complessi tecnicismi che caratterizzano simili operazioni , ma desidera inviarLe una richiesta di gentile attenzione e ascolto verso la mia Comunità. Non ho la presunzione che la mia voce possa rappresentare interamente il sentire del mio territorio ma sono altrettanto certa che in molti potrebbero condivide le mie riflessioni. La querelle del prestito ha superato i confini della provincia e, come in un corto circuito fra Siracusa e Rovereto, oggi attraversa interamente il nostro paese, creando una fortissima attenzione mediatica. Per questo ritengo che l’attenzione suscitata nell’opinione pubblica sia un’occasione da non perdere per dimostrare quanto profondo e inclusivo possa essere il legame fra le Istituzioni e il Territorio. Sono una “semplice” docente che ha scelto di insegnare ciò che ama, la Storia dell’Arte, e credo di concorrere ogni giorno con il mio lavoro, a costruire il Pensiero delle nostre future grandi Donne e dei grandi Uomini che domani agiranno democraticamente nel, e per, il nostro Paese. Per questo motivo, probabilmente per deformazione professionale, sono particolarmente sensibile ai messaggi che ci raggiungono da performance culturali di alto respiro. Sono certa che Ella sarà d’accordo con me nel pensare che una mostra, od un evento culturale, siano incontro, dialogo, scambio e crescita per gli attori interessati, uomini e territori. Tuttavia ritengo che le accese polemiche, che oggi stanno infervorando anche la stampa nazionale, stiano impoverendo il respiro culturale della mia città, e non solo. Le voci corrono e con un tam tam quasi inarrestabile in città si sa come lei sia stata interessata alla vicenda da un noto onorevole, protagonista di questa storia, ma anche io, semplice cittadina vorrei riuscire a sensibilizzarLa sugli eventi, offrendo un punto vita diverso. Vorrei riuscire a superare la difficoltà di comunicazione che, ovviamente, si frappone fra noi , perché credo che lei sia prima di tutto la “mia “ Ministra; la Ministra dei cittadini italiani che credono nella possibilità di dialogo con le Istituzioni che lei, nobilmente, rappresenta. È un mio desiderio riuscire ad abbassare il volume degli scontri, e talvolta anche delle offese, che stanno caratterizzando gli scambi fra gli attori di questa vicenda. Un’operazione culturale è vincente quando dialoga con il territorio, quando sa entusiasmare, quando tesse pindarici voli di grandezza e quando restituisce il valore di un progetto lungimirante di crescita e di valorizzazione delle Comunità interessate, perché diventa scambio di esperienze personali, prima che culturali, costituendo, in tal modo, esperienza di accrescimento personale. Leggo, al contrario, durezza nell’esecuzione di una attività di ambizione culturale, che sembra voler schiacciare chi ha espresso in merito opinioni diverse. Io vorrei che la mia città fosse compresa.
Siracusa è un luogo complicato, bello, antico ma spesso assopito. Quando provo ad immaginarla, la vedo come una donna dormiente con il capo chino sulle pietre antiche dei nostri luoghi, la Signora del Mediterraneo. Un sonno fatto di sogni magnifici e di ricordi di grandezza che ispirano, talvolta, gli uomini e le donne che camminano nel suo grembo. Così è andata per il capolavoro del Caravaggio, dall’oblio all’amore. Da una veglia, alla coscienza di un’appartenenza. Siamo figli di una città che celebra il rito catartico del teatro da 106 anni, di un luogo segnato dai tagli delle latomie e dal canto antico delle muse, dal potere di un Impero che ne fece il proprio “giardino”, dalla ricchezza barocca che ha restituito nuovi volti e nuovi poteri. Un evento può diventare, per “Alcuni” inspiegabilmente, una ferita. Un affanno a spiegare il perché quella tela, con Lucia, ci rappresenta, ci identifica come comunità religiosa, di popolo e storica, non fosse altro perché commissionata dal Senato cittadino 412 anni addietro. Sono discorsi delicati, che risuonano di parole e sentimenti molto lontani dalle logiche politiche e istituzionali. Vorrei che tutto questo non fosse dimenticato da chi, da posizioni più “Alte”, agisce con azioni che ricadono sul mio territorio come macigni, denotando un inaccettabile livello di arroganza. La dialettica, e il rispetto reciproco dei valori fondanti, sono linguaggi arcani pronunciati anche dalle nostre opere d’Arte.
A Ella mi rivolgo nella doppia veste di Ministro della Repubblica ma anche di Prefetto donna, attenta alle esigenze e ai problemi sociali e identitari dei territori che rappresenta, poiché credo fermamente che alle donne si possa riconoscere la capacità di trasferire nelle vicende affrontate sensibilità e affabilità, accanto ad una immancabile professionalità.
I Siracusani, quelli che gridano no al prestito della tela, potrebbero anche perdere questa battaglia culturale e identitaria, ma si corre il rischio che la città sia ulteriormente offesa da una gestione impropria di questo progetto, che rischia di essere avvelenato.
A Ella affido questa sensibilità, la richiesta che il mio territorio non rischi di spersonalizzarsi ancor di più e che invece possa essere incluso in una pianificazione condivisa di crescita identitaria e civica.
Con stima
Luana Aliano da Siracusa

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