“E alla fine, su 74, siamo rimasti del tutto esclusi in sei. I più anziani, quelli con 36 anni di contributi, quelli che avrebbero dovuto essere riammessi al lavoro per primi. Con più di cinquant’anni qualcuno ci deve spiegare cosa dovremmo fare. Aspettare che le cause iniziate ci diano ragione? Ci hanno tagliato i piedi. Ogni giorno sono tante le azioni di protesta clamorosa che pensiamo di fare, e invece aspettiamo. Manteniamo la calma. Ancora, fin che dura, in cassa integrazione ma con mensilità arretrate. Ma fino a quando? C’è chi ci ha detto “Ormai è andata così”! ed è questo che dobbiamo dire ai nostri figli tornando a casa? Il 17 ottobre scorso il sindaco ha chiamato uno di noi, dicendo che era in Prefettura, ha chiesto gli atti in nostro possesso, glieli abbiamo fatti avere, ha detto che si sarebbe fatto sentire lui. Siamo andati da lui l’ultimo giorno, ma … aveva fretta. Lo abbiamo rivisto al taglio del nastro! Chiediamo solo di essere ascoltati ed è il Prefetto che lo deve fare, che deve prendere in mano la situazione insieme al sindaco. Piuttosto che partecipare alle inaugurazioni, bisognerebbe minacciare la revoca della licenza, come nel 2005 fece il sindaco Bufardeci. Di nuovo siamo tornati dal deputato Stefano Zito per chiedere aiuto. Ma sarebbe il terzo intervento, fatto da lui e dal deputato Paolo Ficara, per un tavolo in Prefettura. Non è stata data risposta neanche a loro. Non è gravissimo?”
Sì è gravissimo il risvolto che ha preso l’odissea di questi lavoratori che nella cronaca locale sono noti, da anni, come LSU, lavoratori socialmente utili.
Un’attribuzione che hanno assunto da quando nel 1996 la Società Pirelli Cavi, che li aveva assunti presso lo stabilimento Ex Sotis di Siracusa, ha chiuso. Da allora la loro vita lavorativa è stata una sorta di giostra, sballottolati da una società all’altra, tutte quelle che si sono alternate nel centro commerciale dei Pantanelli. Dopo un periodo di Cassa Integrazione infatti, i lavoratori ex Pirelli sono stati “vincolati” a quel luogo, moderni servi della gleba, dopo che il Comune di Siracusa aveva autorizzato il mutamento di destinazione d’uso dell’area, da zona industriale a commerciale (un’oscura e complessa vicenda), a condizione che, per non lasciare quei dipendenti senza lavoro, essi fossero da allora stabilizzati alle dipendenze di chiunque avesse avuto in uso il sito, riconvertito in Centro Commerciale.
Nella girandola vorticosa dei passaggi – dalla RGD I Papiri S.r.l. alla S.S.C. S.r.l. del Gruppo Carrefour e, successivamente, ad altre – i lavoratori sono stati quindi assunti dalla Distribuzione Cambria S.r.l. (dieci i punti vendita in Sicilia, 330 circa i dipendenti).
Nel Febbraio del 2019, il Centro Commerciale I Papiri veniva chiuso al pubblico per subire una profonda ristrutturazione operata dalla Società CDS Holding e il 5 Agosto 2019 la Distribuzione Cambria S.r.l., titolare del marchio Spaccio Alimentare, proprietaria della licenza del supermercato – destinataria nel febbraio di un provvedimento di sospensione dell’attività per accertate carenze igienico-sanitarie – riconsegnava l’Azienda alla Società Sviluppo Commerciale Srl e l’immobile alla Carrefour Property Italia S.r.l. per le note difficoltà finanziarie.
“Stranamente (ma non tanto poi) – scrive il legale dei sei lavoratori ex Sotis, Marzio Salvi – in tutti gli atti che si sono succeduti dall’agosto 2019 (data di riconsegna dei locali da parte della Distribuzione Cambria S.r.l.) ad oggi, tutte le Società – fino al giugno 2020 si sono verificati vari passaggi societari e vendite di parti dell’immobile e parti dell’aziende, affitti e subaffitti, ndr – si sono premurate di specificare in atti che i locali sono liberi da persone e cose e che non esistono lavoratori che possano accampare diritti”, dipendenti, in realtà, posti in CIG (Cassa Integrazione Guadagni), nell’attesa che venissero completati i lavori di ristrutturazione.
Per mesi sono stati inutili gli appelli dei sindacati, inconsistenti le promesse al Sindaco e al Prefetto di Siracusa, inconcludenti le trattative fatte anche presso la Commissione Lavoro dell’ARS.
Poi finalmente l’accordo con l’Archimede Superstore S.r.l., per procedere alle assunzioni del personale, attingendo al bacino dei lavoratori in forza a Distribuzione Cambria S.r.l. e ancora in CIG.
“Assunzioni però non effettuate a termini di legge, né tenendo conto della maggior anzianità di servizio e/o carichi di famiglia, senza alcuna consultazione sindacale. Unico criterio di scelta – hanno lamentato i lavoratori che si sono rivolti all’avvocato Salvi anche per quanto eventualmente di competenza della Procura di Siracusa – l’accettazione da parte dei lavoratori di alcune condizioni: essere inquadrati al VI livello (sebbene provenissero dal IV livello ed il CCNL terziario e commercio preveda come livello di ingresso il V), e la disponibilità a prestare lavoro supplementare/straordinario (o domenicale) non retribuito. In altri termini – stigmatizza il legale – sono stati assunti solo coloro che hanno prestato acquiescenza a condizioni lavorative sprezzanti dello stesso dettato costituzionale previsto dall’art. 36”.
Ma con un paradosso nel paradosso: come detto all’inizio, sono stati esclusi da questa possibilità i sei dipendenti ex Pirelli Cavi, cioè proprio coloro che hanno diritto all’assunzione per gli accordi stipulati nel 1999 e che oggi nessuno vuole ascoltare.
Almeno fino a quando, come ormai è prassi, non ci sarà la protesta eclatante. E allora si correrà… con telecamere al seguito.

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