L’assenza del Consiglio Comunale rappresenta un vuoto di democrazia? A rispondere oggi alla nostra intervista multipla è la giornalista Laura Valvo

Diamo per scontato che la mancanza di una rappresentanza popolare riconosciuta e l’assenza di un luogo istituzionale dove dibattere e decidere la gestione di una città rappresenti un indubbio limite, almeno in linea di principio. Ma guardiamo alla realtà, nello specifico, a cosa e perché è successo, e alle conseguenze.

Senza Consiglio Comunale questa città, oggi, viene veramente penalizzata? E come, quanto, in cosa?

Questo lo capì anche re Pelasgo che ne “Le supplici” di Eschilo ice alle Danaidi che non comanda lui ma la città, la sola che deve decidere se accoglierle. Il Consiglio comunale rappresenta la città, la Giunta la sua maggioranza. Peraltro il Consiglio è titolato ad adottare delibere che non spettano né alla Giunta né al sindaco: sono quelle delibere che hanno un maggior peso sulla città. Il Consiglio decaduto non ha dato bella prova di sé, dal momento che è stato esautorato per non aver soddisfatto uno dei suoi adempimenti primari, il varo del Bilancio. Perciò il primo organo ad avere penalizzato duramente la città è stato proprio il Consiglio. Riaverne uno litigioso e improduttivo sarebbe peggio che non averlo

Secondo alcuni potrebbe invece dimostrarsi (almeno in certe situazioni) un bene, un vantaggio, un risparmio economico. Una opportunità per svincolarsi da lacci e laccetti, inutili dibattiti, procedure e condizionamenti da partiti se non da  singoli consiglieri per velocizzare procedure e realizzare programmi. Lo ritiene possibile?

Ben vengano i dibattiti, che però non siano dibattimenti e interminabili piazzate. Se lo scopo è la deregulation, si può allora pensare di fare a meno della Giunta se non del sindaco, ma ritengo che il problema non sia chi buttare dalla montagna ma come rendere efficaci Consiglio, Giunta e sindaco

 I consiglieri comunali sono vittime di una Legge sbagliata, di un complotto o di ignoranza? Dato che lo scioglimento è una eventualità prevista e regolamentata dalla Legge, perché non accettarlo come conseguenza naturale di una libera scelta invece di gridare allo scandalo e cercare scorciatoie, è corretto e  logico cercare di tornare indietro? Era, almeno questo, un C.C. da rimpiangere?

Lo scioglimento è stato un atto d’imperio e non una libera scelta.Ogni commissariamento è un colpo inferto al sistema democratico fondato sulla libera scelta. I consiglieri sono stati mandati a casa per incapacità, sicché i siracusani dovranno tenere conto di questo quando voteranno. Ma accettare ciò come conseguenza naturale mi sembra innaturale: ripeto, un Consiglio deve esserci e tale che svolga al meglio le sue funzioni

Le reiterate richieste al sindaco di dimissioni, gli appellativi a lui rivolti (Podestà, Monarca, Un uomo solo al comando …) addirittura il ricorso legale avanzato da alcuni consiglieri rappresentano azioni obiettive ed opportune? Gli autori le avrebbero poste ugualmente se invece di questo sindaco ci sarebbe stato un loro rappresentante? Potrebbe sembrare un ulteriore colpo di coda di chi battuto dalle elezioni, dai ricorsi, dalle sentenze, non vuole arrendersi né accettare le ragioni di una sconfitta? Il sindaco Italia sta approfittando di questa opportunità o cercherà un reale e proficuo confronto con la Città? Meglio che si dimetta?

Azioni più opportunistiche che opportune, come l’idea di istituire un Consiglio-ombra,    buona per tener desta la questione, non certo per risolverla. E’ vero che un sindaco da solo al   timone non deve dividere il comando con nessuno se non con i suoi uomini di Giunta, ma  non sono certa che sia un vantaggio, perché di ogni errore non può accusare nessun altro che  se stesso.

Gli autori” dobbiamo immaginarli come persone responsabili. Non credo a un pregiudizio nei confronti di Italia cavalcato sul risentimento personale. E’ giusto e sacrosanto che un politico non si arrenda mai e che provi in tutti i modi di arrivare al potere e scalzare chi lo     detiene: non per sé ma per quanti lo hanno votato. E’ la democrazia che richiede questi  “colpi di coda. Se si dimette chiama un altro commissario, quindi un’altra disdetta sulla città. Se non si dimette appare come un nuovo Dionigi. Mi aspetto che interloquisca con il  Consiglio ombra in programma: sarà un modo per parlare con la città, anche se attraverso un simulacro.

 Spesso il Consiglio Comunale, da più parti, è stato accusato di non lavorare, di essere costituito da incapaci o ignoranti, di sprecare soldi pubblici (le tristi vicende dei gettoni di presenza finite sulle cronache giudiziarie e dello spettacolo). Ora è diventato improvvisamente l’unico baluardo a difesa della democrazia? È così? Si può partecipare e contribuire alla gestione amministrativa e politica di una città anche senza Consiglio Comunale? In che modo? Le Leggi e lo Statuto Comunale consentono la possibilità della partecipazione dal basso, sarà sufficiente? Quale forma, tra quelle proposte in questi giorni, o da proporre, le appare più valida?

Il Consiglio è un baluardo per istituzione. Sono i consiglieri a non fare da paladini. Se si  sono resi colpevoli di un inadempimento, mi aspetto che non si ricandidino e soprattutto che i siracusani si sentano i veri responsabili della classe rappresentativa che hanno insediato a Palazzo Vermexio.

Distinguerei una gestione dall’altra. Quella politica la svolge ogni cittadino che parli con un altro della città. La piazza non delibera, ma emette una voce che gli amministratori devono saper ascoltare soprattutto in mancanza dei rappresentanti consiliari. In questa fase è la   piazza a fare le veci del Consiglio, che in sostanza si tiene permanente in piazza. L’auspicio è che si torni presto all’ordinarietà. La partecipazione dal basso non è alternativa ma       complementare e dovrebbe aversi al di là delle crisi. Ma oggi assistiamo a una situazione  nella quale i partiti non riescono a farsi sentire fuori dall’aula consiliare. Zittiti i consiglieri,  sono rimasti zitti anche i partiti. Temo che la crisi sia più profonda di quella che appare.

Sentire cosa ne pensano i siracusani sarebbe un modo di tastare il polso alla città. Un referendum consultivo promosso dalle parti sociali, sindacati e imprenditori, per un   “Progetto Siracusa” darebbe risposte concrete in vista di proposte altrettanto concrete.

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti