Il dottor Antonio Parrinello è il Direttore facente funzioni dell’ultimo arrivato nella famiglia dei Parchi Nazionali, il parco nazionale di Pantelleria, il primo istituito in Sicilia, nel 2016, scaturito dalla stessa legge che prevedeva l’istituzione del parco nazionale degli Iblei. E’ stato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in un recente incontro pubblico a Pantelleria, a definirlo “il parco nazionale più giovane d’Italia”, illustrando le politiche di sostegno della green economy legata allo sviluppo dei territori dei parchi e sollecitando l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, a stringere i tempi sul parco nazionale degli Iblei. In considerazione delle polemiche che accompagnano il lungo cammino di quest’ultimo, interroghiamo il Direttore sulla sua esperienza.
Direttore, cominciamo anzitutto dalla carica che Lei riveste, oggi in qualità di facente funzione; chi, e con quale procedimento, nomina le due figure apicali del parco, il Direttore e il Presidente, e il Consiglio Direttivo? A proposito del Direttore, abbiamo visto pubblicato sul sito internet del parco un bando per la formazione di una terna di nomi.
Le tre nomine vengono regolamentate dalla legge. Il Presidente viene nominato con decreto del Presidente della Repubblica sentite le Commissioni Ambiente di Camera e Senato e avuto l’assenso da parte del Presidente della Regione. Il Consiglio Direttivo è composto da figure già individuate dalle norme: una in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente, una del Ministero dell’Agricoltura, una dall’Ispra, una dalle organizzazioni ambientaliste maggiormente rappresentative e il resto dei componenti dalla comunità del Parco. Il Direttore invece deve essere individuato dal Parco tra gli iscritti all’albo nazionale dei Direttori di Parco in capo al Ministero dell’Ambiente. Il Consiglio Direttivo individua una terna tra i soggetti che si sono proposti e la comunica al Ministro il quale, a suo insindacabile giudizio, nomina il Direttore. Al momento è proprio in corso questa procedura per arrivare alla nomina del Direttore.
Come istituirebbe un paragone fra un parco regionale (tipo quello dell’Etna) e un parco nazionale?
Sono entità con una mission simile ma con opportunità non comparabili. I Parchi nazionali hanno strumenti finanziari, opportunità di sviluppo, “visibilità” mediatica che i Parchi regionali non riescono ad avere.
Come è stata vissuta dalla popolazione e dalle istituzioni locali la nascita del parco? Ci sono state resistenze, e per quali ragioni? C’è stato un cambiamento di atteggiamento nel corso del tempo?
L’iter di nascita di qualunque Parco è simile. All’inizio diffidenze, paure, scontri con le categorie produttive. Poi si comincia a capire che le opportunità sono infinitamente superiori rispetto ai vincoli e tutto cambia. Anche questo è accaduto a Pantelleria. L’unica cosa che nel nostro Parco non può accadere è quella che, essendo un’isola, non avremo richieste di adesione dei comuni confinanti, come sempre accade e come sono sicuro accadrà anche dalle vostre parti dopo la nascita del Parco dei Monti Iblei. Sui vincoli poi voglio essere chiaro. Dove nasce un Parco i vincoli ci sono già essendo la nascita di un parco la naturale evoluzione di un’area già protetta: SIC, SPS, Rete natura duemila, vincolo idrogeologico, piano paesistico, etc. Anche su questa tema voglio rassicurare tutti. La nascita di un Parco Nazionale, anche sotto il profilo dei vincoli, è una semplificazione di quanto già preesistente. Un buon piano del Parco, strumento previsto dalla legge, concertato con i cittadini e le forze produttive, sul tema dei vincoli può fare chiarezza riducendo al minimo i margini di discrezionalità e chiarendo fin da principio cosa si può fare e cosa non si può fare.
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Quali sono le entrate ordinarie del parco? Il parco ha goduto di sovvenzioni, agevolazioni, contributi o trasferimenti in genere da parte del Ministero, e in che misura? Ha avuto, nella qualità di parco nazionale, un accesso specifico o privilegiato a fondi europei?
Il Parco si “alimenta” di trasferimenti ordinari per il funzionamento dell’Ente da parte del Ministero dell’Ambiente. Negli ultimi anni poi sono stati attivati alcuni canali di finanziamento gestiti dal Ministero nell’ambito del cosiddetto decreto “Parchi per il Clima” e sulle direttive biodiversità. Per dare un ordine di grandezza Il Parco di Pantelleria da questi canali, in due anni, ha ottenuto circa sette milioni di euro di trasferimenti. Non va dimenticato poi che il Parco diventa soggetto attivo in diverse misure del PSR e del PO FESR oltre che su linee di finanziamento dirette con l’UE, su tutti i progetti Life. Non va trascurata poi la possibilità di fare diventare il Parco soggetto economico attivo con la gestione dei servizi turistici, del merchandising, etc.
In che misura e in quali forme la comunità locale è coinvolta nelle attività del parco?
La legge individua nella Comunità del Parco il soggetto che dialoga con il Consiglio Direttivo per la pianificazione delle attività. Noi abbiamo fatto di più. Abbiamo attivato un forum per la partecipazione attiva della cittadinanza e abbiamo in via di definizione la gara di aggiudicazione ad un soggetto terzo della gestione del predetto forum e di tutte le forme di partecipazione attiva della comunità in modo da garantire imparzialità.
Ho visto dal vostro sito che avete un regolamento per la concessione di contributi. In che misura, per quali attività e con quali criteri?
Abbiamo fatto quello che è giusto venga fatto per eliminare i livelli di discrezionalità nelle scelte. Ogni anno invitiamo i soggetti interessati a proporre iniziative ed avanzare le proprie proposte. Una commissione, sulla base della qualità delle proposte, dei criteri di qualità predefiniti e non ultimo delle risorse finanziarie disponibili, opera le scelte.
Si può dire che la comunità locale abbia maturato un senso di appartenenza al parco e lo viva come un’opportunità, oppure ne sente il peso?
Ogni giorno è sempre più evidente che le diffidenze si riducono e si percepiscono sempre meglio le opportunità di sviluppo della comunità.
L’esistenza del parco ha semplificato, ed eventualmente in che modo, i procedimenti autorizzativi per la comunità locale?
Assolutamente sì. Basta pensare che oggi l’interlocutore è solo uno.
L’attività del parco ha dato una qualche forma di impulso all’economia locale?
Pretendere che i cambiamenti siano visibili solo dopo due anni di attività è forse troppo. Comunque le posso assicurare che sull’isola si respira un vento nuovo. La presenza nei giorni scorsi sull’isola del Ministro Costa, che è venuto ad illustrare alla comunità le opportunità che la nascita delle Zone Economiche Ambientali offre allo sviluppo dell’economia locale, ha dato grande fiducia agli imprenditori sulle prospettive future.
Ha avuto modo di notare nella comunità del parco una più diffusa sensibilità ambientale e una maggiore attenzione alla sostenibilità oppure, al contrario, una maggiore insofferenza?
Diciamo che ad oggi l’aumentata sensibilità ambientale è determinata dal maggiore livello di controllo del territorio. Sono sicuro comunque che, con l’entrata a regime delle ZEA, la maggiore sensibilità ambientale sarà “naturale” in quanto la leva sarà fondamentalmente economica.
Quali sono le realizzazioni concrete al vostro attivo in questi primi quattro anni di vita?
Vero è che il Parco è nato quattro anni fa ma i suoi organi sono stati insediati solo due anni fa, dopo una fase di commissariamento, e il primo nucleo di dipendenti (5) è stato assunto da settembre 2019 attraverso una società di lavoro interinale. In questa fase di start up comunque abbiamo fatto una enorme quantità di lavoro e mi faccia dire anche qualità di lavoro. Qualità che ci viene garantita dai partner nazionali e internazionali con cui stiamo collaborando. Tra i tanti ricordo il Politecnico di Torino per tutto quello che riguarda l’energia rinnovabile e la mobilità sostenibile, la Bocconi per il piano socio-economico, Roma Tre per la salvaguardia del paesaggio agrario, l’Università di Palermo per il Piano di Gestione Forestale, DREAM per il piano di prevenzione incendi, l’università di Bologna e di Tubinga per la parte archeologica, la Sapienza e il CNRS Francese per la parte relativa alla biodiversità; con i vari dipartimenti della Regione Siciliana interessati abbiamo messo in sicurezza la rete sentieristica, con Novamont stiamo sperimentando tecniche di gestione del suolo ecocompatibili, abbiamo poi lavorato sull’immagine coordinata del Parco e sulle attività di comunicazione e di marketing territoriale i cui risultati sono dimostrati dall’aumento dei flussi turistici sull’Isola.
Immagino che, come tutti i parchi, abbiate dovuto affrontare l’ostilità delle associazioni venatorie. Siete riusciti a far loro accettare il parco?
Di fatto, i cacciatori sono l’unica categoria danneggiata dalla nascita di un Parco. Anche se Le faccio presente tre cose. La prima: di norma le aree che diventano Parco Nazionale erano già precedentemente interdette alla caccia. La seconda: prima di diventare agricoltore l’uomo era esclusivamente cacciatore. I cacciatori di oggi invece sono anche agricoltori, artigiani, imprenditori turistici, ristoratori, tutte attività sicuramente favorite dalla nascita di un Parco Nazionale. Terzo: comunque nessuno impedisce ai cacciatori residenti in un’area di Parco di andare a caccia negli altri ambiti territoriali. In ogni caso resta un’altra possibilità, già sperimentata con successo a Pantelleria, dove abbiamo “trasformato” i 45 cacciatori dell’isola in “selecontrollori” da utilizzare nel contenimento della popolazione di coniglio selvatico che arreca notevolissimi danni alle produzioni viticole dell’Isola che, va ricordato, sono Patrimonio dell’Unesco.
Quali sono i vostri programmi per i prossimi anni, e su quali finanziamenti fate affidamento?
Stiamo lavorando a far diventare Pantelleria una sorta di laboratorio dove sperimentare il mondo che verrà. Un mondo dove rispetto della natura e conservazione della biodiversità, vadano a braccetto con la tecnologia per offrire alle future generazioni un piccolo esempio di un modello di produzione ecosostenibile che non ha bisogno di devastare la “casa comune” per garantire l’attuale livello di vita.
Un’ultima domanda, un po’ indiscreta. Si dice da taluni che il parco altro non sia che un costoso poltronificio che dilapida risorse pubbliche; un altro carrozzone, insomma. Cosa risponde?
Sa qual è il problema: spesso si parla senza conoscere i fatti. La poltrona più ambita in un Parco, quella del Presidente, costa alle casse pubbliche la bellezza di 26.000 euro lorde, non al mese ma all’anno. I componenti del Consiglio Direttivo non hanno gettone di presenza. Lo stesso per quelli della Comunità del Parco. Il Direttore prende lo stipendio di un qualsiasi Dirigente della Pubblica Amministrazione. Forse ho deluso le aspettative di qualcuno. Ma questi sono i numeri. E i numeri sono numeri.

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