Tra i tesori sequestrati ai fratelli Leonardi (Sicula Trasporti) anche la sveva Basilica del Murgo (Agnone Bagni): sconosciuta ai più, ignorata da chi dovrebbe tutelarla e valorizzarla

Tra i tesori sequestrati ai primi di giugno ai fratelli Nino e Salvatore Leonardi, ras dei rifiuti, non ci sono solo bidoni, nascosti sottoterra, pieni di contanti (un milione di euro in mazzette).
Tra i beni immobili per un valore di circa centodieci milioni di euro, ce n’è uno che preoccupa particolarmente i cultori delle nostre bellezze storiche: la Basilica del Murgo, ad Agnone Bagni, a pochi metri dal mare, sconosciuta ai più, ignorata da chi dovrebbe tutelarla e valorizzarla.

È uno dei monumenti federiciani che raccontano la nostra storia del XIII secolo, un “unicum” sia per alcuni aspetti della tecnica edilizia sia perché è il solo esempio di architettura sacra voluta dall’imperatore Federico II che pare avesse chiamato per la sua realizzazione maestranze cistercensi del continente. La pianta della basilica, “un vero caposaldo per la storia dell’arte sveva” ha scritto Guido Di Stefano in L’Architettura religiosa in Sicilia nel sec. XIII, come nelle abbazie dei monaci di Cîteaux in Borgogna, presenta un transetto rettangolare – e arco a sesto acuto a nord (ancora oggi ben visibile) – e absidi rettilinee.

           

Quel che rimane del prospetto principale, con il portale in stile romanico, largo oltre cinque metri e costituito da conci più alti rispetto alle colonne, nei quali risultano intagliate le decorazioni, simile a quello di altre costruzioni del periodo, dà un’idea di quanto sarebbe stata imponente la costruzione se fosse stata terminata. Ignoto il motivo dell’abbandono: forse dovuto all’ostilità del papato verso l’ “anticristo” Federico, o alla partenza dell’imperatore per la Terrasanta, o ancora per esigenze militari che richiedevano operai da assegnare alla costruzione del Castello Maniace.

La basilica – a tre navate, suddivise da dodici pilastri centrali e tredici semi colonne a fusto liscio addossate alle pareti interne – già nel 700 sarebbe stata inglobata in una masseria feudale.

“Fortunatamente, secondo i rilievi dei ricercatori – leggiamo in un articolo di Massimo Ciccarello su Prospettive SR, riportato in quello scrigno di preziose informazioni che è il sito di Antonio Randazzo, da cui abbiamo tratto anche alcune foto, e che quindi ringraziamo – nel corso di questi ultimi decenni nessun intervento distruttivo ha toccato le mura della basilica. Mentre tutt’intorno è cresciuta in maniera selvaggia una giungla di costruzioni…, il rigoglioso aranceto che circonda il Romitorio ha “protetto” la chiesa. Solo negli anni Sessanta una nuova costruzione è andata in parte ad “appoggiarsi” sull’antica struttura muraria. Ma non ha intaccato seriamente quanto resta di ciò che gli architetti normanni (svevi, ndr) avevano edificato. Tuttavia, l’impressione di degrado è pesante. Sparita già da secoli quella di destra, la cappella che chiude a sinistra il transetto è ora trasformata in deposito di fieno. Sull’abside centrale nel 1707 venne costruita una chiesetta. Il tempio, che conserva intatte le eleganti colonnine della costruzione originaria, attualmente viene usato come deposito di attrezzi agricoli”.

“Prima della mostra su Federico II che abbiamo voluto organizzare come Soprintendenza nel 1994, in occasione dell’ottavo centenario della nascita dell’imperatore – ricorda l’architetto Francesco Santalucia – pochissimi avevano visitato la Basilica, tra questi lo storico dell’arte Cesare Brandi accompagnato dal professore Vladimir Zoric. Io stesso, in preparazione della visita nell’ambito del convegno itinerante su Federico II, ottenni un colloquio con il proprietario che era già Leonardi: la basilica venne messa a disposizione; il terreno all’interno del perimetro murario perfettamente pulito; preparato un rinfresco che fu assai gradito dai circa 60 storici che mai avevano visto la fabbrica e non sapevano nemmeno dove fosse e se esistesse ancora.
Leonardi affermò di avere acquistato la fabbrica con la Casena annessa e alcuni ettari di agrumeto dalla famiglia dei proprietari della vini Murgo dell’Etna. Gli si fece notare che la amministrazione statale avrebbe dovuto essere informata della transazione per esercitare il diritto di prelazione essendo la fabbrica e tutto il complesso edilizio sottoposto a vincolo come monumento nazionale. Leonardi in tutta risposta offrì di rivendere il tutto alla Regione per quattro miliardi, comprendendo Casena e aranceto.
Il cambio del direttore generale al dipartimento portò all’oblio la cosa.
Ovviamente se reato vi fosse stato, era già ampiamente estinto ma la Regione avrebbe potuto ugualmente esercitare la prelazione al prezzo della vendita. Ma, come è comprensibile, nonostante le nostre insistenze, la questione non fu più affrontata. Leonardi si dimostrò un “perfetto gentiluomo d’altri tempi” … Ma la casa in cui abitava, in una traversa poco dopo quella che porta alla spiaggia di Agnone, passando sul fianco destro del canale di scolo, era dotata di mura in cemento armato e cancelli in ferro… Il luogo era visibilissimo dalla SS 114 ma nessuno lo aveva individuato e io lo trovai grazie a Zoric. Il prospetto rivolto ad ovest è visibile. L’interno della fabbrica interrotta penso sia recintato”.

             

E sempre nel 1994, nel corso di una conferenza stampa, l’allora sovrintendente Giuseppe Voza affermò: “La Basilica del Murgo è un punto di riferimento eccezionale del quale non si può non tener conto. Purtroppo è sconosciuta a tutti e devo dire in parte anche a noi, che cogliendo l’occasione del convegno su Federico II abbiamo potuto fare il punto della situazione. C’è innanzitutto l’esigenza di superare un ostacolo: la basilica è sottoposta a vincolo, ma è in mano a privati e per intervenire su di essa occorrerebbe prima acquisire l’intera area. Non si tratta solo di espropriare il perimetro della chiesa, ma di includere nei beni demaniali tutto il giardino. La zona, però, nel piano regolatore dì Augusta, è classificata come “urbana”. Questo significa che l’esproprio può avvenire solo grazie a finanziamenti cospicui. Difficilmente, quindi per la Chiesa del Murgo si potrà parlare di restauro in tempi brevi. Fra l’altro, essendo una proprietà privata, la chiesa è interdetta alle visite. Eppure è un monumento di profonda suggestione e importanza storica. Dopo l’espropriazione l’intenzione sarebbe di procedere alle esplorazioni per capire intorno a quale polo costruttivo si aggrega la basilica. Certamente non era un fatto isolato, anzi doveva rappresentare un punto di riferimento sostanziale nella strategia di Federico II. Vogliamo farci arrivare la gente e per questa ragione il sito non verrà abbandonato…” concludeva Voza con una promessa poi non mantenuta.

In realtà sulla sussistenza del vincolo regna ancora non poca confusione.
Secondo Massimo Ciccarello, sebbene l’obbligo di tutela dell’antica abbazia risalisse agli anni quaranta, il provvedimento della sovrintendenza non era stato riportato sui registri immobiliari e quindi la sua efficacia giuridica era rimasta praticamente nulla per difetto di trascrizione. Solo a seguito degli studi finanziati dalla regione siciliana si era scoperto l’errore e si sarebbe corso ai ripari: “il vincolo monumentale è stato rinotificato ai nuovi proprietari della fattoria e trascritto regolarmente sui registri immobiliari” scrive.

Ma è davvero così? La nostra richiesta alla Sovrintendenza in merito, e anche per sapere quali siano le intenzioni dell’Ente di tutela ora che la Basilica, che dovrebbe essere tra i beni sequestrati, rischia di essere lasciata ad ulteriore degrado, non ha avuto alcun riscontro forse proprio per la difficoltà di reperire tutte le informazioni necessarie o chissà per cos’altro.

Eppure è assolutamente necessario tornare a indagare sulle attuali condizioni della proprietà nonché interrogarsi subito su quali possano essere le conseguenze del sequestro sul bene senza le opportune garanzie di tutela, vigilanza e manutenzione.
Le conseguenze potrebbero essere disastrose ma per una volta la responsabilità certa.

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